L’Europa è colpita ancora: nuovo attentato a Londra

Lo scorso 15 settembre il popolo di Londra è stato nuovamente vittima del terrorismo

IL CASO
Erano le ore 08.20 a Londra quando, in quella che sembrava una mattina come le altre, nei pressi della stazione metro di Parsons Green, nella zona sud ovest di Londra, un’esplosione irrompe e rompe la routine quotidiana.
Panico. Urla. L’incubo del terrorismo è tornato.
L’arma incriminata è una bomba artigianale che era stata posizionata all’interno di un cesto bianco e poi avvolto in una busta del Lidl, la nota catena di supermercati tedesca. Il fatto è avvenuto in una stazione della metro sulla District Line, nella zona periferica della Città, nell’ora di punta. La bomba non è esplosa completamente e ha provocato 30 feriti.
Immediata la reazione dei vertici britannici: il primo ministro Theresa May ha innalzato il livello di allerta terroristico da grave a critico – il livello massimo – e ha aumentato il numero di militari di pattuglia nei luoghi sensibili.
Anche la polizia britannica si è mossa in fretta: già nella giornata di sabato veniva catturato un 18enne di origini siriane nella zona portuale di Dover, nel sud dell’Inghilterra. Altri arresti nei giorni successivi. Domenica 17, la polizia ha fermato un 21enne a Hounslow, nella parte ovest della capitale britannica. In manette è poi finito un 25enne immortalato dalle telecamere in un video di pochi secondi mentre trasportava furtivamente l’ordigno.  Successivamente, tra martedì 19 e mercoledì 20, sono stati arrestati dalla polizia britannica un 48enne e un 30enne durante un blitz condotto in un edificio della località di Newport. Ancora, nella notte del 21, un nuovo arresto, a finire in manette un giovane di 17 anni fermato a Thornton Heath.
Gli arresti sono avvenuti in base alla sezione 41 della legge inglese sul terrorismo, la quale, conferisce alle autorità il potere di arrestare una persona sospettata di aver compiuto atti legati al terrorismo senza la formale autorizzazione del mandato di arresto.
Attualmente sono 6 in totale i sospettati fermati. E il livello di allerta è stato ridotto a grave. 
L’attentato è stato rivendicato dall’ Isis durante la notte del 15 settembre stesso attraverso l’ormai nota agenzia di stampa Amaq News Agency.

I PRECEDENTI

Solo nel 2017 la Gran Bretagna ha subito quattro attacchi terroristici che hanno causato un totale di 14 vittime

Il primo è avvenuto il 22 marzo 2017, si è trattato di un attacco durato in totale 82 secondi: Khalid Masood era alla guida di un suv con il quale prima travolge alcuni passanti davanti al palazzo di Westminster e poi a piedi si dirige verso il parlamento britannico dove aggredisce con un coltello un poliziotto di guardia. L’autore è stato poi ucciso a colpi di pistola da due agenti in borghese. In quest’attentato hanno perso la vita cinque persone incluso il poliziotto. Il secondo attentato è avvenuto nella notte del 3 giugno 2017: tre persone alla guida di un furgone bianco hanno investito alcuni pedoni sul London Bridge, fermato e abbandonato poi il veicolo fuori dal pub Barrow Boy and Banker, in Borough High Street, i tre hanno assalito con arma da taglio i clienti dei locali della zona. Anche in quest’occasione la polizia, intervenuta otto minuti dopo la richiesta d’aiuto, ha ucciso i colpevoli. Otto le persone vittime dell’attacco.
E infine, l’attentato precedente l’ultimo del 15 settembre, è stato quello del 19 giugno. Darren Osborne, 44enne di Cardiff alla guida di un furgone, ha travolto un gruppo di fedeli musulmani che uscivano da una moschea dove si erano recati per le preghiere del Ramadan, a Finsbury Park nella zona nord di Londra. Il bilancio, in questo caso, è di un morto.

SCONFIGGERE IL TERROR(ISMO)E

Azione – reazione: gli inglesi hanno dimostrato di sapere come reagire nei casi di emergenza. Come storicamente dimostrato, il popolo londinese sotto attacco si compatta, reagisce con forza, non si piega e va avanti. Nonostante solo quest’anno Londra abbia subito quattro attacchi, le forze dell’ordine hanno sempre reagito con prontezza catturando i colpevoli.  Dopo l’ultimo attentato il sindaco della capitale inglese, Sadiq Khan, ha dichiarato in un tweet “Come Londra ha dimostrato più e più volte, non ci faremo intimidire dal terrorismo”. Questo è lo spirito che contraddistingue il popolo anglosassone, che già poche ore dopo l’attentato riprendeva il ritmo della vita quotidiana. 
Londra non si lascia catturare dal terrore, eppure, la minaccia resta: come sconfiggere il terrorismo? Il fatto che si siano succeduti così tanti attacchi prova le lacune del sistema di sicurezza, non solo inglese, ma anche europeo.  Intervenire rapidamente e stanare i colpevoli può essere un’ottima cura ma come fare per prevenire simili attacchi?
Si combatte una guerra difficile e dai volti mutevoli, c’è chi parla diScontro di civiltà e chi di rivalsa verso un occidente che negli anni si è comportato da padre e padrone sfruttando terre lontane che ora reclamano vendetta. Non è facile inquadrarlo: il fenomeno del terrorismo è mutato nel corso degli anni. Occorre studiarlo e analizzarlo da vicino per trovare degli strumenti efficaci in grado di contrastarlo. Questi ultimi attacchi presentano caratteristiche comuni utili a inquadrare questo – apparentemente – nuovo tipo di terrorismo.  
I protagonisti del terrore non sono più kamikaze, per lo meno non nel senso classico del termine, attaccano senza necessariamente essere disposti a rimetterci la propria vita, tendono invece a fuggire, a nascondersi, a provare a salvarsi. Dati rimasti invariati sono l’età e la provenienza: giovani nati in Europa e figli di immigrati. Di rottura con il passato sono, invece, gli strumenti utilizzati: armi semplici e facili da reperire come coltelli o furgoni. Si registra un calo nella costruzione delle bombe, si riducono, infatti, gli attentatori esperti mentre restano in gioco giovani inesperti in grado di assemblare al massimo bombe rudimentali.  Sembra affievolirsi la presenza di un’organizzazione forte che muova i fili degli uomini che agiscono sul campo, i quali, al contrario appaiono slegati da un progetto unitario e il tutto si traduce in azioni isolate difficili, appunto, da prevenire ma facili da curare. 

Please follow and like us:

Sara D'Aquanno

Appassionata di politica fin dai tempi del liceo, ho conseguito la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali all'età di 24 anni con votazione 110/110 con Lode presso l'Università degli Studi Roma Tre, presentando una tesi in ambito di tutela dei diritti fondamentali concernente il diritto alla privacy in Europa. Dopo la Laurea ho vissuto a Bruxelles dove ho conosciuto da vicino le Istituzioni europee sviluppando ulteriormente il mio interesse per la politica e per tutto ciò che riguarda l'Unione Europea.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *