Burkina Faso. L’attentato conferma il ritorno di Al-Qaeda in Africa occidentale

Con il recente attacco terroristico in Burkina Faso, Al-Qaeda conferma il suo interesse strategico per la regione del Sahel

Lo scorso 13 agosto si è registrata per mano di Al-Qaeda una vera e propria strage che ha visto come obiettivo il caffè-ristorante “Aziz Istanbul”, situato nella strada principale di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. L’attentato ha provocato 18 morti e 22 feriti e costituisce il più recente di una serie di azioni terroristiche compiute negli ultimi due anni in Burkina Faso.
La strage ricorda in modo particolare l’attentato di Bamako, avvenuto il 20 novembre 2015 presso l’albergo Radisson Blu di Bamako (Mali) con presa di ostaggi e ben 21 vittime, e il più sanguinoso attacco sferrato nel gennaio 2016 contro l’hotel Splendid di Ouagadougou, situato nei pressi del caffè-ristorante “Aziz Instanbul” e durante il quale furono uccise trenta persone, tra cui nove stranieri. Entrambi gli attacchi furono rivendicati dal gruppo Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi). Nello specifico, si ritiene che dietro le due stragi vi sia la mano di Mokhtar Belmokhtar, jihadista algerino attualmente a capo del gruppo Al-Morabitun, gruppo affiliato ad Aqmi e che fin dagli anni Novanta è insediato nel nord del Mali dove intesse alleanze e traffici illegali con potenti locali.
L’ennesima strage di stampo terroristico in Burkina Faso conferma l’importanza strategica dell’ex colonia francese che, insieme a Mali, Ciad, Mauritania e Niger, è parte integrante della task-force congiunta del cosiddetto gruppo G5-Sahel per la lotta alla minaccia terroristica di matrice islamista nell’intera regione saheliana. Principale “mandante” di tale missione è la Francia, che immediatamente dopo l’ultimo attacco ha ribadito la sua volontà di accelerare il dispiegamento della forza multilaterale del G5-Sahel per stabilizzare la regione.
Per lo Stato francese il Sahel rappresenta ancora oggi una regione di grande interesse economico e geo-strategico. In questo contesto, si è consolidata nel tempo la centralità del Burkina Faso, Paese che contribuisce in termini di truppe più di qualsiasi altra nazione dell’Africa occidentale alla missione di peacekeeping delle Nazioni Unite in Mali.

Il nuovo modus operandi di Al-Qaeda

I recenti attacchi terroristici che hanno interessato la regione del Sahel hanno riportato l’attenzione sulla recrudescenza del jihadismo di stampo saheliano, un jihadismo che senza dubbio trae spunto dalle operazioni terroristiche dell’originario movimento islamista sunnita nato nel 1988 e fautore di ideali riconducibili al fondamentalismo islamico paramilitare, ma che nel tempo ha sviluppato un proprio modus operandi e diverse strategie comunicative che richiamano il sedicente Stato islamico. Tale cambio di strategia deriva proprio dalla concorrenza nella regione del Sahel tra Al-Qaeda e gli esponenti del Califfato islamico. Negli ultimi anni, lo Stato islamico sembra infatti aver guadagnato terreno in alcuni Paesi nordafricani, come Algeria e Tunisia, e essere riuscito a confermare la propria supremazia in altri Stati della regione, come la Libia.

Embed from Getty Images

Il nuovo modus operandi di Al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) si caratterizza per uno stampo sempre più anti-occidentale e anti-imperialista, con la Francia, rappresentazione dell’Occidente “infedele e crociato”, da considerarsi come principale nemico. Ciò spiega perché la maggior parte degli attacchi terroristici avvenuti di recente nella regione del Sahel hanno come principale obiettivo hotel, ristoranti e altre attrazioni turistiche.
Per organizzare questo genere di attacchi, Al-Qaeda si serve del supporto logistico e strategico di militanti infiltrati che conoscano al meglio i luoghi da colpire. Un esempio è rappresentato proprio dalle cellule dormienti di Aqmi che, secondo le indagini condotte in Mali e in Burkina Faso, si nasconderebbero nelle periferie delle principali città della regione. Attraverso stragi di questo tipo, l’organizzazione Al-Qaeda intende moltiplicare i fronti contro la Francia e dimostrare allo stesso tempo di poter colpire gli interessi occidentali anche lontano dall’Europa.
Se il modus operandi di Al-Qaeda assomiglia sempre di più a quello utilizzato dagli estremisti dello Stato islamico, anche lo stile comunicativo riprende le strategie utilizzate da Daesh. L’ufficio stampa di Aqmi, noto come “Al Andalus Media”, ha spesso rivendicato le proprie azioni terroristiche attraverso strategie comunicative che riprendono alcuni particolari dei video realizzati dallo Stato islamico, come l’uso dell’arabo standard, di recente sostituitosi alle lingue locali saheliane, e l’impiego di canti religiosi tipici della strategia propagandistica del Califfato.
La concorrenza con lo Stato islamico nella regione e le presunte affiliazioni di quest’ultimo con gli estremisti di Boko Haram, diventato “Stato islamico in Africa occidentale” nel 2015, hanno dunque portato gli esponenti di Al-Qaeda nel Magreb islamico a riscoprire la propria vocazione nella regione del Sahel. Se da un lato la lotta di Al-Qaeda resta prettamente locale, dall’altro l’organizzazione tende a giustificare le relazioni e i conflitti etnici locali attraverso l’uso di uno stile retorico ed ideologico sempre più internazionale, facendo leva in particolar modo sui sentimenti anti-occidentali e anti-imperali in crescita soprattutto fra i più giovani.

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *