L’altra guerra fredda: India-Pakistan

La corsa agli armamenti nucleari tra India e Pakistan dal 1947 ai giorni nostri

Quando si parla di potenze nucleari vengono subito in mente i due grandi giganti del secolo scorso; gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, che con i loro arsenali bellici hanno rischiato per ben due volte di portare la razza umana verso l’estinzione.
Non tutti sanno però che anche India e Pakistan posseggono armi nucleari, e che i due paesi sono da tempo impegnati in una vera e propria corsa agli armamenti,  che è continuata anche dopo la fine della guerra fredda e che dura anche ai giorni nostri. Viene naturale chiedersi come mai due nazioni relativamente povere, con grossi problemi a livello economico e sociale, abbiano deciso per più di quarant’anni di spendere ingenti somme di denaro in testate nucleari e vettori balistici.

Questa “guerra fredda” asiatica, come è stata definita da alcuni, ha radici nella tensione creatasi fra India e Pakistan dopo la divisione della Colonia inglese dell’India nel 1947, da cui sono nate la Repubblica dell’India e la Repubblica Islamica del Pakistan. Lo scontro diplomatico si accese immediatamente in quegli anni per il controllo del Kashmir e dell’Hyderabad, regioni di confine abitate a maggioranza musulmana che erano guardate con interesse da entrambi i paesi. India e Pakistan combatterono ben tre volte per il controllo dell’area: prima nel 1947, poi nel 1965 e infine nel 1971. Scontri a bassa intensità fra le guardie di confine dei due paesi sono durati fino al 2013. Si stima che dal 1947 a oggi più di 300.000 persone siano morte nel corso dei vari conflitti che hanno interessato l’area.

Mappa delle aree contese fra India, Pakistan e Cina

Il Programma nucleare Indiano iniziò nel 1962 dopo la sconfitta militare che il paese subì nello stesso anno contro la Cina di Mao Zedong. La guerra era scoppiata perché la Cina rigettava i confini con l’India che la divisione del 1947 aveva sancito. Il conflitto durò circa un mese ma fu molto sanguinoso, causando più di 2000 morti.  Alla fine del conflitto, i vertici militari e politici Indiani si resero conto di non essere in grado di competere col vicino comunista, con cui l’India condivideva quasi 3400 kilometri di confine, e che già dal 1955 aveva iniziato il suo programma nucleare. Quando nel 1964 la Cina effettuò il suo primo test nucleare (nome in codice “596”), gli Indiani accelerarono ulteriormente il proprio programma, e con l’aiuto dei Sovietici – che nel frattempo si erano allontanati dalla Cina, dopo la storica spaccatura – riuscirono ad effettuare il loro primo test nel 1974 (nome in codice “Smiling Buddha”).
Nel contesto di rivalità fra Cina e India, il Pakistan, storico alleato della Cina, iniziò il suo programma nucleare, e nel 1998, a guerra fredda finita, il Pakistan riuscì ad effettuare il suo primo test nucleare (nome in codice “Chagai 1”).  L’ingegner Abdul Qadeer Khan, considerato il padre della bomba pakistana, fu l’individuo che giocò un ruolo chiave nella creazione della “prima bomba atomica islamica” e dopo il successo del 1998 diventò una vera e propria personalità del mondo arabo. Si ipotizza che agli inizi del 2000, l’ingegner Khan abbia iniziato a lavorare con l’Arabia Saudita.

La corsa agli armamenti fra India e Pakistan pone grosse problematiche alla sicurezza globale e regionale; si ipotizza che una guerra nucleare fra i due stati possa risultare in più di 60 milioni di morti. In Pakistan, paese dove l’estremismo islamico è forte anche a livello politico, il rischio che le armi atomiche possano finire in mani sbagliate non è da sottovalutare. India e Pakistan non aderiscono al TNP, il trattato di non proliferazione della armi atomiche che vincola più di 190 paesi del mondo a non produrre e a non utilizzare armi atomiche. L’India, insieme alla Cina, ha adottato la “No first use policy”, con cui si impegna a non utilizzare per prima l’arma nucleare in caso di conflitto.
Dal 2013 l’India ha smesso di essere una potenza atomica regionale e ha iniziato ad essere una potenza atomica globale, dopo aver testato con successo il vettore balistico “Agni V”, in grado di trasportare 110 testate nucleari per 6000 kilometri. L’India sta sviluppando inoltre una tipologia di missile balistico sottomarino (lanciato da sommergibile), chiamato “K4”. Il Pakistan ha risposto, testando lo scorso 9 Gennaio il primo Missile da crociera lanciato da sottomarino, con un raggio di 450 chilometri. L’Ufficio stampa dell’esercito pakistano ha definito il test come “la manifestazione di una strategia di risposta misurata per strategie nucleari e atteggiamenti che sono adottati da vicini del Pakistan”.
I due Governi, dopo più di mezzo secolo dall’inizio delle tensioni, sembrano ancora non voler escludere la possibilità di un conflitto nucleare.

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Lorenzo Pedullà

Ho 21 anni, vivo a Parma, e sono uno studente di Scienze Politiche, Sociali e Internazionali all'Università di Bologna con la passione per il giornalismo e la politica. Ho già pubblicato articoli per alcune riviste e blog online. Scrivere mi permette di condividere le mie idee e le mie passioni.

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