La riscossa di Oriol Junqueras: denuncia l’incarcerazione per “ideologia” e delega il voto

Il deposto Vicepresidente della ‘Generalitat de Catalunya’ fa ricorso alla Corte Costituzionale spagnola e chiede la delega del suo voto in Parlamento

Il Presidente del Partito indipendentista ERC (Esquerra Republicana de Catalunya, Sinistra repubblicana di Catalogna), Oriol Junqueras, cerca la propria rivincita mentre continua la sua permanenza in carcere, dopo la dichiarazione unilaterale d’indipendenza catalana dello scorso 27 ottobre.
Sono ormai passati 4 mesi dall’ordine d’arresto del tribunale nazionale spagnolo per le accuse di ribellione e sedizione, nonché di presunta responsabilità nella dichiarazione di ‘independencia’ ed uso improprio dei fondi pubblici nel referendum dell’ottobre 2017, giudicato illegale dalla Corte costituzionale spagnola. Ed è proprio a quest’ultima che, insieme ai suoi legali, Junqueras ha presentato ricorso sostenendo che la sua detenzione viola i diritti umani fondamentali come quello della libertà di manifestazione del pensiero, ribadendo di essere estraneo ai reati di ribellione, sedizione e appropriazione indebita di fondi pubblici.

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In altre parole, il politico indipendentista catalano dichiara indirettamente che la sua prigionia è stata soprattutto frutto di una decisione politica del governo centrale di Madrid, piuttosto che di una violazione dell’art. 2 della Costituzione spagnola volto allo sgretolamento de facto dell’unità nazionale, seppur messo in atto in modo pacifico.
Da sottolineare che se il ricorso alla Corte costituzionale non dovesse andare a buon fine, secondo la stampa spagnola, Junqueras sarebbe già pronto a presentare una denuncia contro la Stato spagnolo innanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) di Strasburgo.
Nel frattempo, riprendendo fonti repubblicane (Europa Press ndr.), Junqueras ha in questi giorni depositato in Parlamento una sollecitazione per delegare il proprio voto ad un collega del suo gruppo parlamentare per tutte le prossime sessioni della Camera, fino alla fine del mese di luglio. Richiesta che, stando all’ERC, verrebbe ritirata nel caso in cui il loro leader ottenesse la libertà provvisoria. Quest’ultima, da quando è stato imprigionato lo scorso 2 novembre, è stata invocata a più riprese ma senza successo.

Senza dubbio le misure adottate nei confronti dei leader indipendentisti catalani ma più in generale dello stesso indipendentismo catalano, sono state da parte del governo nazionale di Rajoy alquanto stridenti, soprattutto se viste nella cornice UE della Pax Europaea; se non perfino contradditorie, dal momento che il referendum svoltosi il 1º ottobre 2017 è stato dichiarato più volte privo di valore legale, grazie alle sentenze del Tribunale costituzionale che tutela l’unità indissolubile dello Stato.


D’altro canto, la Catalogna beneficia già da anni di un buon livello di autonomia, ma ciò non toglie che una fetta sempre più consistente di catalani ambisca ad un vero e proprio Stato repubblicano tout court. La verità è che non si sta parlando solo di una questione di catalanismo, bensì di una diversa gestione dei soldi pubblici da parte del governo spagnolo che – se prendiamo l’indice di Transparency International del 2017 – si attesta al 42° posto al mondo per corruzione (dietro a paesi come il Bhutan 26°, il Botswana 34° e Cipro 42°, anche se rimane comunque davanti all’Italia 54°, sic!), al netto di qualsivoglia principio di solidarietà tra le Comunità autonome.
Allo stesso tempo, la dura repressione voluta da Rajoy con tanto di uso legittimo della forza per sedare una rivoluzione illegittima, che si è rivelata completamente pacifica, è stata con grande difficoltà accolta dall’opinione pubblica europea.

In breve, se la gestione dell’ordine pubblico da parte del governo spagnolo ha lasciato a desiderare, pare che la gestione della detenzione dei personaggi politici coinvolti non sia da meno. Una cosa è certa, i nodi della questione catalana non sembrano sciolti e gli strascichi si protrarranno sia a livello di comunità autonoma locale fino ad arrivare a quella europea.

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Elia Ricciotti

Riminese di nascita, figlio unico di un romagnolo e di un’abruzzese, dopo un Diploma da Ragioniere e Perito Commerciale approfondisco l’interesse per le discipline storico-politologiche di carattere nazionale e internazionale, che mi portano ad ottenere una laurea triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna. Proseguendo con un Diploma in Affari Europei all’ISPI, conseguo una laurea magistrale in Scienze Internazionali presso l’Università di Siena, con una tesi redatta all’Università di Bath (UK) tramite borsa “Erasmus Plus”. Successivamente, ricevo un Master in Marketing e Comunicazione grazie al quale mi immergo nel mondo lavorativo del commercio, della comunicazione e del digital marketing.

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