La questione greco-macedone: l’impossibilità di un futuro europeo per la Macedonia

La disputa tra Grecia e Macedonia, che va avanti da oltre 25 anni, si è riaccesa da oltre due mesi con proteste da entrambe le parti

Gennaio e febbraio sono stati mesi di proteste in Grecia. Il 21 gennaio scorso a Salonicco si è tenuta un’imponente manifestazione antimacedone che ha visto decine di migliaia di greci protestare contro i negoziati sulla vecchia questione del nome dello stato confinante. Il 4 febbraio, ad Atene, altre migliaia di manifestanti sono scese in piazza.
Il nodo della questione è legato all’utilizzo del nome “Macedonia” da parte dell’ex paese jugoslavo, e affonda le sue radici nell’inizio degli anni ’90. Fin dal 1991, la Grecia rivendica il diritto all’uso esclusivo del termine “Macedonia” – regione storica nel nord del paese – e accusa la Repubblica di Macedonia di essersi appropriata di un nome e di un’identità storica che non le appartengono.
La questione identitaria posta dalla Grecia, benché a prima vista possa sembrare una banale querelle più di stampo ideologico-cultare che non politico, ha in realtà determinato in maniera radicale i rapporti tra i due paesi negli ultimi venticinque anni. La Grecia, infatti, sentendosi minacciata da una possibile rivendicazione territoriale da parte macedone, ha da sempre adottato drastiche contromisure nei confronti della Macedonia portando avanti, in primo luogo, un’aspra battaglia contro l’ingresso dell’ex paese jugoslavo nelle istituzioni euro-atlantiche.

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Negli anni 2000, nonostante l’ostilità della Grecia, la Macedonia ha compiuto dei passi da gigante all’interno del panorama dell’integrazione europea. Nel dicembre 2011 la Corte internazionale di giustizia dell’Aja ha sentenziato in suo favore, redarguendo la Grecia per non aver rispettato gli accordi diplomatici presi nel 1995 e per avere ostacolato il processo di adesione della Macedonia sia alla NATO che ad altre organizzazioni internazionali. Tuttavia, fino all’anno scorso, l’ingresso della Macedonia sia nell’UE che nella NATO sembrava ancora lontano.
Dal giugno 2017, però, ha cominciato a soffiare un vento nuovo in Macedonia e la questione greco-macedone è tornata a far parlare di sé. Dopo dieci anni di governo dell’ultranazionalista Nikola Gruevski, a giugno è stato eletto primo ministro il socialdemocratico Zoran Zaev, il quale si è mostrato disposto a una politica di distensione nei rapporti fra Grecia e Macedonia – atteggiamento apprezzato e condiviso anche dal primo ministro greco Alexis Tsipras. Attualmente l’obiettivo numero uno del nuovo governo di Skopje è, senza dubbio, quello dell’integrazione.
Forte è anche l’interesse da parte dei vertici NATO di accogliere la Macedonia in qualità di 30°stato membro, come ribadito dal Segretario Generale dell’Organizzazione, Jens Stoltenberg, durante un discorso tenuto al Parlamento di Skopje lo scorso 18 gennaio.

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Nonostante ciò, il cammino dell’Europa va avanti e la Macedonia rimane indietro. Questo è quanto emerge dalle proteste greche di gennaio e febbraio. Proteste che continuano a bloccare il processo di adesione di un paese che è inevitabilmente proiettato verso un futuro europeo. Ci sarà da vedere per quanto tempo i negoziati, iniziati sotto l’egida dell’ONU a febbraio e condotti dall’inviato Matthew Nimetz, andranno avanti e fino a quando i governi di Atene e Skopje manterranno la discussione su un piano civile e pacifico. Se quindi, da una parte, la speranza macedone di un futuro europeo è dura a morire, dall’altra, sembra altamente improbabile che il governo di Tsipras – soprattutto ora che si trova in svantaggio rispetto al partito di centrodestra Nea Demokratia –  possa optare per una scelta impopolare come scendere a compromessi sull’annosa questione macedone.
In un panorama così intricato, tuttavia, una sola cosa è certa: una volta innescato il processo d’integrazione, è impossibile arrestarlo. Resta solo da vedere come portarlo a compimento.

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Giulia Gricia

Nata e cresciuta a Roma, sono giunta ormai al termine dei miei studi in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Iscrivermi alla facoltà di Scienze politiche è stata la cosa più sensata che io abbia mai fatto, e ha radicalmente cambiato il mio modo di vedere il mondo. Sono mortalmente curiosa, accanita ma incostante lettrice, bulimica per il cinema. Adoro viaggiare ma, soprattutto, scoprire le delizie culinarie dei paesi che visito. Ho un'unica grande ambizione: studiare il mondo che mi circonda e cercare di capirlo fino in fondo. LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/giulia-gricia-b81bb794/

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