La finta memoria dell’Occidente

Populismi e nazionalismi stanno minando la stabilità ed i principi che fondarono l’UE, e l’opinione pubblica europea li lascia fare…

È ormai un amaro dato di fatto: il progetto europeo ha fallito ed i periodi di tranquillità per i paesi dell’Unione Europea sono lontani. Osservando il panorama politico europeo, in effetti, appare evidente che nel corso degli anni il sentimento euroscettico si sia diffuso a macchia d’olio nell’Unione Europea – si veda Alternative für Deutschland in Germania, il Front National in Francia, per non parlare dell’Europa orientale che, sebbene sia l’area che ha maggiormente beneficiato dell’assetto politico ed economico europeo, dimostra un’insofferenza per le istituzioni e le politiche dell’Unione senza precedenti. Sebbene ad ora solo la Gran Bretagna abbia intrapreso l’iter previsto dal Trattato di Lisbona per recedere dall’UE, molti sono gli stati che ne vorrebbero seguire l’esempio. Assieme all’ingerenza economica dell’ordinamento transnazionale, la questione dei flussi migratori, percepita come una vera e propria invasione, sembra essere tra le principali ragioni di un generale allontanamento dei governi europei dai principi che avevano originariamente fondato l’Unione.

Allo stesso tempo, noi europei siamo ancora impegnati nel dimostrare consapevolezza e sdegno per le tragedie umane che si sono susseguite nel corso del Novecento, celebrando le giornate istituite in memoria dei tristi eventi che hanno segnato il recente passato. Purtroppo però, quando si tratta di mettere in pratica gli insegnamenti della storia non siamo altrettanto scrupolosi. Infatti, osservando le tendenze diffuse tra l’opinione pubblica, si colgono un certo livello di ipocrisia ed ignavia, ormai comuni nel contesto europeo, che hanno determinato la rinascita e l’ascesa di movimenti e partiti che fanno in parte proprie le ideologie che hanno irrimediabilmente ferito l’umanità nel corso del Novecento. Si è appunto tornati a parlare di razze come fattore discriminante all’interno della società nazionale, superando, in fin dei conti, costituzioni e leggi, nonché i principi del diritto internazionale che sembra essere incapace di rispondere adeguatamente alle violazioni di norme fondamentali per il benessere della società internazionale. Al di fuori dei confini nazionali, invece, pare che gli eventi, anche i più catastrofici, non riguardino la società civile occidentale, troppo presa dall’iper-individualismo che caratterizza i nostri tempi. Sebbene la Siria, come lo Yemen o il Myanmar, stia vivendo da anni una vera e propria tragedia umanitaria, pare che i siriani – come pure gli altri – abbiano, in un certo senso, meno diritto rispetto a noi di vivere in pace e serenità, seguendo le logiche razziste che garantiscono un notevole afflusso di voti ai politici che le sostengono.

Può mai essere definito civile un mondo in cui, nel 2018, bisogna ritenersi fortunati ad essere nati nel posto “giusto” dai genitori “giusti”? Quale valore ha la Giornata della Memoria se poi, nel resto dell’anno, abbassiamo lo sguardo per non vedere le tragedie che tuttora affliggono l’umanità? Quale senso ha struggersi per le tragedie del passato, se si assiste impassibili ai bombardamenti e alle persecuzioni attuali? Il punto è che non abbiamo imparato nulla dalla storia, che persecuzioni e guerre non sono servite per prevenire il ripetersi di simili catastrofi.

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.ilcosmopolitico.it/home/wp-content/plugins/ultimate-social-media-icons/libs/controllers/sfsi_frontpopUp.php on line 63