La Catalogna mette realmente in pericolo l’unità della Spagna?

La crescente tensione e le repressioni del governo centrale mettono in evidenza quanto siano distanti le parti e quanto la situazione possa rischiare di degenerare in violenza

Meno di quindici giorni al 1 ottobre, giorno in cui si dovrebbe tenere il referendum per l’indipendenza della Catalogna. Un referendum tanto voluto dagli indipendentisti catalani, quanto contestato dagli unionisti e negato dal governo centrale spagnolo, che sta facendo di tutto per impedire quella che è considerato un vero e propri atto ostile nei confronti dell’unità democratica della Spagna. Intanto, cresce sempre più la tensione tra il governo centrale e la Generalitat catalana, arrivati ai ferri corti con l’ormai dichiarazione di illegalità da parte della Consulta e il formale divieto del referendum.

Repressione centrale

Di fronte alle proteste e a forme di disobbedienza da parte delle stesse istituzioni catalane, il governo spagnolo non ha escluso misure eccezionali per impedire che il referendum dell’indipendenza del primo ottobre possa tenersi. Ultima delle misure, la più clamorosa, è stata la limitazione da parte del governo spagnolo dei poteri di Barcellona in merito di controllo della sua spesa pubblica. Infatti, il governo di Madrid ha deciso di subentrare direttamente nel pagamento degli stipendi dei servizi pubblici della Catalogna, dando un ultimatum finanziario alla Generalitat di 48 ore, con la minaccia di perdere l’autonomia finanziaria se Barcellona non dovesse riprendere l’invio del resoconto settimanale delle spese da parte di Barcellona.  L’obiettivo della misura del Governo è quello di evitare, tra le altre cose, che denaro pubblico possa essere indirizzato a finanziare il referendum sull’indipendenza. In pratica, questa misura costituisce un vero e proprio esautoramento sul piano finanziario da parte di Madrid sul controllo dei pagamenti della regione a dipendenti, servizi pubblici e fornitori. Questa misura ha scatenato la rabbia delle autorità catalane, che attraverso le parole del presidente della Generalitat Carles Puigdemont e della sindaca di Barcellona Ada Colau hanno definito quella di Madrid come una repressione senza precedenti. Tra i sostenitori dell’indipendenza cresce la protesta e aumentano gli interventi della polizia volte a impedire lo svolgimento di riunioni per il referendum, non ultimo il divieto del comizio della leader della sinistra indipendentista Anna Gabriel a Vitoria. Questo intervento della polizia ha scatenato le proteste della leader che avvertito del pericolo che si sta correndo in Catalogna in cui “Il diritto di riunione e la libertà di espressione sono minacciati”. Decine di persone hanno comunque manifestato a Sant Feliu de Llobregat, vicino a Barcellona, contro il governo centrale, dopo un raid della polizia in cerca di schede elettorali per il referendum.

La Catalogna va avanti

Ma nonostante la repressione crescente, le denunce, le intimidazioni e le minacce di arresto, la Catalogna sembra decisa nell’andare avanti, in aperta disobbedienza allo Stato spagnolo. “Qualcuno crede che il primo ottobre non voteremo? Che tipo di gente credono che siamo noi catalani! In Catalogna siamo per la democrazia!” ha tuonato il Presidente. Parole molto dure e che lasciano tanti interrogativi e timori perché la pressione della Spagna non accenna a diminuire.

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Le reazioni di Madrid

Il primo ottobre è vicino, nonostante i divieti la corsa verso il referendum non rallenta, ma anzi, come sembra crescere la spirale di tensione tra le parti. Il prossimo passo del governo madrileno potrebbe essere l’indurimento delle misure repressive con il ricorso agli arresti e alla sospensione dell’autonomia catalana e del Presidente della Generalitat Puigdemont, e l’attivazione della procedura dell’art.155 della Costituzione. Per ora le richieste di indipendenza catalana sono state pacifiche, ma le posizioni si stanno estremizzando.

Rischio violenza, rischio europeo

Nella storia spagnola non sono lontani i tristi ricordi delle violenze basche e sebbene il movimento indipendentista catalano ha caratteristiche diverse da quello basco, la situazione rischia realmente di degenerare. Prima che si rischi l’inevitabile, è ora che le parti decidano di sedersi al tavolo delle trattative per ricucire i numerosi strappi e ripensare a una Spagna fatta di diversità, che possa valorizzare le autonomie regionali, ma capace di restare unita nei valori comuni che hanno storicamente unito il Paese. In un momento in cui l’Europa è minacciata da pericoli costanti di frammentazione, far vincere i localismi rischierebbe di creare un effetto domino che dopo la Brexit rappresenterebbe un rischio troppo grande per l’unità europea.

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