Joint Way Forward: l’UE rimpatria i cittadini dell’Afghanistan

L’Afghanistan si impegna con l’UE a rimpatriare fino a 80.000 suoi cittadini in cambio di aiuti allo sviluppo

Lo scorso ottobre, l’Unione europea e l’Afghanistan hanno sottoscritto l’accordo di cooperazione “Joint Way Forward”, siglato nel contesto di una conferenza di donatori svoltasi a Bruxelles tra il 4 e 5 ottobre 2016 e che ha visto la partecipazione di 75 Paesi e 16 organizzazioni internazionali, riuniti allo scopo di trovare nuove soluzioni di finanziamento per porre fine alle violenze e introdurre un processo politico verso una pace e una riconciliazione durature in Afghanistan. L’accordo di cooperazione tra Unione europea e Afghanistan obbliga quest’ultimo a collaborare al rimpatrio di 80.000 afghani la cui richiesta di asilo in Europa non ha avuto esito positivo, compresi i minori non accompagnati. Tutto ciò in cambio di aiuti allo sviluppo.

L’accordo con l’Afghanistan rientra nella nuova strategia dell’Unione europea di esternalizzazione della gestione dei flussi migratori. Tale approccio è stato lanciato attraverso il “Quadro di partenariato”, proposto dalla Commissione europea e approvato dal Consiglio europeo a giugno 2016 nell’ambito dell’Agenda europea sulla migrazione. L’obiettivo dichiarato di tale “Quadro di partenariato” è quello di realizzare un impegno coerente e su misura, con cui l’Unione europea e gli Stati Membri agiscano in maniera coordinata al fine di raggiungere accordi di partenariato globali (definiti “compacts”) con i paesi terzi, per una gestione efficiente dei flussi migratori nel pieno rispetto degli obblighi europei sui diritti umani e umanitari.

Il “Joint Way Forward” è stato più volte definito come una dichiarazione di impegni puramente informale e non avente carattere giuridicamente vincolante per le parti interessate. In realtà, si tratta di un vero e proprio accordo di riammissione secondo il quale i migranti afghani che non rientrano nelle condizioni di eleggibilità previste per l’ottenimento dello status di rifugiato debbano essere rimandati a casa attraverso procedure accelerate e rimpatri collettivi. Con queste nuove misure di esternalizzazione, giustificate dall’emergenza di porre fine alla crisi migratoria iniziata lo scorso 2015, l’Unione intende accelerare le procedure di rimpatrio e rafforzare i controlli alle frontiere esterne anche con paesi che violano regolarmente i diritti umani, esponendo di conseguenza i migranti a persecuzioni e trattamenti inumani e degradanti nei Paesi d’origine o di provenienza.

Gli afghani costituiscono oggi il secondo gruppo più numeroso di richiedenti asilo in Europa, dopo i siriani e prima degli iracheni. Nel 2015, circa 196.000 cittadini afghani hanno presentato domanda di asilo in uno degli Stati Membri dell’Unione, un numero che corrisponde a poco più del 3% dei circa 6 milioni totali di afghani rifugiati al di fuori del Paese. La maggior parte di queste richieste di asilo verrà respinta sulla base degli impegni che l’Afghanistan ha preso con l’Unione europea.

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Cosa succede in Afghanistan?

La situazione dell’Afghanistan non è affatto migliorata negli ultimi anni. Le rivalità interne si sono intensificate di recente e il conflitto ha lasciato più di 1.2 milioni di persone senza una casa e ha costretto circa 3 milioni di rifugiati a dirigersi verso Iran e Pakistan in cerca di protezione. Inoltre, le vittime tra le forze di sicurezza afghane sono raddoppiate nel 2014 rispetto al 2013 e nel 2015 sono cresciute del 60% rispetto al 2014.

Nel 2016, i Talebani sono arrivati a controllare più territorio che in ogni momento dal 2001. Proprio alla vigilia dell’apertura dei lavori della Conferenza di Bruxelles, i Talebani hanno sferrato un nuovo attacco per riprendere la città di Kunduz, nel nord del Paese, città presa e poi persa dai guerriglieri afghani nell’ottobre 2015 e da allora sotto assedio. La situazione appare ancora più critica nel sud del Paese, dove i Talebani sono riusciti ad impossessarsi della provincia dell’Helmand, con gravi conseguenze per le minoranza Hazara, al confine tra Afghanistan e Pakistan, sottoposta a continue violazioni e persecuzioni di carattere etnico.

Inoltre, il Paese sta già accogliendo un gran numero di rimpatriati dai Paesi limitrofi, in primis Iran e Pakistan. Nel 2015, più di 190.000 rifugiati afghani documentati sono tornati dai paesi vicini, molti dei quali sono stati deportati forzatamente.

Difficile comprendere come un Paese che da più di trent’anni vive condizioni economiche e di sicurezza precarie, tali da spingere milioni di persone ad andarsene, possa riuscire ad assorbire 80.000 persone di ritorno. Ancor più difficile comprendere come e fino a che punto l’Unione europea, con queste sue politiche di espulsione e deterrenza, sia disposta ad esporre degli esseri umani a vere e proprie violazioni dei diritti umani fondamentali.

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