Jeb Bush in corsa per la Casa Bianca nel 2016

Jeb Bush
Jeb Bush

 

Jeb attacca Obama in politica estera.

Jeb sgomita tra i repubblicani.

L’ombra della moglie Columba sulla candidatura.

Jeb Bush, figlio del 41esimo presidente degli Stati Uniti, George Herbert Walker Bush, e fratello minore del 43esimo, George W. Bush, dopo il tweet lanciato in rete nel mese di dicembre scorso, in cui annunciava la sua intenzione a lavorare per una possibile candidatura alla Casa Bianca per le elezioni presidenziali del 2016, posizione repubblicana rafforzata ulteriormente dalla recente rinuncia di Mitt Romney di candidarsi per la terza volta alla presidenza degli Stati Uniti, sferra un attacco a Barack Obama sui temi internazionali.

L’ex governatore della Florida (1999-2007) che potrebbe correre contro Hillary Clinton, moglie di Bill che sconfisse nel 1992 George H.W., padre di Jeb, allora presidente uscente, in vista della vera sfida, quella delle primarie, all’interno del Gop, si lancia a testa bassa contro Obama e cerca di colpirlo nel suo tallone d’Achille: la politica estera. “Gli Stati Uniti devono riconquistare la leadership, ormai persa, nel mondo. Obama – secondo Jeb Bush è indeciso e incoerente. Lo stesso Obama aveva annunciato un maggiore impegno in politica estera e ora lascia un’America meno influente”. È quanto emerge da un suo primo approccio su temi internazionali. L’obiettivo di Jeb è far riguadagnare all’America la leadership nel mondo, dal momento che ha perso il sostegno degli amici, e non fa più paura ai suoi nemici. L’allusione è chiaramente rivolta al vecchio nemico che è la Russia coinvolta direttamente e indirettamente nel conflitto in Ucraina, e contro la quale si è riaccesa la miccia di una nuova “Guerra Fredda”, e al nuovo nemico rappresentato dall’Isis. Senza poi sorvolare la potenza incontrastata, in particolare economica, della Cina che avanza a ritmi serrati, e l’avanzata dei paesi Brics che si stanno proiettando sulla scena mondiale.

L’assistente di Jeb ha pubblicato una lista di 21 diplomatici ed esperti di strategie militari, 19 dei quali avevano lavorato nelle amministrazioni di suo padre e di suo fratello, pronti a consigliare Jeb come attivarsi sullo scacchiere mondiale. Si parla, tra gli altri, di James Baker, di Paul Wolfowitz, Tom Ridge, Stephen Hadley .

La corsa per Jeb Bush per la Casa Bianca è iniziata, anche se la sfida si preannuncia durissima. Molti esponenti del suo partito lo accusano di essere troppo vicino ai democratici, specie sul tema immigrazione, mentre l’ala destra dei Tea Party gli ha dichiarato guerra.

Sorge spontanea la domanda: Jeb Bush ha qualche chance di vincere le primarie ed essere lui il candidato repubblicano? Difficile fare previsioni. Il delfino di casa Bush ha dalla sua parte, cosa di non poco conto, diversi elementi: l’establishment del partito, un’esperienza amministrativa importante maturata con l’incarico di governatore della Florida che gli ha fatto maturare un appeal con l’elettorato latino, ottimi rapporti con il mondo finanziario e industriale, importante in un momento in cui gli Stati Uniti stanno riprendendo quota sul piano economico, e soprattutto un profilo moderato che gli consente di plasmarsi a seconda dei temi verso destra o verso il centro potendo così far affidamento su un bacino elettorale ampio nella quale ricadono anche molti voti dei democratici.

Dire quale effetto avrà il suo cognome tra un anno, nessuno lo può dire. Ricorda due epoche, ricorda due guerre pasticciate che son costate decime di migliaia di vite e miliardi di dollari che tanti americani vorrebbero lasciarsi alle spalle. Altri americani invece, legati in qualche modo alle multinazionali che producono armi, o messi di fronte alla minaccia del terrorismo internazionale, inneggiano quasi al cognome Bush. Fra un anno si potrà misurare la percezione avvertita dagli americani al marchio Bush.

D’altronde senza i loro cognomi, Hillary e Jeb non sarebbero front-runner. Pesa in entrambi positivamente la rete di donatori riconoscenti per appuntamenti o favori elargiti dalla rispettive famiglie.

C’è da considerare poi la presenza di altri candidati repubblicani che possono avere chance concrete, come Ted Cruz, Rick Perry che gravitano nell’area dei conservatori radicali e religiosi. Anche se il rivale che Jeb Bush deve maggiormente temere è Rand Paul, giovane senatore del Kentucky, anche lui figlio d’arte, che sembra essere in questo frangente più di ogni altro repubblicano in sintonia con la società americana. Infatti è favorevole ai matrimoni omosessuali, alla vendita legale di marijuana, e ad una politica estera – e nessuno sa quanto sia efficace contro il pericolo attuale dell’Isis – basata sulla sicurezza e non sull’interventismo.

In più sulla candidatura di Jeb si allunga l’ombra lunga della moglie Columba. A parte la sua riluttanza verso la politica e verso la candidatura dell’ultimo rampollo di casa Bush, ciò che preoccupa e non poco, e sulla quale si sono accesi in questi ultimi tempi i riflettori dei media americani, sembra essere la curiosa, e forse pericolosa, passione che Columba ha per abiti e soprattutto gioielli costosi. In anni di crisi economica, questo modus vivendi che equivale a spese pazze della possibile prima first lady ‘latina’ (perché di origine messicana), rischiano seriamente di fare ombra al messaggio contro le diseguaglianze della corsa presidenziale dell’ ex governatore della Florida.

Non è mancato, di fronte all’esordio di Jeb come candidato alla Casa Bianca per le elezioni presidenziali del 2016, qualche analista americano che gli rimprovera alcune cose.

  • Jeb come fa a parlare di leadership dell’America nel mondo nel prossimo futuro, se onestamente non può valutare il passato almeno nell’impronta lasciata dalla sua famiglia ?
  • Quando Jeb accusa Obama per il vuoto che ha creato nei riguardi dell’Isis, non considera che in effetti l’invasione di suo fratello – perché tale va considerata una guerra iniziata contro Saddam su motivazioni rivelatesi successivamente infondate – in Iraq è ciò che ha generato Al Qaeda ?
  •  I consiglieri di cui dovrebbe circondarsi Jeb, a parte lo stimabile James Baker, per il resto sono solo dei guerrafondai.

E’ naturale chiedersi: Jeb Bush sarà colui che ripristinerà il lustro del nome della sua famiglia ?

 

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