Israele si prepara ad una nuova guerra con Hezbollah

Dopo i recenti sviluppi in Medio Oriente, l’apertura di un nuovo fronte di guerra tra lo Stato di Israele e le milizie libanesi di Hezbollah sembra ormai inevitabile

Le tensioni tra Israele e Hezbollah appaiono nuovamente in crescita in seguito al ruolo preponderante giocato dal partito sciita libanese nel conflitto in Siria. Lo Stato di Israele è infatti apparso notevolmente preoccupato dall’influenza strategica e militare di Hezbollah in Siria e l’esplosione di un nuova guerra sembra essere alle porte. La presenza sempre più attiva e determinante di Hezbollah nel conflitto siriano ha rafforzato e trasformato internamente le pretese del movimento sciita libanese, il quale ora intende giocare un ruolo sempre più determinante nella definizione dei nuovi equilibri regionali in Medio Oriente.
Si teme che un nuovo fronte di guerra possa aprirsi in Libano. Quest’ultimo è stato più volte protagonista di duri scontri tra le forze di Hezbollah e l’esercito israeliano. Nel giugno 1982, le Forze di Difesa Israeliane (FDI) invasero la parte sud del Paese dei cedri durante una vera e propria occupazione territoriale nota storicamente con il nome di Operazione Pace in Galilea. L’invasione israeliana del Libano coincise con una profonda guerra civile all’interno del Paese che terminò nel 2000, quando le forze israeliane furono cacciate dal sud del Libano e costrette a ristabilire i confini precedenti. Una seconda guerra tra lo Stato di Israele e il Libano prese piede nel 2006, ma anche in quel caso le forze israeliane furono costrette ad una dura battuta d’arresto.

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Alcune fonti interne alle forze militari israeliane si sono dichiarate pronte ad un nuovo scontro con le milizie sciite di Hezbollah. Dal canto loro, le milizie di Hezbollah hanno già predisposto, anche grazie al supporto di missili provenienti dalla Russia, un sistema di protezione anti-aereo allo scopo di difendere la regione meridionale del Libano da un possibile assalto aereo da parte di Israele.
Gli esponenti di Hezbollah hanno comunque dichiarato che per loro una guerra con lo Stato di Israele non è all’ordine del giorno al momento. La loro strategia sembra dunque essere puramente difensiva in preparazione ad un eventuale attacco improvviso da parte dell’esercito israeliano. Sembra infatti che il movimento sciita libanese stia tentando di lanciare un messaggio di deterrenza alle forze di difesa israeliane.
Negli ultimi mesi, l’attrito tra le due fazioni nel sud del Libano si è intensificato in maniera particolare. La marina israeliana ha recentemente rivendicato il controllo delle acque in prossimità del confine tra i due Stati ed ha inoltre sparato su un peschereccio libanese in transito in acque libanesi. I soldati israeliani hanno inoltre fermato con la forza alcuni cittadini libanesi che manifestavano contro lo Stato di Israele all’interno del confine libanese.

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Lo scorso febbraio, il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha pronunciato un discorso ufficiale in cui ha affermato che le sue milizie potrebbero presto colpire il reattore nucleare israeliano a Dimona, nel deserto meridionale del Negev, ribadendo però che per il momento il conflitto armato con Israele non è in programma, visto soprattutto il rischio che quest’ultimo possa svolgersi proprio sul territorio libanese, in particolare nella regione meridionale che, come visto in precedenza, è storicamente contesa tra le due fazioni. Inoltre, durante un suo recente discorso ai giornali egiziani, il presidente del Libano Michel Aoun ha affermato che le armi di Hezbollah rappresentano uno strumento essenziale per la difesa del Libano dagli attacchi di Israele, lasciando intendere che il governo libanese appoggerebbe le milizie sciite in caso di scontro con lo Stato israeliano.

Michel Aoun è un forte alleato di Hezbollah. La sua elezione alla carica di presidente sembra essere stata supportata caldamente dal movimento sciita libanese e la sua fiducia a quest’ultimo, che – ricordiamo – è a tutti gli effetti un’entità militare fuori dal controllo dell’esercito libanese, sembra aver toccato ora i massimi storici.
Nei giorni scorsi, le tensioni tra Hezbollah e Israele sono sfociate in aperto conflitto nel contesto nella guerra in Siria. Israele ha sferrato attacchi aerei su quelle che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito come “armi avanzate” destinate al rafforzamento strategico di Hezbollah in Siria. Il governo siriano ha risposto a questi attacchi lanciando missili anti-aerei contro le forze israeliane. Per la prima volta, il governo siriano si è schierato apertamente in difesa delle forze di Hezbollah.

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Un elemento chiave alla base del coinvolgimento delle due fazioni in Siria sembra essere legato al ruolo giocato dall’Iran. La politica estera israeliana intende infatti adottare una linea dura nei confronti di Hezbollah al fine di intimorire le forze iraniane ed abbracciare la causa degli Stati del Golfo, e di riflesso degli Stati Uniti, nella polarizzazione regionale tra Iran e Arabia Saudita. A tal proposito, gli esponenti di Hezbollah temono che Washington possa incoraggiare un confronto israeliano con Hezbollah come mezzo per combattere una guerra per procura con l’Iran.
Hezbollah è infatti considerato da israeliani e statunitensi come il braccio destro della Repubblica Islamica d’Iran in Medio Oriente. Prima della guerra siriana, Hezbollah era prevalentemente una milizia domestica limitata ad azioni interne ai confini libanesi. Con lo scoppio del conflitto in Siria, il movimento sciita si è trasformato in una forza regionale trans-frontaliera, giocando un ruolo sempre più di primo piano in conflitti chiave come appunto quello siriano, ma nelle guerre in Yemen e in Iraq.

Hezbollah è emerso nel 1985 dalla guerra civile in Libano come un movimento islamista sciita e nazionalista che combatteva principalmente contro l’occupazione israeliana del Paese attraverso la tattica della guerriglia. Il movimento ha sempre ricevuto finanziamenti e sostegno dall’Iran, spesso attraverso la Siria, ma proprio il ruolo crescente della milizia nel conflitto in Siria ha radicalmente trasformato la sua ala militare in una forza di terra ampiamente attrezzata e dotata di vasta copertura regionale.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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