Israele e Arabia Saudita: nuovo asse di alleanza in Medio Oriente?

Alla luce di una percezione condivisa della minaccia rappresentata dall’Iran, Israele e Arabia Saudita si dichiarano pronti a scrivere un nuovo capitolo nella storia delle loro relazioni diplomatiche

Mentre Donald Trump riconosce ufficialmente Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele, nella regione medio-orientale si delinea in maniera sempre più chiara l’alleanza tra Arabia Saudita e Israele in funzione anti-iraniana. L’allineamento tra Israele e Arabia Saudita potrebbe aprire un nuovo capitolo nel conflitto regionale con l’Iran e i suoi alleati, il cui nuovo protagonista potrebbe essere il Libano, tradizionale terreno di scontro tra le potenze regionali del Medio Oriente. La centralità dello Stato libanese è stata dimostrata dalla vicenda delle inattese dimissioni del primo ministro libanese Saad Hariri, dietro la quale restano ancora molti dubbi in merito alle presunte pressioni esercitate dall’Arabia Saudita.

Israele e l’Arabia Saudita sono apparsi molto cauti nell’ufficializzare pubblicamente il loro reciproco avvicinamento. In un’intervista al sito web dell’Arabia Saudita Elaph rilasciata a metà novembre, Gadi Eizenkot, capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa israeliane (IDF), ha espresso le sue considerazioni circa le relazioni del suo Paese con l’Iran da una parte e l’Arabia Saudita dall’altra. Eizenkot ha annunciato che Israele sarebbe disposto a condividere informazioni di rilievo con le forze di intelligence degli Stati arabi moderati allo scopo di contrastare l’avanzata dell’Iran nella regione. Il generale israeliano ha inoltre dichiarato che Israele è pronto a condividere, se necessario, qualsiasi informazione con l’Arabia Saudita, con la quale il suo Stato ha molti interessi in comune, ribadendo in tal modo che l’Iran è considerato da Israele come la più grande minaccia per la stabilità dell’intera regione medio-orientale.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è spinto addirittura oltre, aprendo le porte a un possibile riorientamento delle relazioni israelo-saudite. Durante un suo discorso commemorativo in occasione del 44° anniversario della morte di David Ben-Gurion, padre fondatore dello Stato di Israele, Netanyahu ha parlato di una fruttuosa collaborazione tra Israele e il mondo arabo, sebbene in termini molto generali e senza un chiaro riferimento all’Arabia Saudita.
Anwar Eskhi, ex generale dell’esercito saudita, si è espresso in maniera molto simile. Ha dichiarato che le relazioni tra Israele e Arabia Saudita esistono, sottolineando però che la natura di tali rapporti è da considerarsi esclusivamente ufficiosa. Eskhi ha dunque confermato l’esistenza di rapporti diplomatici tra l’Arabia Saudita e lo Stato di Israele. Ha dichiarato inoltre che i cittadini sauditi sono pronti per un avvicinamento a Israele e che l’opinione pubblica saudita è sempre più convinta che sia l’Iran, e non Israele, a rappresentare la principale minaccia per la sicurezza nazionale del Regno saudita.
Fu proprio Eskhi che nel luglio 2016 guidò una delegazione araba in visita a Gerusalemme per incontrare i membri della Knesset, il Parlamento monocamerale dello Stato di Israele. In quell’occasione, i colloqui condotti da Arabia Saudita e Israele riguardarono ufficialmente l’esigenza di dare un nuovo impulso all’Iniziativa di pace araba, un’iniziativa di pace globale lanciata dai sauditi nel 2002 per porre fine al conflitto arabo-israeliano e allentare, di conseguenza, le tensioni tra lo Stato di Israele e il mondo arabo. Al termine della sua visita, Eskhi dichiarò pubblicamente di essersi recato non a Israele, bensì a Gerusalemme, città da lui definita come “la capitale dei palestinesi”. Questa mossa voleva allontanare ogni sospetto su un possibile allineamento tra Arabia Saudita e Israele e allo stesso tempo tenere sotto controllo l’opinione pubblica del mondo arabo.

La percezione condivisa di una minaccia iraniana si è ulteriormente consolidata in seguito alla recente escalation di violenza che ha visto come protagonista il vicino Yemen, dove da due anni e mezzo l’Arabia Saudita, sostenuta dagli Stati Uniti, combatte una dura guerra contro i ribelli Houthi, appoggiati a loro volta dall’Iran. All’inizio di novembre, i ribelli Houthi hanno sferrato razzi sulla capitale saudita Riyad. I missili, provenienti dal territorio yemenita, sono stati intercettati dall’aviazione saudita. Il governo saudita ha immediatamente accusato l’Iran di essere dietro l’attacco, sospettando che il governo di Teheran avesse fornito i missili ai ribelli Houthi. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha subito colto l’occasione per intensificare le tensioni diplomatiche tra i due Paesi, definendo la Repubblica islamica come una minaccia reale alla sicurezza nazionale del suo Regno.
Anche Israele si sente minacciato dall’Iran. La milizia sciita alleata di Teheran, Hezbollah, ha strumentalizzato il suo coinvolgimento nella guerra in Siria come un’opportunità per guadagnare terreno nelle alture del Golan, regione occupata da Israele e di cruciale importanza per l’integrità territoriale dello Stato sionista. Di fronte alla minaccia sempre più concreta di Hezbollah, Israele ha avviato massicce manovre militari per prepararsi ad un possibile confronto con le milizie sciite a partire dallo scorso settembre.

Resta da vedere quale effetto avrà l’allineamento tra Israele e Arabia Saudita sul Medio Oriente nel suo insieme. Per decenni il mondo arabo sunnita ha professato la sua solidarietà con il popolo palestinese. La difesa della causa palestinese è divenuta storicamente il fondamento, e talvolta la giustificazione, di regimi autocratici e dittatoriali, come quello irachena di Saddam Hussein, che hanno mantenuto il proprio consenso e giustificato la propria tirannia agli occhi dell’opinione pubblica puntando sulla loro ostilità nei confronti dello Stato di Israele, nemico dei palestinesi e di tutti i popoli arabi.
Sarà dunque interessante vedere come gli attuali leader arabi si posizioneranno di fronte ad un possibile asse israelo-saudita. Asse che, rafforzato dalle recenti dichiarazioni di Trump sul destino di Gerusalemme, potrebbe stravolgere gli equilibri dell’intera regione medio-orientale e spaccare ulteriormente il già debole mondo arabo sunnita.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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