L’ ISIS, vera minaccia per l’umanità intera ?

ISIS-terrorismo-mappa
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Isis, un nome che da molte settimane campeggia su tutti i giornali del mondo, con l’interminabile escalation di violenze, fa paura.

Un’organizzazione terroristica di estremismo islamico, un’entità dagli sviluppi imprevedibili che, senza gli ex ufficiali di Saddam Hussein, senza i resti di quell’esercito disperso che gli americani si sono lasciati alle spalle partendo dall’Iraq, non avrebbe conosciuto i successi degli ultimi tempi, inquietanti non solo per l’Occidente ma anche per la maggior parte del mondo musulmano e persino di Al Qaeda.

Infatti, partiti gli americani, gli ufficiali del Rais rifiutati dal nuovo esercito iracheno si sono dati alla macchia, unendosi alla guerriglia jihadista anti americana, a cui hanno aderito anche le milizie sciolte sunnite, di nuovo senza lavoro, perché perseguitati dalla maggioranza sciita del Governo di Bagdad. L’adesione al movimento jihadista ha implicato anche una svolta religiosa. Per cui i laici del movimento Baath sono diventati islamici radicali, e soldati di mestiere al servizio di un califfo che la stragrande maggioranza dei musulmani (che sono un miliardo e mezzo) rifiuta.

Dunque, lo Stato islamico, il gruppo di jihadisti sunniti, famigerato per ferocia e crudeltà mostruose persino rispetto agli standard di Al Qaeda, è essenzialmente un prodotto della guerra in Iraq lanciata da USA e Regno Unito e la sua formazione risale al 2004 in risposta all’intervento militare. Ma lo Stato islamico come lo conosciamo oggi nasce solo ufficialmente l’anno scorso durante la guerra civile in Siria da uno scontro interno di     Al-Qaeda dal quale si distacca come entità terroristica autonoma. Esso si fonda sulla costruzione di una entità politica basata su un’interpretazione rigorista della Legge islamica e ha come obiettivo combattere gli “eretici” sciiti e simultaneamente quello di realizzare un unico califfato islamico. Combattere per abbattere i confini, impossessarsi dei territori e imporre la sua legge. E la novità della tattica jihadista rispetto ad Al-Qaeda è creare nel cuore della civiltà islamica uno Stato sunnita dal quale potersi espandere. Infatti il 29 giugno 2014, il gruppo di jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) – più noto come Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (Isis) – annunciano la creazione di un califfato islamico nelle regioni controllate tra Siria e Iraq, nominando come proprio leader Abu Bakr Al-Baghdadi, “il califfo dei musulmani”, ossia successore di Maometto.

“Le parole ‘Iraq’ e ‘Levante’ sono state rimosse dal nome dello Stato Islamico nei documenti ufficiali”, precisa in quella occasione il portavoce dell’Isis, Abu Mohammad Al-Adnani. L’obiettivo, infatti, è di ridefinire i confini del Medio Oriente, tenendo conto non solo delle popolazioni, ma anche dei pozzi di petrolio, della rete di oleodotti e dei rifornimenti idrici del Tigri e dell’Eufrate.

Il califfato si estende nel nord della Siria e nell’est dell’Iraq. Attualmente occupa un territorio di circa 35 mila chilometri quadrati e oltre 6 milioni di persone vivono sotto il suo controllo

In un audio il portavoce dell’Isis invita i musulmani a respingere la democrazia, la laicità, il nazionalismo e le altre lordure dell’Occidente: “Tornate alla vostra religione”.

Chi è Al-Baghdadi ?

Nato a Samarra nel 1971, tipo molto carismatico, vanta un dottorato in studi islamici ottenuto all’università di Bagdad, dove frequenta la moschea di Tobchi, un quartiere povero della capitale, dove convivono sciiti e sunniti. Le prime foto sono apparse solo qualche anno fa. E i suoi miliziani lo dipingono come discendente diretto di Maometto. L’ascesa di Al-Baghdadi è cominciata dopo l’uccisione per mano americana di Abu Musab Al.Zarqawi allora nemico pubblico numero uno per l’America in Iraq. Dal 1996 vive in Afghanistan. Nel 2005 l’esercito americano lo reclude in un centro di detenzione nel sud dell’Iraq, ma quando viene chiusa la prigione nel 2009, Al-Baghdadi viene rilasciato. Nel giugno 2014 inizia l’avanzata dell’Isis, sfruttando il caos e la vulnerabilità che regna in Iraq e Siria, il cui confine che li separa è ormai inesistente.

Al-Baghdadi è la mente di numerose azioni terroristiche, oltre che protagonista di violenza cieca e crudeltà inaudita verso i suoi nemici. Numerosi i video che circolano in rete di crocifissioni, decapitazioni, amputazioni. Su di lui pende un taglia da 10 milioni di dollari da parte degli Sati Uniti.

Chi sono i combattenti arruolati nello Stato Islamico?

80 mila combattenti hanno aderito alla causa. Tre anni fa, il gruppo terroristico poteva contare solo su 1000 militanti armati. Il combattente jihadista gode di un grande prestigio sia quando cade come “martire”, sia come reduce del jihad. Senza dimenticare che lo Sato islamico, a differenza degli altri gruppi terroristici ha un grande appeal tra i giovani stranieri (spesso occidentali): tutti musulmani convertitisi alla jihad. Le giovani reclute cercano lavoro, molti di loro parlano inglese e partono da Londra, Bruxelles, Parigi, Berlino, altri arrivano probabilmente dalla Spagna e dall’Italia. Tutti attratti dalla propaganda dei jihadisti. Non mancano poi bambini di soli 13 anni che l’Isis ha reclutato con la forza come soldati, mentre altri sono stati sfruttati come attentatori suicidi. A volte i bambini vengono utilizzati da  militanti e simpatizzanti jihadisti per propagandare le loro folli e macabre idee sui social network, come quelle in cui una bambina decapita la propria bambola.

Armi e soldi

Lo Sato islamico è diventato in un lasso di tempo brevissimo il gruppo terroristico più ricco al mondo. Con un guadagno al giorno di 3 milioni di dollari e un patrimonio pari a  2 miliardi di dollari secondo le intelligence occidentali,  è in cima alla classifica di talebani, hezbollah, FARC, Al  Shabaab e Hamas. I proventi derivano da numerosi attività illegali, quali contrabbando di petrolio; milioni di dollari rubati nelle banche depredate lungo le proprie conquiste, pensiamo alla banca centrale di Mosul dove secondo alcuni media locali sono stati sottratti 430 milioni di dollari, oltre ad un gran numero di linghotti d’oro (l’intero caveau); milioni di dollari grazie al riciclaggio di denaro, oltre a quelli derivanti dal business dei tesori archeologici; ricchezze di città e villaggi depredati, business degli ostaggi, dei traffici (di uomini, di droga e di organi) e da tante attività ancora da chiarire. Si sospetta poi che ci siano i finanziamenti di Arabia Saudita, Kuwait e altri paesi del Golfo. Secondo le ricostruzioni del controterrorismo americano e le testimonianze raccolte sul posto dal corrispondente del Ny Times Ben Hubbard, la maggior parte dei soldi che finanziano i gruppi integralisti, transita dalle banche del Kuwait e poi viene consegnato fisicamente attraverso la frontiera con la Turchia . La Turchia, infatti, ha un ruolo di primissimo piano. E’ il luogo dove passano tutti gli affari illegali che finanziano lo Stato islamico, dal contrabbando di petrolio al mercato delle materie prime. E poi ci sono le banche turche attraverso cui passano i finanziamenti provenienti dal Qatar, milioni di dollari che servono a pagare gli stipendi dei miliziani (tra 700 e 1.000 dollari al mese) e il sostentamento alle famiglie dei caduti. La comunità internazionale non dice niente in merito, sicuramente perché tali paesi hanno risorse petrolifere. La Turchia, inoltre, è zona di transito dove passano gli uomini e le donne che si arruolano nello Stato islamico, dove la frontiera non costituisce un problema grazie a compiacenti guardie, e secondo alcune fonti del Washington Post, nella città di Reyhanli, in Turchia, al confine con la Siria, i jihadisti avrebbero comprato dalle jeep ai i pick-up, passando per gli smartphone e i computer. Stupisce il silenzio europeo sull’appoggio turco allo Stato islamico. Non è stato chiesto di irrigidire alcun controllo alla frontiera , né alle banche di interrompere il flusso di denaro verso le casse dell’Isis.

La strategia del terrore online

La nuova guerra del terrore dello Stato islamico si combatte con la propaganda online in lingua inglese (e non solo) utilizzando Internet, video, fotografie, Facebook, YouTube , blog, e soprattutto una potente rete di account Twitter che consente di amplificare ogni singolo messaggio (40mila tweet sono stati inviati in un solo giorno ). Pur di fare proseliti, non mostra solo terrore e decapitazioni, ma anche militanti che distribuiscono caramelle e gelati per i bambini e in ospedali secondo una precisa strategia di social media. E ancora gadget, riviste, magliette per amplificare la propaganda.

L’ascesa impressionate dello Stato Islamico– che ogni giorno supera se stesso in quanto a orrore e crudeltà con persecuzioni, esecuzioni sommarie, stupri e decapitazioni– dà forza e ispirazione ad altre organizzazioni che dal Mali alle Filippine si sono rese protagoniste di massacri e attentati in nome della jihad (Nigeria, Magreb Islamico (Libia, Algeria, Mali, Niger), Penisola Arabica, Afghanistan, Pakistan, Somalia, Indonesia, Tailandia e Filippine). E migliaia e migliaia di “cani sciolti” che vedono nel progetto del califfato – e nella sua efficacia comunicativa – un astro da seguire.

Lo scenario geopolitico che si va delineando è inquietante.

L’Europa diventerà un emirato islamico ?

Barack Obama consapevole del declino dell’ impero americano forse è deciso ad accompagnare i suoi connazionali verso una nuova dimensione internazionale. Ma nella crisi dell’area mediorientale ha ben precisi tre obiettivi: contenere l’Iran, arginare la jihad sunnita e mantenere le riserve petrolifere e energetiche irachene nell’economia globale. In quest’ultimo obiettivo uno strano asse si delinea tra Washington e Pechino, dato che la Cina è ugualmente interessata ad una stabilità delle risorse energetiche in Medio Oriente da cui importa il 42% del proprio fabbisogno.

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