L’ISIS continua nel sua follia sanguinaria : decapitato il reporter giapponese Kenji Goto per mano di John il jihadista.

Premier-giapponese-Shinzo-Abe
Premier-giapponese-Shinzo-Abe

 Come al solito, come un macabro rituale, l’ISIS ha diffuso il video della decapitazione, prodotto dalla Furqan Media Foundation – casa di produzione firmata ISIS – su twitter. I tratti salienti si ripetono: il prigioniero Goto inginocchiato indossava la tuta arancione come i precedenti ostaggi, a fianco il militante dell’ISIS, meglio conosciuto come John il jihadista con il suo tipico accento britannico, che con un coltello in mano roteava intorno a Kenji. Prima di eseguire la barbarie il boia ha rivolto un messaggio pieno di minacce al governo giapponese.

« Come i vostri stupidi alleati nella coalizione satanica, non avete ancora capito che “per grazia di Allah” il Califfato islamico ha “autorità, potere e un intero esercito assetato del vostro sangue” ».Poi si rivolge direttamente al primo ministro giapponese: «Abe, a causa della tua decisione di prendere parte in una guerra che non potrà mai essere vinta, questo coltello non solo ucciderà Kenji, ma anche porterà la strage ovunque il tuo popolo sarà trovato. Ora inizia l’incubo per il Giappone». Subito dopo, il coltello si avvicina alla gola di Kenji che chiude gli occhi, ma le immagini in movimento sfumano e viene subito mostrata una raccapricciante foto del corpo decapitato e della testa mozzata (con il volto insanguinato) del giornalista giapponese Kenji  Goto.

Per la liberazione di Goto, i jihadisti avevano chiesto il rilascio della terrorista, e mancata Kamikaze irachena Sajida al-Rishawi  detenuta in Giordania da quasi 10 anni. Amman aveva dato la sua disponibilità ad un scambio di prigionieri – suscitando l’allarme negli USA – da sempre sostenitori di una linea di intransigenza di fronte a richieste di riscatto – e chiedendo a sua volta la liberazione del pilota giordano caduto nelle mani dell’ISIS. Ma l’ipotesi dello scambio si era arenata sull’insistenza giordana di ottenere prima la prova che il pilota fosse ancora in vita.  Nel video non viene, però, fatto alcun cenno alla sorte del pilota giordano, il tenente Muath al-Kaseasbeh, anch’egli nelle mani dei militanti, sollevando timori per la sua vita.

La Giordania, nel frattempo, ha rinnovato l’offerta per scambiare la terrorista di al Sajida al-Rishawi  con Muath al-Kaseasbeh, il pilota di caccia tenuto prigioniero dall’Isis: “Siamo ancora pronti a consegnare al-Rishawi in cambio del pilota“, ha reso noto il portavoce del governo giordano Mohammed al-Momani.

Il governo giordano sta lavorando per accertarsi che il pilota sia “ancora vivo e assicurare la sua liberazione e il ritorno in patria“.

Il Giappone e il mondo  intero è sotto choc per l’ultimo video a firma ISIS.

Molte associazioni pacifiste giapponesi alla luce di quanto accaduto hanno duramente protestato contro le politiche del premier Shinzo Abe, promotore di un ruolo più proattivo di Tokyo nei conflitti internazionali.

Contestando anche i 200 milioni di dollari di aiuti umanitari promessi poche settimane fa da Abe ai Paesi alle prese con la Stato islamico, durante il suo viaggio in Medio Oriente.

Dal canto suo il primo ministro, pieno di profondo dispiacere, rimarca di aver fatto tutto il possibile per ottenere la liberazione. Il Giappone – ha promesso – avrà tolleranza zero contro il terrorismo, e lavorerà a stretto contatto con la comunità internazionale. Inoltre, verranno ampliati gli aiuti umanitari, come cibo e medicinali, a favore dei Paesi che lottano contro gli estremisti dell’ISIS.

Un sostegno a Abe  arriva da Israele. Benjamin Netanyahu ha infatti inviato una lettera di condoglianze al premier giappone per l’uccisione del secondo ostaggio giapponese da parte dell’Isis: “Questi atroci omicidi condotti dall’Esercito islamico sono un agghiacciante monito del bisogno di una battaglia unitaria e senza compromessi di tutte le nazioni libere contro il terrorismo islamico che infuria in Medio Oriente e nel mondo intero“.

Il sostegno arriva anche dal presidente americano Barack Obama che ha condannato il brutale assassino, e ha espresso parole di elogio per il giornalista  Goto, che con i suoi reportage, e la sua sensibilità umana che lo aveva portato in prima linea, ha consentito al mondo intero di conoscere le istanze del popolo iracheno.

L’auspicio in questa macabra vicenda è che i giornalisti di qualunque testata non vengano visti – cosa non facile sul fronte di guerra – come rappresentanti delle politiche dei governi nazionali.

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *