Iran e Russia: profondi dissensi sul futuro della Siria post-bellica

Le divergenze emerse in occasione dei recenti vertici sul futuro della questione siriana potrebbero vanificare qualsiasi tentativo di raggiungere una soluzione pacifica multilaterale nel Paese

Il 29 novembre è stata avviata a Ginevra la nuova fase delle trattative mediate dall’ONU sul futuro della questione della Siria, allo scopo di portare il presidente siriano Bashar Al-Assad e diverse fazioni dell’opposizione armata a una soluzione politica che possa mettere fine a più di 5 anni di guerra civile nel Paese.
Il vertice di Ginevra è cominciato esattamente una settimana dopo un ciclo di colloqui trilaterali tenuti a Sochi, città della Russia meridionale. Gli incontri del 22 novembre, che hanno visto la partecipazione dei principali attori coinvolti nel conflitto – Iran, Russia e Turchia – avrebbero dovuto rappresentare un punto di svolta nella questione del futuro della Siria. Il governo di Teheran, in particolare, sperava di trovare una soluzione definitiva alla guerra in Siria. Tuttavia, i negoziati hanno mostrato l’esistenza di profonde divergenze tra Iran e Russia, i due principali sostenitori del regime di Assad, e divisioni all’interno dell’Iran stesso tra il governo civile del presidente Hassan Rohani e la leadership del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), meglio noto con l’espressione di Guardiani della Rivoluzione.

Embed from Getty Images

Nel corso degli ultimi sette anni, l’IRGC ha stabilito una forte presenza in Siria attraverso le sue milizie e diversi gruppi di alleati locali. L’IRGC intende conservare la propria influenza in Siria nonostante le resistenze e le pressioni di Arabia Saudita, Israele e Stati Uniti. In particolare, l’IRGC desidera non solo assicurare l’influenza iraniana nella Siria del dopoguerra, ma anche trasformare le sue milizie alleate presenti in Siria in una forza militare istituzionalizzata capace, in futuro, di assumere un ruolo sempre più rilevante, paragonabile a quello svolto da Hezbollah nel vicino Libano, così da diventare a tutti gli effetti il rappresentate dell’Iran in Siria. La posizione dell’IRGC potrebbe presto insospettire la Russia di Putin e scontrarsi con la visione di altri attori, inclusa quella del presidente iraniano Rohani, il quale si è più volte dimostrato essere aperto a una soluzione pacifica in Siria da realizzarsi attraverso la sottoscrizione di un accordo multilaterale che ponga fine alla questione siriana in maniera pacifica. Durante i negoziati di Sochi, Russia, Turchia e Iran si sono trovate d’accordo su un punto fondamentale della questione siriana, cioè che tutte le parti coinvolte debbano rispettare l’integrità territoriale della Siria. A Sochi sono state discusse anche altre questioni, tra cui come continuare a sostenere il processo di demilitarizzazione in alcune zone della Siria.
L’obiettivo del vertice di Sochi avrebbe dovuto essere, dunque, quello di segnare l’inizio di una triplice intesa iraniana-russo-turco per porre fine alla crisi siriana. Tuttavia, il governo di Teheran continua a nutrire dubbi e sospetti sulle pretese di Russia e Turchia in Siria. In particolare, l’Iran è preoccupato della capacità del governo di Mosca di intessere relazioni con diversi attori della regione medio-orientale. La Russia mantiene infatti dialoghi e relazioni costanti con Arabia Saudita, Israele e Stati Uniti, i tre Paesi coinvolti nella questione siriana in chiave anti-Assad. Il governo di Teheran teme dunque che l’avvicinamento della Russia a questi Paesi possa ridurre le sue possibilità di giocare un ruolo di primo piano nel futuro della Siria. Un avvicinamento tra la Russia e gli Stati Uniti sarebbe infatti severamente contrario a qualsiasi accordo di pace che potrebbe a sua volta istituzionalizzare la presenza dell’Iran nella Siria post-bellica.

Embed from Getty Images

Non è dunque un caso che, a pochi giorni di distanza dal vertice di Sochi, l’IRGC abbia iniziato a valutare le sue capacità di dispiegare, mantenere e mobilitare le milizie filo-iraniane in Siria. Le operazioni militari condotte dall’IRGC, che potrebbero colpire direttamente le forze russe presenti sul territorio siriano, rappresenterebbero per i leader dell’IRGC la volontà di dimostrare ancora una volta a tutti, Assad e Putin inclusi, il loro potere e le loro capacità di influenza in Siria.
L’intransigenza dell’IRGC si scontra con la posizione più moderata auspicata dal governo di Teheran. Il presidente iraniano Rohani ha avanzato la proposta di un progetto di “difesa avanzata”, strategia che si basa sull’idea che l’Iran dovrebbe combattere i suoi oppositori al di fuori dei propri confini per evitare che le conseguenze possano riversarsi all’interno del territorio iraniano. Il controllo delle milizie arabe all’estero, come quelle siriane alleate dell’IRGC, è parte integrante di questo piano di difesa. In questo modo, il governo di Teheran intende inoltre garantirsi la possibilità di istituzionalizzare la propria influenza nella regione medio-orientale, inclusa la Siria, attraverso una politica di partecipazione moderata ai negoziati.
Mentre Rohani cerca dunque di massimizzare la rilevanza del suo Paese nel processo di pace e costruzione della Siria post-bellica, la fazione più intransigente del Paese, rappresentata proprio dalle milizie dell’IRGC, continua tuttavia ad aumentare i finanziamenti e il suo supporto logistico a diversi gruppi armati siriani. Il capo dell’IRGC, il generale Mohammed Ali Jafari, si è mostrato sempre più esplicito nelle sue intenzioni di dispiegare milizie filo-iraniane in Siria. L’obiettivo di Jafari è quello di trasformare le milizie siriane attualmente sotto il suo controllo in attori semi-statali in grado di diventare strumenti permanenti di influenza iraniana in Siria, secondo il modus operandi di Hezbollah in Libano.

Embed from Getty Images

La strategia adottata dall’IRGC non è di per sé una sorpresa, dal momento che lo stesso IRGC è un prodotto di tale evoluzione. Nel 1979, immediatamente dopo la rivoluzione iraniana, l’IRGC nacque come un piccolo gruppo di fedeli devoti all’ayatollah Khomeini, leader della rivoluzione. Nel corso degli anni, questo gruppo di militanti islamici si è trasformato da organo di servitori armati dei chierici rivoluzionari in un potente “Stato nello Stato” che governa un vasto impero di uomini e denaro.
Da una prospettiva siriana, è difficile vedere come una pace duratura possa tornare nel Paese se gruppi armati locali che rispondono a un’organizzazione politica aggressiva e ideologica come l’IRGC continuano a svolgere un ruolo critico nel processo politico. Le divergenze tra Russia e Iran e quelle all’interno dell’Iran stesso lasciano presagire che il futuro della Siria sia ancora tutto da definire e che possa addirittura riservare sorprese sul fronte iraniano-russo-turco.

Please follow and like us:

Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *