Iran: la corsa all’egemonia regionale passa attraverso l’uso del “soft power”

L’università iraniana Islamic Azad sbarca nelle principali città di Iraq e Siria, confermando la tendenza del governo di Teheran all’uso di strumenti di “soft power” per espandere la sua influenza in Medio Oriente

Nelle scorse settimane, Ali Akbar Velayati, ex ministro degli esteri iraniano e attuale consigliere di politica estera del capo supremo iraniano Ali Khamenei, ha affermato che il presidente siriano Bashar al-Assad si è dimostrato favorevole alla proposta di aprire una filiale della Islamic Azad University nel suo Paese, preannunciando una sua espansione anche in altre città siriane. Velayati ha anche discusso con Humam Hamoudi, vice-presidente del parlamento iracheno, sulla possibile apertura di nuove filiali dell’importante università iraniana in diverse città irachene, tra cui Karbala, Najaf, Baghdad, Bassora ed Erbil.
La Islamic Azad University è stata inaugurata nel 1982 dall’Ayatollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica d’Iran. L’università ospita circa un milione di studenti nelle sue oltre 300 filiali all’interno e all’esterno dell’Iran. Gli insegnanti vengono spesso formati e addestrati in Iran.

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Ad oggi, la Islamic Azad University vanta già diverse sedi in Libano. A questo proposito, Velayati ha affermato che la presenza di tale istituzione sul territorio libanese sarà ampliata nei prossimi mesi, come stabilito da un accordo con il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, il quale avrebbe ricevuto l’incarico di gestire il piano di espansione dell’università dal Ministero dell’Istruzione libanese. La celebre università ha anche filiali di estrema importanza in Afghanistan e negli Emirati Arabi Uniti.
La stampa internazionale ha più volte sottolineato l’attivo coinvolgimento militare dell’Iran nei numerosi conflitti armati che imperversano nella regione del Medio Oriente. Coinvolgimento che nella maggior parte dei casi passa attraverso il supporto logistico e finanziario prestato a milizie e gruppi armati. Tuttavia, i mass media spesso trascurano le sofisticate strategie di “soft power” che il governo di Teheran utilizza al fine di promuovere gli obiettivi ideologici e politici della Repubblica Islamica nelle regioni del Medio Oriente e dell’Asia centrale e meridionale.

Il termine “soft power” è stato coniato nel 1990 dal professore statunitense d’ispirazione liberale Joseph Nye per indicare che la potenza di un attore internazionale non si compone solo dei più tradizionali aspetti materiali, come quelli rappresentati dalle risorse economiche e militari a sua disposizione – il cosiddetto “hard power” – ma anche degli aspetti immateriali legati per esempio alla cultura e agli ideali che quest’ultima incarna. Il “soft power” è oggi considerato un elemento sempre più chiave nella teoria delle relazioni internazionali per comprendere le scelte di politica estera delle grandi potenze mondiali e regionali.
L’apertura di nuove filiali della Islamic Azad University nelle principali città di Iraq e Siria e l’ampliamento della sede libanese, la seconda per importanza dopo quella iraniana in tutta la regione medio-orientale, sono l’esempio di come l’Iran stia tentando di utilizzare strumenti di “soft power” per espandere la propria sfera di influenza nelle zone più calde del Medio Oriente e non solo. In un suo recente discorso, l’ex ministro degli esteri Velayati ha infatti sottolineato come l’influenza del “soft power” iraniano stia favorendo l’espansione dell’ideologia islamica sciita in diverse parti del mondo, compresa la Cina, l’India e alcuni Stati del mondo arabo a maggioranza sunnita.

Questi strumenti di “soft power” completano le strategie di “hard power” messe in atto dal governo di Teheran. La Repubblica Islamica d’Iran utilizza infatti organizzazioni educative, caritatevoli e culturali al fine di indottrinare giovani sciiti nella regione e reclutarli potenzialmente per contribuire alla lotta per il controllo dell’egemonia regionale. Attraverso le proprie attività, queste organizzazioni vanno ad integrare le dimostrazioni di forza del Paese e sono talvolta in grado di fornire una copertura civile ai Guardiani della Rivoluzione, il corpo militare istituito dopo la rivoluzione islamica del 1979 per tutelare gli interessi della Repubblica Islamica. Questo organo realizza operazioni sovversive che mirano a destabilizzare l’intera regione a favore dell’Iran e a diffondere l’ideologia della rivoluzione islamica fuori dai confini nazionali.
Per esempio, il centro culturale iraniano in Libano lavora in stretta collaborazione con il dipartimento culturale di Hezbollah al fine di attuare progetti comuni e raccogliere fondi per il partito. Altre organizzazioni caritatevoli e di beneficenza, come la Imam Khomeini Relief Foundation, operano per promuovere gli obiettivi ideologici e politici della Repubblica Islamica nella regione e supportano le attività dei Guardiani della Rivoluzione in Asia centrale e meridionale.

Dopo la rivoluzione del 1979, il governo di Teheran ha stabilito numerosi centri religiosi e culturali in molti Paesi della regione medio-orientale. Per comprendere le strategie regionali della Repubblica Islamica d’Iran, occorrerebbe dunque studiare anche la crescente influenza ideologica e culturale di cui il governo di Teheran si avvale per integrare il suo più ampio programma di politica estera.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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