Iran: condannato a morte per spionaggio il ricercatore Ahmadreza Djalali

Mentre la questione nucleare in Iran rimane al centro del dibattito, sul piano interno arriva una condanna a morte per il ricercatore Djalali

Ahmadreza Djalali, ricercatore iraniano di 45 anni, esperto di medicina dei disastri e assistenza umanitaria, è stato condannato a morte con l’accusa di spionaggio. E’ stato arrestato nell’aprile 2016 dai servizi segreti mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz.
Oltre alla pena di morte l’accusa ha chiesto una multa equivalente a 200.000 euro. La sentenza, mostrata a uno dei suoi avvocati, sostiene che Djalali lavorava per conto del governo israeliano, che lo aveva aiutato a ottenere il permesso di soggiorno in Svezia.
Djalali, medico residente in Svezia, ha insegnato nelle università di Belgio, Italia e Svezia. Lavora nel campo della medicina dei disastri dal 1999 e ha scritto decine di articoli accademici. Ha lasciato l’Iran nel 2009 per un dottorato di ricerca presso il Karolinska Institute in Svezia, poi presso l’Università degli studi del Piemonte Orientale e la Vrije Universiteit di Bruxelles, in Belgio.

A nulla sono valsi gli appelli. I primi a mobilitarsi per lui furono i colleghi dell’Università del Piemonte Orientale che per mesi hanno sostenuto una campagna mediatica e diplomatica per la sua liberazione al fianco di Amnesty International che in un comunicato dichiara: “Ahmadreza Djalali è stato condannato a morte al termine di un processo profondamente irregolare che mette in evidenza non solo l’ostinazione delle autorità iraniane per l’uso della pena di morte ma anche il loro enorme disprezzo per lo stato di diritto”.

L’Università invece, sul suo profilo Facebook, ha commentato la notizia con un breve post: “Siamo prostrati per quanto sta accadendo, ma non ci arrendiamo. Abbiamo nuovamente sollecitato il Governo, il Parlamento, la Commissione europea, la diplomazia e abbiamo mobilitato il network internazionale di cui facciamo parte, affinché venga fatto tutto l’umanamente possibile per salvare la vita ad Ahmad”

Ad occuparsi del caso anche la Farnesina: “Abbiamo sollevato il caso più volte, lo abbiamo fatto a livello diplomatico con il nostro ambasciatore e a livello governativo. Vedrò il nostro ambasciatore in Iran nei prossimi giorni. L’ho appena sentito e continueremo a sensibilizzare gli iraniani su questo caso, fino all’ultimo“, ha detto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano.

Iran e pena di morte: i dati sconcertanti che si celano dietro il riformismo di Rouhani

Dal nono rapporto annuale sulla pena di morte in Iran – curato dall’organizzazione per i diritti umani Iran Human Rights (IHR) – emerge che nel 2016 sono state messe a morte circa 530 persone nella Repubblica Islamica dell’Iran.
Sebbene il dato registrato è significativamente inferiore rispetto al numero annuale di esecuzioni avvenute negli ultimi cinque anni, l’ Iran – con una media di più di una esecuzione al giorno – conserva il primato di paese con il più alto numero di pene capitali, dopo la Cina.
Malgrado le promesse di apertura del presidente Rouhani, la situazione dei diritti umani continua ad essere critica e non solo per quanto riguarda la pena di morte: nel mirino anche la libertà di espressione e informazione.  Questo conferma che mentre i riflettori sono principalmente puntati sulla questione nucleare e sui rapporti con Stati Uniti e Israele, sul piano interno le problematiche non sembrano essere di minore importanza, anzi. Se davvero la diplomazia, soprattutto quella europea, vuole guardare all’Iran come un valido interlocutore, non può non considerare come importante, se non fondamentale, un cambiamento di rotta del governo iraniano nei confronti dei diritti e delle libertà.

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Elisa Cassinelli

Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università degli Studi di Genova, appassionata di Medio Oriente e politica internazionale, con un focus su Iran e Turchia e i processi di democratizzazione. Ho svolto tirocini presso l’International Center for Contemporary Turkish Studies, nell’area formazione dell’ISPI a Milano e ho collaborato con il sito “Italnews” curando la sezione esteri. Ho approfondito la questione dei diritti umani, per me centrale, grazie alla mia esperienza in ONG come Amnesty International e Iran Human Rights Italia. Amo leggere, la poesia e fare meditazione.

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