Immigrazione: ok a missione navale Ue contro scafisti. Scontro su quote

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Federica Mogherini: OK missione navale Eunavfor Med

 

Via libera Ue per la missione navale Eunavfor Med in Libia. Il quartier generale sarà a Roma. Al comando l’ammiraglio Enrico Redendino. Poi servirà il placet Onu per gli attacchi ai barconi nei porti libici. Tensioni sulle quote dei migranti

A Bruxelles i ministri della Difesa e degli Esteri hanno dato il via libera alla missione navale UE contro il modello di business dei trafficanti di esseri umani.
La missione navale Eunavfor Med, che si ispira largamente all’operazione Atalanta contro la pirateria al largo del Corno d’Africa, è finanziata da tutti gli stati membri, eccetto la Danimarca che ha un opt-out , il suo costo ammonterebbe a circa 14 milioni di euro, e avrà lo scopo di individuare, catturare e distruggere i barconi dei trafficanti nelle acque e nei porti libici, prima che siano usati per trasportare i migranti. Il piano è stato illustrato lo scorso 11 maggio da Federica Mogherini, alto rappresentante UE per la politica estera e di sicurezza, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, da cui gli europei si attendono un una risoluzione in base al capitolo 7, che fa riferimento all’uso della forza. Risoluzione necessaria per poter operare in acque libiche.

Accolta a Bruxelles anche la proposta italiana di mettere a disposizione il quartier generale operativo di Roma, e di affidare il comando delle operazioni all’ammiraglio italiano Enrico Credendino, già al comando, nel 2012, della missione europea Atalanta.

La missione comporterà il dispiegamento di navi e aerei di ricognizione europei al largo della Libia per trarre in salvo i migranti, ma anche operazioni per il sequestro di barconi degli scafisti, sempreché l’ONU darà il via libera.

Anche la NATO che non ha avuto alcuna richiesta specifica di contributo alla missione navale UE contro i trafficanti di esseri umani, è pronta a dare il contributo se sarà richiesto.

Ottenuto il mandato ONU, la missione navale verrà sottoposta all’approvazione dai capi di Stato e di governo al Consiglio europeo del 25 e 26 giugno, a Bruxelles. La Francia, la Gran Bretagna, la Germania, la Spagna e l’Italia hanno già promesso navi. Polonia e Slovenia impegnerebbero aerei da ricognizione ed elicotteri. E’ bene sottolinearlo che occorrerà votare all’unanimità. I Trattati su questa materia non contemplano un voto a maggioranza. Vista la bagarre sulle quote di ripartizione migranti l’unanimità è tutt’altro che scontata.

Scontro sulle quote di ripartizione degli immigrati

Il no arriva da vari Paesi, tra i quali Francia, Spagna, Regno Unito, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia.

La Francia è favorevole a un sistema europeo di guardie di frontiera. Il primo ministro francese Manuel Valls si è detto contrario alle quote applicate a tutti i migranti (quindi anche quelli “economici”) e non solo ai rifugiati (che invece sono gli unici interessati dalla proposta della Commissione). Il primo ministro francese, inoltre, ha aggiunto che Parigi vuole un sistema di ripartizione più equo che tenga conto dei rifugiati già accolti in ciascuno Stato membro (alla Francia che l’anno scorso ha accolto l’11% dei richiedenti asilo, toccherebbe secondo la proposta della Commissione una quota pari al 14%), e questo è esattamente uno dei criteri che il piano della Commissione europea propone di applicare per decidere le quote (insieme a Pil, popolazione e tasso di disoccupazione in ogni Paese).

Parere simile è quello manifestato da Szabolcs Takaczdal ministro per i rapporti con l’Europa del governo ungherese di Viktor Orban, il quale non solo si dice contrario alle quote obbligatorie, perché ritiene che vadano trovate soluzioni direttamente nei Paesi che sono all’origine dell’immigrazione, ma cita altri paesi contrari al sistema quote come la Repubblica Ceca, la Slovacchia, i Paesi Baltici, la Polonia, il Regno Unito, e la Francia.

La Spagna ne ha criticato i criteri di ripartizione, affermando che non sono “né giusti né realistici”.

Il Regno Unito di David Cameron, che guida simbolicamente il gruppo del no, è pronto a mandare navi, ma senza accogliere i migranti.

La Germania che oggi è al primo posto fra i Paesi che accettano migranti africani, ha parlato di salvare vite umane, ma di quote non ne vuole parlare. La stessa Merkel accenna ad uno studio che preveda un diversa distribuzione tra i Paesi.

Le prossime settimane ci diranno che piega prenderanno le prese di posizioni assunte sulle quote degli immigrati, in particolare quella francese. Anche se da Berlino in questo pomeriggio il presidente francese Francoise Hollande rigetta il concetto di “quote”, e si è detto d’accordo con la necessità di “distribuire” i richiedenti asilo in Europa. “Bisogna distinguere fra gli immigrati che arrivano per motivi economici e non possono restare – ha detto – e i rifugiati che hanno diritto all’asilo politico, per i quali deve valere il diritto europeo”.

In questo stesso pomeriggio Bertaud, portavoce dell’esecutivo UE, ha affermato che c’è la “possibilità di discutere i criteri” per la redistribuzione dei richiedenti asilo da un Paese Ue all’altro. “Molti dettagli sono da finalizzare”. Dunque una situazione che sembra in continuo mutamento.

Mattarella: in Libia soluzione politica e non militare

“In Libia occorre una soluzione politica e non militare che porti ad un governo di unità nazionale” è quanto afferma il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella da Tunisi, dove si è incontrato con il suo omologo Caid Essebsi, per la firma di un memorandum di intesa tra governo italiano e quello tunisino, per una cooperazione (programmi e progetti) tra i due paesi nel biennio 2014-2016.

Il premier italiano Matteo Renzi lancia monito ai Paesi Ue

Al programma Porta a Porta richiama Francia e Spagna ad assumersi le responsabilità dicendo: “L’Ue per la prima volta ha affermato che il problema non è solo italiano, i paesi hanno accettato di mandare le navi ma devono accettare il principio delle quote. Non è che mandano navi e poi li lasciano a Pozzallo”. E aggiunge: “Noi andremo a riprendere quel barcone, quello affondato con la strage di un mese fa, e lo tireremo su. Voglio che tutto il mondo veda quello che è successo. E’ inaccettabile che qualcuno continui a dire occhio non vede cuore non duole”. Costerà 15-20 milioni che spero paghi l’UE, altrimenti li paga l’Italia. E’ giusto che tutto il mondo veda quello che è successo”.

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