Il vero volto dell’Arabia Saudita dietro la sua immagine di alleato chiave

Abusi e violazioni di diritti umani vengono perpetrati nella realtà quotidiana dell’Arabia Saudita

Quando il Re Salman ha annunciato l’abolizione del divieto di guida per le donne, l’opinione pubblica e la diplomazia hanno accolto positivamente la decisione, parlando di un punto di svolta in Arabia Saudita, almeno sul lato delle donne. Stessa reazione per la nomina del figlio Mohammad bin Salman come principe ereditario: giovane e ambizioso e indicato da tempo come il nuovo uomo forte di Riad, è da sempre ritenuto il figlio prediletto del sovrano, è ministro della Difesa ed è stato promosso vice premier in un periodo in cui il regno risente del calo del prezzo del petrolio, in un momento storico segnato dall’annosa rivalità con l’Iran e dai conflitti in Medio Oriente.
L’Arabia Saudita è stata in grado nel corso del tempo di divenire un attore centrale dal punto di vista geopolitico grazie alle intense relazioni con i paesi del Golfo, ma anche al coinvolgimento nelle dinamiche più ampie del Medio Oriente e in quelle globali. Allo stesso tempo è stata in grado di costruire un’immagine di “alleato fondamentale” per i paesi terzi, nonostante il paese non goda di un sistema democratico e non sia di certo acclamato per il suo rispetto nel campo dei diritti.

Dal punto di vista politico l’Arabia Saudita è una monarchia fortemente autoritaria basata su una rigida applicazione del Corano e su un’interpretazione della religione islamica tradizionalista trasposta nella vita pubblica dei cittadini. Nel sistema politico saudita, l’intreccio tra politica e religione è inscindibile e si rifà ai dettami del wahabismo. La legge proibisce la costituzione di partiti, così come qualsiasi altra forma di dissenso, di manifestazione, di associazionismo politico e sindacale, ma ammette l’esistenza di alcuni strumenti di consultazione.
Gravi limiti sono imposti anche alla libertà di espressione e alla libertà di stampa: il governo controlla capillarmente i media nazionali e domina la stampa e la televisione satellitare della regione. Il 63,7% della popolazione ha accesso a Internet, ma anche la rete è censurata dal governo.

Abusi e diritti umani: alcuni casi recenti

Scrittori, accademici, attivisti on-line e religiosi sono stati presi di mira e arrestati di recente. In una sola settimana, nel mese di settembre, più di 20 eminenti difensori dei diritti umani sono stati arrestati in seguito a un’ondata di incursioni.
Il 12 settembre 2017, l’accademico e scrittore Mustafa Al-Hassan è stato arrestato e detenuto in isolamento nella città di Al-Damman senza avere accesso alla sua famiglia o all’avvocato. Nello stesso giorno, l’attivista accademico Abdullah Al-Malki, noto per il suo sostegno alle riforme e ai diritti umani, è stato arrestato dalla sua casa e da quel momento si sono perse le sue tracce. Arrestato anche Essam Al-Zamel, un imprenditore noto per i suoi scritti sulla necessità di una riforma economica.
Issa Al-Hamid e Abdulaziz Al-Shubaili, entrambi membri dell’Associazione per i diritti civili e politici in Arabia Saudita (ACPRA), sono stati arrestati a settembre per scontare rispettivamente le condanne a 11 e 8 anni di carcere.
Le autorità hanno arrestato e perseguito quasi tutti gli attivisti associati all’associazione ACPRA, una delle prime organizzazioni civiche dell’Arabia Saudita, che ha chiesto un’ampia riforma politica nell’interpretazione della legge islamica.

Anche i difensori dei diritti umani delle donne sono stati sottoposti a pressioni dopo essere stati convocati per interrogatori in cui è stato loro chiesto di firmare la promessa di astenersi dall’impegnarsi in attività di advocacy on-line. Il giorno dell’annunciazione del decreto che abrogava il divieto per le donne di guidare, numerosi difensori che difendevano le donne e il loro diritto alla guida sono stati ammoniti dal commentare la decisione reale o avrebbero dovuto affrontare procedimenti legali. Inoltre, un’attivista di spicco appartenente alla campagna femminile per porre fine al sistema di tutela maschile è stata convocata per delle indagini e interrogata sui suoi post che chiedono l’uguaglianza di genere. 
E come non ricordare il caso di Raif Badawi, il blogger e prigioniero di coscienza saudita in carcere dal 17 giugno del 2012, condannato a 10 anni. Ha già subito in pubblico 50 delle 1000 frustate previste dalla condanna. Giudicato colpevole di “offesa all’Islam”, la sua vera “colpa” è stata di aver fondato il forum online “Free Saudi Liberals“, dedicato al dibattito su temi politici e religiosi.

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Elisa Cassinelli

Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università degli Studi di Genova, appassionata di Medio Oriente e politica internazionale, con un focus su Iran e Turchia e i processi di democratizzazione. Ho svolto tirocini presso l’International Center for Contemporary Turkish Studies, nell’area formazione dell’ISPI a Milano e ho collaborato con il sito “Italnews” curando la sezione esteri. Ho approfondito la questione dei diritti umani, per me centrale, grazie alla mia esperienza in ONG come Amnesty International e Iran Human Rights Italia. Amo leggere, la poesia e fare meditazione.

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