Il divorzio breve è legge, dopo 10 anni. Per i cattolici attacco alla famiglia

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Montecitorio Aula Camera

Approvate in via definitiva le norme del divorzio breve

Il divorzio breve è legge. Mercoledì 22 aprile la Camera, a 41 anni dal referendum del 1974, ha approvato definitivamente (con 398 sì, 28 no e 6 astenuti)  il disegno di legge che introduce in Italia il cosiddetto divorzio breve. A favore hanno votato Pd, Sel, M5s, Scelta civica, Psi e Alternativa libera. Forza Italia e Area popolare, viste le “diverse sensibilità” presenti nei gruppi, hanno dichiarato il loro sì lasciando, però, anche libertà di coscienza. La Lega Nord ha lasciato libertà di coscienza. E’ un traguardo quello raggiunto dopo 10 e lunghi anni di discussioni in Parlamento.
 Il testo, che semplifica e velocizza le procedure per divorziare, era stato approvato di già dalla Camera il 29 maggio del 2014 e modificato dal Senato il 18 marzo 2015. Il provvedimento era dunque tornato alla Camera per la lettura finale.

Il divorzio breve in sintesi:

– i tempi della separazione per chiedere il divorzio scendono dagli attuali 3 anni a 12 mesi per la “separazione giudiziale” (quando cioè il divorzio viene chiesto da uno dei due coniugi) e a 6 mesi quando la separazione è consensuale, indipendentemente dalla presenza o meno dei figli

– il termine di 12 o di 6 mesi decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale

– la comunione dei beni si scioglie quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati o al momento di sottoscrivere la separazione consensuale (prima si realizzava solo con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione)

– disciplina la fase transitoria: la nuova legge sarà operativa anche per i procedimenti in corso, regalando tempi più brevi a chi aspetta il divorzio

Durante la fase di discussione sulla legge, sembrava possibile anche che il divorzio potesse diventare lampo, ovvero con l’abolizione dei due gradi (separazione e divorzio). La norma, che la relatrice Rosanna Filippin aveva tentato di inserire nel disegno di legge, ha provocato talmente tante avversioni di senatori del PD, NCD, FI e UDC, che è stata stralciata, e rinviata a tempi migliori in cui probabilmente ci sarà una visione più matura della questione.

Le reazioni sul divorzio breve

Il #divorziobreve è legge. Un altro impegno mantenuto. Avanti, è #lavoltabuona, scrive il premier Matteo Renzi in un tweet. Ovviamente il premier tenta di appendere il cappello sulla riforma, anche se i veri “padri” della legge sono i due relatori del ddl, Luca D’Alessandro (Forza Italia) e Alessia Morani (Pd).

Le reazioni sono tutte (o quasi) positive e bipartisan del mondo politico. Non sono mancate le perplessità legate al ruolo centrale che la famiglia svolge nella società. Qualche esponente della Lega nord, ha chiamato in causa la mancanza di tutela dei figli, e chi, come qualche deputato di Ap, Fi e Fdi, il pericolo che i tempi brevi possano intaccare la stabilità della famiglia.

Critica Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia che dice “Voto contro il ddl sul divorzio breve: no al matrimonio usa e getta soprattutto in presenza di figli. I bambini non sono un dettaglio: vanno tutelati sempre”

Scontata la reazione negativa di Famiglia cristiana: “L’ennesimo attacco alla famiglia e ai figli sempre meno tutelati e vittime dell’irresponsabilità. Tre anni è un tempo che diversi esperti, psicologi e mediatori familiari, considerano necessario per consentire alla coppia quantomeno di riflettere sulla propria decisione. Soprattutto se ci sono di mezzo i figli. Non sono poche le coppie, dopo un attento esame e una pausa di rimeditazione, che hanno cambiato idea e non si sono più separate”.

Indietro nel tempo

Prima dell’Italia unita, con il Codice Napoleone i matrimoni civili si potevano sciogliere (ma serviva il consenso dei genitori e dei nonni). Dopo l’unificazione il divorzio restò un tabù. Fallì anche il tentativo nel 1902 del governo Zanardelli di prevedere il divorzio solo in caso di adulterio, lesioni al coniuge, condanne gravi. Bisogna arrivare al primo dicembre 1970. In quella data, al termine di una seduta parlamentare di oltre 18 ore, con la legge n. 898 detta “Baslini-Fortuna” dal nome dei due parlamentari promotori, venne introdotto il divorzio in Italia. Radicali, socialisti, comunisti, liberali e repubblicani approvarono la legge; contrari la Dc e il Msi. Ma l’Italia cattolica, antidivorzista, chiese il referendum: il 12 e 13 maggio 1974, dopo che 1 milione e 300mila firme furono depositate alla Cassazione per chiedere il referendum abrogativo della legge Fortuna-Baslini, l’87 per cento degli italiani andarono a votare: i “no” ottennero quasi il 60%, e la legge Baslini-Fortuna fu definitivamente confermata. Oggi l’ulteriore grande passo, in attesa del divorzio immediato (per ora stralciato)  e…. forse in proiezione delle unioni civili.

Per il resto siamo già in una società liquida.

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