Giro d’Italia 2018: i palestinesi chiedono al Papa di rifiutare l’invito di Netanyahu

Le organizzazioni della società civile palestinese sollecitano il Papa, invitandolo a non prestare in alcun modo il suo nome per il prossimo Giro d’Italia

Qualche giorno fa numerose organizzazioni palestinesi hanno indirizzato una lettera a Papa Francesco. Gli si chiede di rifiutare la proposta del primo ministro israeliano Netanyahu, il quale ha invitato il pontefice a dare l’avvio ufficiale alla corsa.
I palestinesi accusano il governo israeliano di usare il nome del Papa per propaganda. Il tentativo è quello di insabbiare le persistenti violazioni di diritti umani. Continua poi senza sosta la costruzione di insediamenti illegali nei territori palestinesi occupati, in particolare a Gerusalemme Est. Sarà proprio Gerusalemme la tappa inaugurale del prossimo Giro d’Italia.

“Lo sport arricchisce la vita delle persone, diffonde una cultura di incontro e solidarietà. Il popolo palestinese sostiene con forza il massimo impegno per il rispetto dei diritti umani e dei principi antirazzisti in tutte le discipline sportive. Tuttavia, i regimi di oppressione come Israele in questo caso, hanno sempre cercato di sfuggire alle responsabilità internazionali strumentalizzando gli sport.”

Gli organizzatori del Giro d’Italia sostengono che la corsa non abbia niente a che vedere con la politica. Tuttavia, collaborano con una società attiva negli insediamenti illegali. Inoltre, attraverso milioni di dollari di sponsorizzazione aiutano Israele nel ritenere ingiustamente che Gerusalemme Est faccia parte di Israele e ne sia la capitale unificata. Durante le tappe nel sud di Israele, la Corsa Rosa attraverserà territori appartenenti ai palestinesi indigeni. Uno di questi è il villaggio di Al-Araqib demolito solamente 120 volte dal 2010 ad oggi.

Nella lettera al pontefice si legge ancora: ”Avete chiesto un impegno per garantire che lo sport sia sempre più inclusivo e che i suoi benefici siano sempre più accessibili a tutti”. Questo principio è stato violato ripetutamente. Israele ha bombardato e distrutto stadi e strutture sportive palestinesi e ha regolarmente negato la libertà di movimento agli atleti.
Il Presidente Netanyahu ha descritto il Giro d’Italia 2018 come “un evento chiave nelle celebrazioni per il settantesimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele”. Questo è un insulto per ogni palestinese ma anche per ogni individuo coscienzioso; il prossimo 15 maggio verrà commemorato l’anniversario della Nakba: la Catastrofe in cui circa 800.000 palestinesi, musulmani e cristiani, furono allontanati con la forza dalla loro patria. Questo segnò l’inizio della spoliazione e della sistematica negazione dei diritti umani da parte di Israele.

Il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, rivolgendosi a circa 150 aziende israeliane e internazionali, ha fatto chiarezza sulle conseguenze giuridiche derivanti dal loro coinvolgimento negli insediamenti illegali. Tutti gli insediamenti israeliani costruiti nei territori occupati palestinesi, costituiscono un crimine di guerra secondo il diritto internazionale.
La scelta di far partire la prossima Corsa Rosa da Gerusalemme, ha avuto un’eco transnazionale. Numerose associazioni per i diritti umani hanno firmato un appello internazionale affinché venga scelta un’altra città di partenza.
Intanto il 29 novembre il Giro d’Italia sarà presentato ufficialmente a Milano. La data coincide con la Giornata Internazionale ONU di solidarietà con il Popolo Palestinese.

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Eleonora Cambedda

25 anni studentessa in Relazioni Internazionali presso l'Università di Cagliari. Appassionata di Medio Oriente, della lingua e della cultura araba. Negli ultimi anni ha affiancato allo studio accademico, la ricerca personale mirata a conoscere e ad approfondire le dinamiche e gli eventi nel Medio Oriente. In particolare, la sua ricerca si é focalizzata di recente sull'evoluzione dei diritti delle donne musulmane nell'ultimo secolo. Un altro tema a lei caro, é quello della prevenzione e risoluzione dei conflitti, che spera di poter approfondire frequentando un master all'estero nei prossimi anni.

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