Germania. Elezioni politiche 2017: domenica 24 settembre alle urne

Il 24 settembre ci sarà il rinnovo del Bundestag: favorita la Merkel nei sondaggi con il 36% che distanzia Schulz al 22%. I piccoli partiti determinanti nelle future coalizioni di governo

Domenica prossima, 24 settembre, ci saranno in Germania le elezioni politiche: si voterà per eleggere i nuovi membri del Bundestag, il parlamento federale tedesco, che a sua volta eleggerà il nuovo cancelliere. La favorita rimane lei: Angela Merkel, 63 anni ed in carica dal 2005. La Merkel viene appoggiata dalla CDU, il partito di centro/centrodestra che da anni domina la scena politica tedesca. Il suo principale sfidante è Martin Schulz, 61 anni, il quale è il candidato del SPD (Partito Socialdemocratico tedesco). Il suo nome non è nuovo. Infatti fuori dalla Germania è noto per essere stato presidente del Parlamento Europeo.

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Il sistema elettorale tedesco

Il sistema elettorale tedesco viene definito un sistema proporzionale personalizzato con meccanismi di correzione. La soglia di sbarramento è fissata al 5%. All’elettore vengono consegnate due schede. Sulla prima scheda elettorale chiamata “Erststimme” l’elettore esprime una preferenza per uno dei candidati diretti della sua circoscrizione; il candidato più votato di ciascuna circoscrizione risulta eletto. Il paese è suddiviso in 299 circoscrizioni elettorali, una ogni 250mila abitanti. Ogni partito può presentare un candidato in ogni circoscrizione. Inoltre possono presentarsi anche candidati indipendenti, che abbiano raccolto almeno 200 firme di sostenitori. Vince il seggio chi ha ottenuto più preferenze.
Con il secondo voto l’elettore sceglie invece un partito politico, i cui candidati sono fissati su una lista per ciascun Land. Tutti i 598 seggi del Bundestag sono suddivisi tra i partiti in base alla percentuale su scala nazionale dei secondi voti.
In questo caso il primo voto non determina la distribuzione dei seggi tra i partiti: il numero di deputati di un partito eletti direttamente viene infatti scalato dal numero dei seggi previsto tramite il voto di lista. I candidati dei vari partiti eletti direttamente tramite i primi voti ottengono ciascuno un seggio. Nei Land in cui il numero dei deputati di un partito eletti direttamente è inferiore al numero dei seggi attribuiti al partito con il secondo voto, si colma tale differenza tramite i candidati presentati dal partito nella propria lista del Land, seguendo l’ordine in cui questi figurano sulla lista. Se con la prima scheda vengono eletti più candidati della percentuale raccolta con la seconda, si creano mandati in più fino a esaurimento dei candidati eletti direttamente (Ueberhangsmandate). Questo sistema privilegia i partiti che si possono permettere di presentare candidati in tutte le circoscrizioni. Infatti dopo il voto del 2009 attraverso questi mandati in eccedenza il numero dei deputati è salito a 622 e dopo il 24 settembre sembrerebbe destinato ad aumentare ancora perché nel frattempo è stato stabilito un principio di compensazione per i partiti che non hanno avuto mandati in eccedenza.

La CDU e Angela Merkel

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Angela Merkel è la leader più popolare della storia recente della Germania e ha guidato il paese nel suo periodo di maggiore stabilità e crescita economica, dovendo tra l’altro occuparsi del rischio di default della Grecia, della guerra in Ucraina e dei molti migranti che arrivano in Europa. La Merkel è nata ad Amburgo, quando la città faceva ancora parte della Germania Ovest, ma è cresciuta nella Germania dell’Est. Ha partecipato attivamente alla spinta democratica che portò alla caduta del Muro di Berlino ed è diventata ministro nel 1991, nel governo presidiato da Helmut Kohl. Nel 2005 divenne Cancelliera per la prima volta. In questa campagna elettorale Merkel ha promesso di ridurre ulteriormente il tasso di disoccupazione, da quello attuale del 5,5% portandolo al 3 per cento; ha proposto un taglio delle tasse per la classe media e un lieve aumento per i più ricchi. Per quanto riguarda l’immigrazione, la Cancelliera propone di incentivare l’accoglienza per gli immigrati con maggiori competenze, i cosiddetti “skilled workers”, non parlando però di quote massime. Il programma è ritenuto centrista e moderato, in coerenza con gli anni passati. Per molti studiosi e analisti, è proprio questa capacità di apparire costantemente rassicurante ad aver garantito alla Merkel il suo lungo successo.

L’SPD e Martin Schulz

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Schulz ha 61 anni e vanta una lunghissima carriera all’interno dell’SPD. Iniziò a fare politica nel 1987, quando divenne sindaco di Würselen, una città di circa 40mila abitanti. Mantenne l’incarico per circa dieci di anni proseguendo nel frattempo la sua carriera all’interno del partito. Nel 2012, dopo aver trascorso circa dieci anni da Europarlamentare, fu eletto presidente del Parlamento Europeo. Schulz ha sorpreso tutti nel lanciare la sua candidatura. Nei primi mesi dopo l’annuncio ufficiale, l’SPD andava molto meglio nei sondaggi, arrivando alcuni giorni perfino a sorpassare la CDU, ma adesso è tornato a essere piuttosto distante dalla formazione rivale.
Il programma di Schulz è stato descritto come moderato. Infatti l’SPD non vuole toccare ulteriormente le pensioni (non vuole alzare l’età pensionabile, ma non chiede nemmeno ulteriori riduzioni) e vuole tagliare le tasse ai più poveri alzandole invece a tutti gli individui che guadagnano più di 76 mila euro l’anno. Schulz ha inoltre promesso di mantenere basse le spese militari. Infine la SPD si è impegnata a ridurre il crescente divario tra ricchi e poveri, ma, secondo gli esperti, è rimasta troppo vaga sui modi con cui intende raggiungere questo obiettivo.

Gli altri partiti principali

AfD (Alternative für Deutschland): è il partito della destra populista tedesca. Nato tra il 2012 e il 2013, inizialmente era espressione dell’iniziativa di alcuni economisti tedeschi critici verso la crisi dell’eurozona che, secondo loro, stava svantaggiando la Germania. Con il passare del tempo, però, questo partito ha iniziato a sposare anche altre politiche tipiche dei partiti euroscettici europei, come la lotta all’immigrazione e la reintroduzione della leva militare. Nel 2013 finì poco sotto la soglia di sbarramento; invece in queste elezioni hanno concrete possibilità di superarla. Però rimane davvero molto improbabile un loro ruolo all’interno della futura coalizione di governo.
Die Linke: è il partito di sinistra radicale. Questo partito affonda le sue radici nella Germania Est. Quando nel marzo del 1990 la DDR, pochi mesi dopo la caduta del muro di Berlino, tenne le uniche elezioni libere della sua storia (vinte dai cristiano-democratici della CDU), i membri della SED, l’ex partito dominante della Germania Est, si candidarono sotto le insegne del PDS. Questo partito si presentò anche alle successive elezioni della Germania riunificata, ottenendo la maggior parte dei voti nella parte orientale del paese. Nel 2005 il PDS si alleò con il WASG, un partito nato da una scissione da sinistra dei socialdemocratici dell’SPD, e nel 2007 i due partiti si fusero dando vita a Die Linke. In questo modo il partito uscì in parte dagli schemi, che lo vedevano come una lista composta principalmente da nostalgici della DDR, aumentando i voti nel resto del paese ma restando particolarmente radicato nella parte orientale del paese. Attualmente Die Linke è un partito di sinistra tendenzialmente anticapitalista, con al suo interno esponenti socialisti e comunisti. Il suo massimo storico di voti è stato raggiunto nel 2009, quando ottenne l’11,9 per cento, mentre alle ultime elezioni del 2013 si è fermato all’8,6 per cento.

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– FDP: è lo storico partito liberale tedesco; è stato più volte al governo del paese dal dopoguerra a oggi sia al fianco dei cristiano-democratici della CDU sia con i socialdemocratici dell’SPD. Dal 1982 a oggi ha però sempre fatto parte esclusivamente di governi con la CDU, fatto che li colloca tendenzialmente nel centrodestra. Dopo aver ottenuto nel 2009, sotto la guida di Guido Westerwelle, il massimo storico di voti (14,6 per cento), il partito è entrato a far parte del governo di Angela Merkel, deludendo però le aspettative degli elettori che nel 2013 li hanno pesantemente castigati, costringendoli al 4,8 per cento, sotto la soglia di sbarramento del 5 e mandandoli per la prima volta fuori dal parlamento.
–  Die Grünen: i Verdi tedeschi sono uno dei partiti ambientalisti europei con più storia e che hanno raggiunto i migliori risultati. Il movimento nacque alla fine degli anni Settanta, quando nel land della Bassa Sassonia vennero formate alcune liste in difesa dell’ambiente. Le forti battaglie contro il nucleare durante gli anni Ottanta portarono il consenso del partito a crescere e con la riunificazione tedesca stilarono un patto con Alleanza 90, partito della Germania Est pacifista e che era stato attivo nella lotta del paese per la democrazia. Tra il 1998 e il 2005 i Verdi governarono la Germania come alleati dei socialdemocratici durante il governo di Gerhard Schroeder, coinvolgendo tra gli altri il vicecancelliere Joshka Fischer, storico leader del partito, come vicecancelliere del governo. Nel 2011 i Verdi sono riusciti a vincere le elezioni del land del Baden-Württemberg, venendone riconfermati alla guida nel 2016. Nelle ultime elezioni federali del 2013 presero l’8,4 per cento dei voti.

Cosa dicono i sondaggi

Secondo la media dei sette principali sondaggi realizzata dal Financial Times, la coalizione di Angela Merkel dovrebbe ottenere il 36 per cento dei voti, cioè circa cinque punti in meno del suo ultimo risultato alle elezioni del 2013, quando ottenne il 41 per cento. I suoi principali avversari, i socialdemocratici della SPD, dovrebbero ottenere il 22 per cento, tre punti in meno del 25 per cento ottenuto quattro anni fa. Per i quattro principali partiti minori si profila un’interessante sfida: Secondo i sondaggi tutti e quattro (Die Linke, Verdi, FDP e AfD) dovrebbero ottenere intorno al 10 per cento dei consensi. Questo significa che tutti oltrepasseranno la soglia di sbarramento del 5 per cento e che la loro forza relativa in Parlamento potrebbe variare parecchio a seconda di quanti voti prenderanno e di come li prenderanno.

Possibili coalizioni

Le possibili coalizioni vengono chiamate con i nomi dei colori del partito. Ecco i probabili scenari:


Con il blocco CDU/CSU in testa nei sondaggi, l’attenzione è rivolta a chi si unirà alla Merkel dopo le elezioni. La Cancelliera uscente ha escluso di lavorare con l’AfD; restano così disponibili altre quattro opzioni:

Grande coalizione: prevede un’alleanza di centro-destra (CDU/CSU) e centro-sinistra (SPD) come l’attuale governo. Ormai questa è l’opzione più gettonata vista la notevole frammentazione tra partiti minori. Inoltre il dibattito debole tra la Merkel e Schulz è stato ampiamente visto come un preludio per una futura collaborazione.

Nero-Giallo: il blocco CDU/CSU preferirebbe però una partnership con un partito più piccolo. Il suo alleato preferito sarebbe sicuramente il partito liberale FDP. I loro programmi sono abbastanza vicini, anche se l’FDP ha più volte chiesto apertamente un’uscita della Grecia dall’euro.

Nero-Verde: una coalizione tra CDU/CSU e i Verdi sarebbe inedita. Infatti questo tipo di alleanza, anche se è presente in due degli Stati della Germania, non è stata mai condotta in un governo federale.

‘Giamaica’: una coalizione a tre vie con i colori della bandiera giamaicana – CDU/CSU, FDP e Verdi – è stata formata nei governi statali dopo le elezioni dello scorso giugno nello Schleswig-Holstein. Ma sarebbe una novità a livello federale. I presupposti per condurre questo tipo di coalizione sarebbero però duri in quanto vi sono forti contrapposizioni tra l’economia liberista dell’FDP e l’interventismo ambientale dei Verdi.

A questo punto un governo socialdemocratico è improbabile, ma due scenari sono concepibili:

Rosso-Rosso-Verde: un governo di sinistra guidato da Martin Schulz del SPD e sostenuto dalla sinistra radicale (Die Linke) e dai Verdi è uno dei unici due scenari che potrebbero portare alla fine del Governo di Angela Merkel.

‘Semaforo’: una coalizione Rosso-Giallo-Verde (SPD, FDP, Verdi) che attualmente governa lo Stato di Renania-Palatinato; sarebbe però una novità a livello federale.

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