Elezioni politiche 2018. Abbiamo già tutti perso

Ecco perchè le elezioni del 4 marzo saranno una sconfitta per tutti, indipendentemente dall’ideale politico

Le elezioni del 4 marzo 2018 rimarranno nella storia democratica di questo paese. Non per gli entusiasmanti discorsi elettorali. Né, diciamocelo, per le proposte che i vari partiti (o movimenti che siano) si affrettano a rilanciare, in una inarrestabile corsa a chi promette di più, quasi come se non vi fosse una fine.
Ciò che, invece, rimane centrale è il risultato che queste elezioni avranno, e che non è quello puro, semplicistico, di una vittoria a destra o a sinistra. Ma è quello di aver perso. Tutti. Prima ancora di iniziare.

Se c’è una cosa che gli ultimi eventi di Macerata, Palermo e Perugia hanno dimostrato è che mai come prima si ha, nella nostra comunità, una perdita centrale di quei valori di società democratica e liberale, che, sin dal 1945, ci avevano contraddistinto. Un popolo che fino al 2014 era fiero di salvare vite nel Mediterraneo, ora si ritrova incastrato in una folle guerra tra poveri, scadendo nel più completo minimalismo politico, sociale, umano.

In un paradossale scontro tra frasi più estremiste e politicamente efficaci che ha, però, innescato un processo inverso e contrario a quello che normalmente ci si aspetterebbe da una società europea, terra di emigrazioni. Credo che, alla fine, dovremo arrenderci alla semplice costatazione che tutti, indipendentemente dal nostro colore di partito, dai nostri ideali e valori di cittadini, abbiamo fallito il compito affidatoci dei nostri nonni e di chi, faticosamente, ha cercato di dare una Democrazia a questo benedetto assurdo bel paese. Quei valori, invece, li abbiamo barattati con un ritorno alla voglia di confini. All’indicibile ‘noi’ contro ‘loro’. Al filo spinato. Ai muri. Alle pistole. Ai morti. 
E ci lamentiamo, perché siamo stati ‘invasi’, ‘dominati’, ‘soggiogati’ da fantasmi del passato e da invasori esterni, venuti su delle barche, proprio come quelle che, qualche decennio fa, trasportavano le famiglie italiane verso i porti freddi e poco accoglienti degli Stati Uniti. La società italiana è bella perché multiculturale, ma qui, tra un post e un altro, ci siamo dimenticati di cosa vuol dire civiltà. Mentre ritornano, portati in trionfo, come nei racconti senza un lieto fine, i discorsi sulla razza, sul colore, sulla superiorità.

Non credo serva a molti immaginare cosa succederà il 5 marzo. Se salirà la destra o la sinistra, o il centro o gli anti-establishment, o gli anti-europei, o gli anti-vaccinisti. Questo perché, alla fine, abbiamo già perso, in partenza, la battaglia per un confronto democratico e civile.
E questo continua ad essere, nonostante tutto, più importante.

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Francesco Pisanò

Studente all'University of Glasgow in Studi strategici, di sicurezza e d'intelligence, sono appassionato di Medioriente e di dinamiche geopolitiche mediterranee. Convinto Europeista, ho portato avanti studi anche sul ruolo dell'Italia nell'Unione Europea e nel Mediterraneo. Mi interesso di strategie militari e nazionali dei paesi del Golfo e del Levante.

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