Egitto: la grande farsa delle elezioni presidenziali

Gli esperti hanno definito le elezioni presidenziali dell’Egitto come una “farsa” e prevedono che il presidente Abdel Fattah al-Sisi vincerà un secondo mandato presidenziale dopo aver eliminato qualsiasi vera opposizione politica

Tra il 26 e il 28 marzo gli egiziani saranno chiamati alle urne per scegliere il loro prossimo presidente. Abdel-Fattah al-Sisi dovrebbe con ogni probabilità essere riconfermato nel suo ruolo. Le elezioni presidenziali rischiano di diventare uno spettacolo puramente teatrale, messo in scena dal regime al fine di assicurare un secondo mandato quadriennale al presidente in carica al-Sisi.
Al-Sisi ha eliminato qualsiasi concorrente elettorale credibile, inclusi due importanti sfidanti appartenenti all’establishment militare, Ahmed Shafiq e Sami Anan, usando minacce e persino la prigione. Moussa Mustafa Moussa, presidente del partito liberale El-Ghad, è entrato in corsa alla carica di presidente all’ultimo momento per interpretare l’avversario simbolico di al-Sisi. Si tratta di un politico oscuro, dichiarato sostenitore del presidente, che sembra abbia legami di vecchia data con i servizi di sicurezza egiziani.

Circa 60 milioni di persone in Egitto sono registrati per i tre giorni di voto. Il Paese più popoloso del mondo arabo potrà così scegliere tra il presidente attuale e uno sfidante poco conosciuto e legato all’establishment del regime attualmente in carica.
In Egitto, i candidati politici scelgono solitamente dei simboli per identificarsi nel ballottaggio. Abdel-Fattah al-Sisi ha scelto una stella, che brilla sui cartelloni pubblicitari in tutto il Paese accanto al suo viso onnipresente. Moussa Mustafa Moussa permetterà a questa stella di brillare con estrema facilità. L’avversario politico di al-Sisi ha infatti scelto di non sfidare il presidente. In tutto il Cairo, solo quattro sono gli striscioni apparsi a sostegno di Moussa, a conferma del fatto che una vera e propria campagna elettorale non esiste e che Moussa, candidatosi alla presidenza poco prima della data di chiusura delle liste, abbia voluto con questo gesto salvare la facciata di elezioni che, altrimenti, avrebbero avuto un unico candidato.
I critici del regime di al-Sisi hanno chiesto a gran voce al popolo egiziano di boicottare le elezioni. Queste ultime rappresenteranno per l’Egitto il secondo appuntamento con le urne dopo il golpe militare del 2013 che ha rovesciato il regime islamista di Mohamed Morsi, eletto in seguito alla rivoluzione egiziana che destituì Hosni Mubarak nel 2011.
Al-Sisi, allora ministro della difesa, ha guidato il colpo di stato del 2013, riuscendo a sottrarre il potere ai Fratelli Musulmani grazie anche al godimento di un forte sostegno popolare. Tuttavia, la situazione sembra ora essere cambiata. Le nuove elezioni presidenziali si svolgeranno in un clima di malcontento popolare e sullo sfondo di una vasta repressione attuata dal regime. Decine di migliaia di persone sono in prigione per accuse create ad-hoc per essere politicizzate e strumentalizzate.

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Le organizzazioni della società civile sono perseguitate dalla polizia e il regime sta comprando diverse organizzazioni di comunicazione e media private e sta punendo quelle società che osano divergere dalla narrativa orwelliana dello Stato. Con i servizi di sicurezza liberi di agire come vogliono, l’incidenza della tortura è aumentata drammaticamente e, attraverso una tattica spaventosamente nuova in Egitto, centinaia di persone, fra cui un numero elevato di giornalisti e attivisti, sono “scomparse” dalle strade o dalle loro case. Lo stato di emergenza indetto dal regime, e violentemente attuato dalle forze di polizia ad esso strettamente fedeli, ha ulteriormente eroso i già scarni diritti degli egiziani.
Il modo in cui al-Sisi ha gestito le elezioni, acuendo la repressione e mettendo a tacere in maniera spietata i suoi concorrenti, dimostra che la sua presa sul potere dipende in gran parte dalla lealtà dei militari, o almeno dalla loro acquiescenza. Il fatto che gli sfidanti siano addirittura emersi dall’establishment militare suggerisce che il consenso delle forze armate sia diminuito nel tempo., il che potrebbe aver scosso il presidente al-Sisi. Le forze armate rimangono infatti la più potente istituzione egiziana ed è proprio grazie al loro forte sostegno che al-Sisi è diventato presidente dell’Egitto nel 2014.

Qualsiasi ballottaggio tenuto in circostanze così brutalmente repressive rivela molto poco sulla posizione di al-Sisi nei confronti del pubblico egiziano. Nonostante la messa in scena di elezioni fittizie, l’effettiva presa di potere del presidente sulla sua popolazione non è affatto sicura. L’attuale stagnazione dell’economia e le dure politiche interne attuate da al-Sisi hanno portato molti a chiedere un boicottaggio delle elezioni in segno di dissenso. Per placare il malcontento sociale, al-Sisi ha promesso di tagliare le tasse e ridurre la burocrazia al fine di aumentare gli investimenti. Il presidente in carica si è inoltre impegnato a lavorare per lo sviluppo della penisola del Sinai, una regione desertica molto critica e da lungo tempo destabilizzata da violente ribellioni armate.

Di fronte a questa situazione, diventa fondamentale per al-Sisi assicurarsi il tacito consenso delle forze armate, capaci da sole di far vacillare l’intero regime. Sebbene una nuova rivoluzione sembra ancora improbabile, le élite militari e imprenditoriali insoddisfatte dalle politiche del regime potrebbero lanciare nuove sfide interne. Proprio il fatto che i due principali concorrenti alle elezioni che sono stati abilmente silenziati da al-Sisi provengano dall’establishment militare è la dimostrazione che negli ambienti leali al regime qualcosa sta forse cambiando.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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