Donne e Diritti: una lotta che va oltre l’otto marzo

Cosa rappresenta la Giornata Internazionale delle donne

Parità di genere: molto è stato fatto e tanto resta ancora da fare. Auguri e mimose possono ridurre questa giornata ad una comune festa convenzionale, eppure non è così. L’otto marzo si ricordano i diritti e le conquiste sociali ottenuti dalle donne e quelli ancora da ottenere. È una data simbolica e significativa perché evidenzia quanto le donne abbiano dovuto lottare per rivendicare i propri diritti e quanto ancora debbano continuare a farlo per raggiungere la parità di genere.
Come ci ricorda l’UE: la parità di genere è un valore fondamentale. L’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea spiega infatti che “L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza […]”, in particolare l’articolo 3 afferma che l’Ue promuove “[…] la parità tra donne e uomini […]”. La Carta dei diritti fondamentali rafforza quanto detto, l’articolo 23 parla espressamente di “Parità tra uomini e donne”, si legge “La parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione. Il principio della parità non osta al mantenimento o all’adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato.

Anche il Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea dedica ampio spazio a questa tematica di rilevanza fondamentale a testimonianza dell’impegno assunto dall’Ue nei confronti della donna. L’articolo 8, infatti, affida all’Unione il dovere di promuovere la parità tra uomini e donne in tutte le sue attività; l’articolo 19 prevede l’adozione di provvedimenti per combattere tutte le forme di discriminazione, incluse quelle fondate sul sesso; l’articolo 153 consente all’UE di intervenire nell’ambito della parità di trattamento nei settori dell’impiego e dell’occupazione.

Una lotta lunga oltre un secolo; la celebrazione della giornata della donna ha origine proprio nel secolo scorso, in particolare, il 23 febbraio 1909. Alla fine del 1908 il Partito socialista americano, infatti, decise di dedicare l’ultima domenica di febbraio all’organizzazione di una manifestazione per il voto alle donne. Le Nazioni Unite hanno riconosciuto ufficialmente la data dell’8 marzo come giornata dedicata alla donna nel 1975 – Anno Internazionale della Donna.

Tanto è stato fatto e soprattutto molto resta da fare. Ancora, le statistiche ci dicono che è la donna ad occuparsi dei figli in misura maggiore rispetto all’uomo. Secondo Eurostat, infatti, il 7,7% delle donne nell’UE tra i 25 e i 49 anni vive sola con i propri figli rispetto all’1,1% dei padri. E in particolare, il 92% delle donne tra i 25 e i 49 anni, si prende regolarmente cura di un bambino rispetto al 68% degli uomini. Questo scenario è più evidente tra i Paesi mediterranei: in Grecia, l’85% delle donne si occupa della casa, rispetto a solo il 15% degli uomini, e anche in Italia dove svolgono lavori domestici l’80 % delle donne e il 20% degli uomini. Si osserva, inoltre, che in media solo il 33% delle donne nell’UE è in grado di detenere una posizione dirigenziale. Anche in politica, vediamo una maggioranza di uomini rispetto alle donne. Secondo le ultime stime del 2017, la percentuale di donne presenti al Parlamento europeo è del 35% mentre il dato scende al 29% se si considerano i parlamenti nazionali.
Solo 10 tra capi di stato o di governo su 58 sono donne nell’Unione europea e in Norvegia.
Inoltre, solo otto dei 27 commissari europei sono donne. Infine, in media, le donne dell’UE guadagnano il 16,3% in meno delle loro controparti maschili confrontando le retribuzioni orarie lorde.

In vista della Giornata internazionale della donna la Commissione Ue ha emesso recentemente un’ampia dichiarazione “[…] Dobbiamo essere d’esempio: al febbraio 2018 il numero delle donne che occupavano ruoli dirigenziali nella Commissione europea ha raggiunto il 36% rispetto all’11% al momento del nostro insediamento, nel novembre 2014. Il presidente Juncker si è impegnato a raggiungere il 40% entro il 31 ottobre 2019, al termine del nostro mandato”. “In tutti gli aspetti di tutte le nostre politiche, sia all’interno dell’Ue che nell’azione esterna, siamo inoltre coerenti nel promuovere la parità di genere e l’emancipazione femminile. La nostra politica contribuisce all’attuazione globale efficace degli obiettivi di sviluppo sostenibile e dell’agenda sulle donne, la pace e la sicurezza[…]”.

Si è espresso in merito anche il Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, il quale ha ribadito la necessità per l’Unione di continuare a battersi per la parità di genere.
L’impegno dell’Unione a favore delle donne è testimoniato anche da una recente pubblicazione: “Impegno strategico a favore della parità di genere: 2016 – 2019” ad opera del Commissario europeo per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere. Tale progetto, con l’obiettivo di orientare le azioni future dell’Unione europea, presenta “oltre trenta azioni chiave da mettere in atto in cinque settori prioritari, i rispettivi termini e gli indicatori di monitoraggio” e mira ad “integrare una prospettiva di parità di genere in tutte le politiche dell’UE e nei suoi programmi di finanziamento.”

L’impegno delle Istituzioni deve essere accompagnato dall’impegno di ognuno di noi, dobbiamo contribuire ad eliminare gli inutili stereotipi che ancora sopravvivono e infettano la nostra società. Nonostante tutto, purtroppo, la donna è ancora considerata il sesso debole, e come ci riportano le statistiche non riesce a ricoprire ruoli apicali nel mondo del lavoro. La donna, infatti, fatica ad ottenere credibilità a causa dei molti luoghi comuni che attanagliano la nostra società: la donna ha successo grazie al suo bel visino, l’uomo ha successo perchè in gamba la donna sposata, inoltre ha meno probabilità di essere assunta rispetto ad una donna single a causa della convinzione che la prima sia più incline ad avere figli rispetto alla donna nubile. Ancor più discriminata è poi la donna sposata con figli rispetto al suo collega nella stessa condizione sempre perché si è convinti che una mamma sia più genitore di un padre e quindi meno disposta a sacrificare la vita familiare a vantaggio di quella lavorativa. Queste considerazioni sembrano appartenere ad un’era ormai lontana, eppure ancora oggi vigono indenni nella nostra società e sta a noi cambiare il nostro modo di pensare, fare la differenza eliminando pregiudizi privi di senso alcuno e contribuire ad una rivoluzione culturale in grado di definire una società migliore. Il sesso debole non esiste, e men che meno l’angelo del focolare domestico. Esiste una cosa molto semplice: il rispetto. Punto. Non è un discorso FEMMINISTA, ma è un discorso UMANO.

Tanto è stato fatto e molto resta ancora da fare: l’otto marzo serve a ricordarlo.

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Sara D'Aquanno

Appassionata di politica fin dai tempi del liceo, ho conseguito la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali all'età di 24 anni con votazione 110/110 con Lode presso l'Università degli Studi Roma Tre, presentando una tesi in ambito di tutela dei diritti fondamentali concernente il diritto alla privacy in Europa. Dopo la Laurea ho vissuto a Bruxelles dove ho conosciuto da vicino le Istituzioni europee sviluppando ulteriormente il mio interesse per la politica e per tutto ciò che riguarda l'Unione Europea.

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