Donald Trump colpisce ancora: bye bye Rex Tillerson

Rex Tillerson si aggiunge alla lunga lista di epurati di Donald Trump. Cosa accadrà ora che la Casa Bianca ha perso il suo moderatore?

“Tillerson, sei fuori!”. A Donald Trump è bastata una telefonata per rimuovere dal suo incarico di Segretario di Stato Rex Tillerson, sostituendolo con quello che era l’ultimo direttore della Cia, Mike Pompeo. Una decisione che ha poi trovato conferma attraverso il solito tweet dell’inquilino della Casa Bianca: “Ho deciso da solo, ora Tillerson sarà più felice. Con Rex Tillerson non ci trovavamo d’accordo su alcune cose. Sull’accordo iraniano non la pensiamo allo stesso modo”. Infatti, contrariamente al numero uno della Casa Bianca, Tillerson riteneva che i negoziati sul nucleare intrattenuti con Teheran fossero da preferirsi ad una linea dura.
Che i rapporti tra l’ex Segretario e Trump non sono fossero idilliaci era cosa già nota a tutti. Come scordare la volta in cui, in una conversazione privata dopo un incontro al Pentagono, Tillerson arrivò a dare del cretino al presidente, non premurandosi di negarlo di fronte ai giornalisti statunitensi. Considerato ciò, è sorprendente quindi che il suo incarico sia durato così tanto: un mandato di 14 mesi durante il quale Tillerson ha fatto egregiamente le veci del presidente, evitando in tutti i modi che facesse azioni sconsiderate, come quella di creare un conflitto aperto con l’Iran.

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Rex Tillerson entra a far parte dell’affollato club dei funzionari rimossi da Trump nell’arco di circa un anno. Un licenziamento che inevitabilmente porta uno scossone all’interno della Casa Bianca e che dà il via ad un valzer di poltrone precedentemente occupate da persone con idee, valori ed opinioni diametralmente opposte a quelle di Trump e delle sue politiche. Ecco perché, quelli che restano, più che essere dei funzionari, appaiono invece come dei sudditi, che non osano mettere in discussione le (avventate) decisioni presidenziali.
Gli unici che quasi stoicamente sembrano resistere, sono tre figure che occupano una posizione di prestigio all’interno dell’amministrazione: il capo dello staff John Kelly, il segretario alla difesa James Mattis ed infine il consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster. Anche se stando ad alcune voci di corridoio, proprio quest’ultimo sembra essere il prossimo ad essere rimosso.

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Sbarazzandosi di Tillerson, Trump per sua stessa ammissione è sempre più “libero di essere Donald”, ammettendo di essere “molto vicino ad avere il gabinetto e altre cose esattamente come le voglio”. Una libertà di azione a sua immagine e somiglianza in pratica. Il gabinetto immaginato dal presidente dovrebbe essere privo di limitazioni, saggiamente imposte dall’intero establishment repubblicano che non a caso aveva inserito pedine strategiche nei ruoli più delicati dell’amministrazione.
Trump è invece deciso ad andare per la sua strada. Ecco spiegato il perché il licenziamento di Reince Preibus capo del suo staff, avvenuto lo scorso luglio, e le dimissioni più recenti di Gary Cohn, il suo primo consulente economico, a causa della scelta del tycoon di imporre dazi doganali sulle importazioni di acciaio e alluminio che potrebbe accendere la miccia di una guerra commerciale mondiale.

Come se ciò non bastasse, il nuovo Segretario di Stato Mike Pompeo è sulla stessa lunghezza d’onda di Donald Trump riguardo il trattato internazionale che vieta all’Iran di mettere a punto la bomba atomica nel prossimo decennio. “Penso che l’accordo con l’Iran sia terribile. Immagino che (a Tillerson, ndr) andasse bene. Io e Mike Pompeo la pensiamo nello stesso modo. Sono convinto che lavoreremo bene insieme”. Cosa dovremo aspettarci in futuro?

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Andrea Petricca

Mi chiamo Andrea Petricca. Sono uno studente universitario di Lettere, affascinato da sempre dal mondo dell'informazione. Il piacere di sfogliare un quotidiano o immergersi nella lettura di un libro. Una routine di cui non riesco a fare a meno, dalla quale nasce la mia passione per la scrittura e la voglia di raccontare la realtà che ci circonda.

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