Cuba. Viaggio geopolitico di papa Francesco

Papa Francesco a Cuba
Papa Francesco a Cuba

Papa Francesco a Cuba

Papa Francesco è a Cuba, meta del suo decimo viaggio all’estero, il più lungo tra quelli effettuati durante il pontificato. Un viaggio che ha una valenza pastorale, ma anche e soprattutto geopolitica. Non a caso per la prima volta non ci sono solo, come prassi, il segretario di Stato (il cardinale Pietro Parolin) e il sostituto (l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu), ma anche il “ministro degli esteri” vaticano, l’arcivescovo Paul R. Gallagher.
A febbraio scorso papa Francesco aveva dato disponibilità a partecipare all’ VIII Incontro mondiale delle famiglie di Filadelfia. Poi è maturato la decisione di fare tappa a Cuba. E nel frattempo è stato fissato l’incontro privato col Presidente americano Barack Obama alla Casa Bianca, l’intervento alla sede centrale dell’Onu a New York e quello inedito al Congresso degli Stati Uniti a Washington che si riunirà in seduta congiunta.

Cuba, paese dell’orbita comunista, è stato da 80 anni oggetto di particolare attenzione della Santa Sede. Precedentemente l’isola è stata meta di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. L’anno scorso nel mese di dicembre, dopo oltre mezzo secolo, Washington e l’Avana, sono arrivati al disgelo e ad una svolta storica, ristabilendo relazioni diplomatiche normali, grazie all’aiuto della mediazione di papa Francesco. Tanto che per i cubani, di qualunque credo politico e religioso, il papa è stato ribattezzato l’uomo del 17 dicembre (2014), giorno dello storico annuncio dei presidenti Barack Obama e Raul Castro. E oggi, dopo l’atto del 29 maggio 2015 con il quale Cuba viene cancellata dalla lista nera dei paesi (in cui c’è l’Iran) che sponsorizzano il terrorismo, e la riapertura, avvenuta il 20 luglio 2015, delle rispettive Ambasciate, a Washington e L’Avana, si respira ovunque, nell’isola caraibica, voglia di cambiamento, tra bandiere cubane che sventolano fianco a fianco a quelle a stelle e strisce. E si torna a parlare di America e non più, come è avvento per troppo tempo, di Americhe. Non poteva essere diversamente in un momento storico in cui la Cina e più in generale l’Asia, sono i veri competitors economici, e non solo, degli USA.

La strada da percorrere è ancora lunga. Raúl Castro con la sua “actualizaciόn” del socialismo nell’isola sta dimostrando al mondo che cambiare si può.

Parallelamente al settore statale in declino e inefficiente, c’è un mercato illegale che fornisce tutto quello che lo Stato non dà e i privati non riuscirebbero a trovare. Il nodo centrale è riuscire ad attrarre capitali stranieri, anche se l’apertura al business internazionale ha scatenato già moltissimi viaggi di imprenditori americani, e molti altri europei (schiacciati dalla crisi continentale) che hanno già visitato l’isola caraibica per vagliare tutte le possibilità di un mercato vergine e potenzialmente in espansione. L’ottimismo è tanto, e il nuovo corso con gli USA, che spinge a proseguire le riforme, fa ben sperare.

Anche Papa Francesco, nella cerimonia di benvenuto, ha auspicato, mentre è ancora aperta la spinosa questione dell’embargo Usa (Raul Castro, che ha chiesto anche la restituzione del “territorio occupato” di Guantanamo) che i responsabili politici della storica svolta nei rapporti con gli USA proseguano su questo cammino e sviluppino le sue potenzialità.

Ultima tappa ? Il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a Cuba. Il mondo è fiducioso.

Se l’attuale dirigenza cubana è stata capace di “dare un esempio al mondo” – secondo le parole dello scrittore cubano Leonardo Padura Fuentes – superando un muro lungo mezzo secolo adesso il tema dei diritti e delle libertà non dovrebbe essere un tabù nell’agenda politica cubana. Nei tempi e nei modi voluti.

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *