Crisi migratoria: in aumento gli sbarchi di migranti provenienti dalla Libia

L’aumento degli arrivi di migranti provenienti dalle coste libiche solleva nuovi timori sulla situazione di illegalità nello Stato nord-africano

Nelle prime tre settimane di gennaio si è registrata una crescita annua del 15% sul numero di migranti che, in fuga dalle misere condizioni di vita nei campi di detenzione libici, hanno raggiunto le coste italiane sfidando le sorti della rotta del Mediterraneo centrale. Il numero di migranti approdati in Italia è stato di 2.749, cifra in salita rispetto ai 2.393 registrati durante le prime tre settimane di gennaio dello scorso anno. L’aumento segue un periodo caratterizzato da cifre decisamente in calo: il numero di arrivi di migranti in partenza dalle coste libiche è passato infatti da 181.436 nel 2016 a 119.130 nel 2017.
La crescita registrata nelle prime settimane del 2018 ha sollevato nuovi timori e preoccupazioni in seno alle Nazioni Unite, sempre più sotto pressione per cercare di porre fine alla situazione di stallo politico che il Paese nord-africano vive ormai da diversi anni. La situazione preoccupa anche l’Italia e più in generale l’Unione europea. I funzionari del governo italiano, in piena fase di propaganda politica in vista delle elezioni di marzo, temono che la crescente instabilità politica in Libia stia vanificando alcuni accordi formali e informali tra il governo italiano e le milizie libiche per il rinvio in Libia dei migranti intercettati nelle acque del Mediterraneo centrale.

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L’eventualità di nuove elezioni in Libia previste per il prossimo autunno sta intensificando le tensioni tra il generale Khalifa Haftar, capo dell’Esercito Nazionali di Liberazione Libico che fin dai primi giorni successivi alla caduta del regime di Gheddafi nel 2011 controlla la parte est del Paese, e il Governo di Accordo Nazionale insediato nella parte occidentale della Libia con capitale Tripoli, nato inseguito all’accordo di pace del 17 dicembre 2015 sotto l’egida delle Nazioni Unite e guidato da Fayez Mustafa al-Sarraj.
Esemplificativo della rivalità tra le due fazioni è l’attacco terroristico sferrato giovedì scorso per mezzo di due autobombe davanti a una moschea di Bengasi. Il bilancio di tale violenza è di almeno 41 morti e più di 80 feriti. Secondo alcune fonti libiche, l’attacco aveva come obiettivo l’eliminazione di alti ufficiali delle forze del generale Haftar. Le forze vicine a quest’ultimo hanno immediatamente risposto con rappresaglie cruente contro i sospettati dell’attacco. Le rappresaglie, avvenute presumibilmente davanti alla moschea, hanno visto la fucilazione pubblica dei presunti responsabili, fatti inginocchiare con le mani legate dietro la schiena, di fronte agli applausi di una folla di spettatori.
Immediate le preoccupazioni e le accuse da parte delle Nazioni Unite, che da anni condannano le violenze perpetrate dalle milizie di Haftar nella regione di Bengasi. L’ONU ha parlato di veri e propri crimini di guerra messi in atto dalle forze alleare di Haftar nella regione di Bengasi. Dal 2014 ad oggi, circa 20.000 persone sono state costrette alla fuga da queste aree con la forza. Le forze dell’Esercito di Nazionali di Liberazione Libico hanno infatti accusato intere famiglie di atti terroristici a sostegno del Governo di Accordo Nazionale, impedendo così loro di tornare alle proprie case.

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Di fronte alla crescente instabilità della Libia, l’Unione europea prosegue nella sua politica di finanziamento alla guardia costiera libica al fine di intercettare i migranti in mare. Inoltre, la scorsa settimana l’Italia ha inviato nuove forze lungo le frontiere meridionali della Libia nel tentativo di controllare le rotte di contrabbando dei migranti provenienti dal Niger.
Le Nazioni Unite, sostenute dalle principali organizzazioni non governative che sono in prima fila per la tutela dei diritti umani e dei migranti, hanno più volte definito disumana la politica dell’Unione europea di supporto alle autorità libiche al fine di intercettare i migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo. I migranti vengono intercettati dalla guardia costiera libica e rimandati in Libia, dove vengono detenuti in vere e proprie prigioni. Le sofferenze delle persone rinchiuse nelle prigioni libiche, tra cui figurano anche minori non accompagnati, sono state descritte da alcuni funzionari dell’ONU come un oltraggio alla coscienza dell’umanità.
Le violazioni dei principali diritti umani sono all’ordine del giorno in Libia. I migranti vivono in preda a gravi abusi perpetrati dai trafficanti e dalle stesse forze di polizia. Le nuove rivalità interne minacciano di aggravare ulteriormente la situazione. Sempre più persone in cerca di protezione internazionale tentano dunque di lasciare le coste libiche per raggiungere l’Europa. Tuttavia, dall’altra parte del Mediterraneo gli Stati europei tentano di contenere l’arrivo sempre più massiccio di migranti, continuando a fingere che la situazione possa risolversi solo attraverso finanziamenti alle autorità libiche intesi a migliorare le condizioni di detenzione nel Paese. Condizioni che a detta della comunità internazionale sono ormai irreparabili.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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