Crisi in Libano: si riaccendono gli interessi di Arabia Saudita e Iran

Da alcune settimane il destino del Paese dei cedri è nuovamente in balia delle rivalità tra Arabia Saudita e Iran

Le recenti dimissioni del primo ministro libanese Saad Hariri hanno acceso la spia di una profonda crisi nel Paese, con l’Arabia Saudita e l’Iran pronti ad inserirsi immediatamente nel vuoto di potere creatosi per tratte vantaggio l’uno sull’altro.
Hariri, primo ministro del Libano dal 2006, ha annunciato le sue dimissioni durante una sua visita a Ryad. Il discorso di Hariri è stato trasmesso in diretta dalla tv Al Arabiya. Le dimissioni, che sono giunte dopo soli 11 mesi dall’inizio del suo secondo mandato da premier, hanno colto tutti di sorpresa e rischiano di gettare il destino del Libano nella più totale incertezza.
Nelle sue dichiarazioni, Hariri ha accusato l’Iran di ingerenze nella politica del mondo arabo, incolpando più precisamente la Repubblica Islamica di aver causato disordini e ingerenze in Libano. L’ex primo ministro si è inoltre scagliato duramente contro il partito sciita libanese Hezbollah (il Partito di Dio), principale alleato dell’Iran, definendolo il braccio destro della Repubblica Islamica.

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La vicenda ha immediatamente destato sospetti in Libano. Il fatto che Hariri abbia rassegnato le sue dimissioni dall’Arabia Saudita, durante una delle tante visite che lo hanno recentemente visto ospite della famiglia reale, è stato visto come un tentativo saudita di manipolare il premier libanese a proprio vantaggio in chiave anti-iraniana. Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha subito espresso la sua incredulità ed ha accusato il governo di Ryad di aver costretto Hariri a dimettersi.
La decisione di Hariri è apparsa agli occhi dell’opinione pubblica libanese in contrasto con il recente comportamento dell”ex premier. Due giorni prima del suo viaggio in Arabia Saudita, Hariri, che nel corso del suo primo mandato ha sempre cercato di mantenere buoni rapporti con Hezbollah e di conseguenza con l’Iran, avrebbe incontrato Ali Akbar Velayati, un influente ex ministro degli esteri iraniano molto vicino all’Ayatollah Khamenei, leader supremo della Repubblica Islamica dell’Iran. Appare dunque alquanto singolare che a due giorni di distanza da un incontro importante con un ex rappresentante del governo iraniano Hariri si sia scagliato pubblicamente e in toni molti duri contro l’Iran.

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La crisi politica in Libano arriva in un momento di deterioramento delle relazioni tra Arabia Saudita e Iran. Entrambi i Paesi nutrono forti interessi politici ed economici verso il Paese dei cedri. La centralità di quest’ultimo nelle controverse relazioni tra Arabia Saudita e Iran è emersa in riferimento soprattutto alla posizione del Paese nella guerra in Yemen. L’Arabia Saudita ha accusato l’Iran di aver fornito ai ribelli Houthi in Yemen il missile balistico intercettato sabato 4 novembre a nord di Ryad, un incidente diplomatico definito dai sauditi come un vero e proprio “atto di guerra” da parte dell’Iran. L’accusa è stata poi estesa ai leader di Hezbollah e di conseguenza al Libano, accusato proprio di sostenere gli estremisti del partito sciita, definito dai sauditi “il Partito del diavolo”, nella loro lotta contro l’Arabia Saudita.
In questo senso, le dimissioni annunciate da Hariri durante una sua visita proprio in terra saudita rappresenterebbero dunque un chiaro tentativo da parte del governo di Ryad di controllare il destino del Libano, dimostrando di poter intervenire negli affari interni del Paese se il sostegno del governo di Beirut a Hezbollah, e di conseguenza all’Iran, dovesse proseguire.
Dal canto suo, l’Iran ha adottato un approccio più conciliante nei confronti del Libano. Il presidente della Repubblica iraniana Hassan Rohani ha immediatamente mostrato il suo impegno a non lasciare che il Paese dei cedri diventi una vera e propria arena di conflitto, dichiarando che l’Iran rimarrà sempre vicino al popolo libanese e non risparmierà alcuno sforzo per contribuire a consolidare la stabilità del Paese.

Qualunque siano le ragioni e le strategie dietro le dimissioni di Hariri, il Libano si trova ora ad affrontare una realtà complicata, con l’urgenza di trovare presto un valido sostituto di Hariri e prevenire il collasso del governo. Hezbollah è pronto a sfruttare questa occasione, ma le difficoltà per il partito sciita che si ispira ai dogmi dell’Ayatollah Khamenei stanno nel trovare un leader politico sunnita credibile. Impresa alquanto impossibile da raggiungere senza il sostegno e l’approvazione della famiglia saudita. Secondo la costituzione del Libano, il ruolo di primo ministro spetta infatti ad un esponente sunnita. È dunque facile pensare che la famiglia reale saudita possa influenzare la scelta del nuovo premier libanese.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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