Crisi del Golfo: le tensioni regionali minacciano la presenza della Cina nella regione del Corno d’Africa

La Cina apre la sua prima base militare d’oltremare a Gibuti, ma l’aumento delle tensioni regionali rischia di minacciare gli investimenti cinesi nella regione

La regione del Golfo Persico sta attraversando da diversi mesi una fase caratterizzata da profonda instabilità politica e accentuate tensioni diplomatiche. La crisi del Golfo si è estesa di recente alla regione del Corno d’Africa, alimentando potenzialmente i conflitti regionali che potrebbero mettere a serio rischio gli ingenti investimenti cinesi in un’area di importanza strategica per la Repubblica Popolare Cinese.
Il Corno d’Africa, situato all’intersezione di importanti passaggi marittimi tra cui lo stretto di Bab el-Mandeb e il Golfo di Aden, è vitale per i flussi di petrolio e le esportazioni mondiali. La regione è letteralmente invasa da basi militari straniere che si trovano lungo le principali rotte commerciali dell’Oceano Indiano.
Le tensioni nella regione del Corno d’Africa si sono accentuate a partire dal mese scorso, quando il Sudan ha concesso alla Turchia il diritto di ricostruire una città portuale e di installare una base navale al fine di mantenere navi civili e militari lungo la costa del Mar Rosso. Alcuni Stati della regione, in particolare la Somalia e il Sud Sudan, sono devastati dalla violenza politica. Inoltre, la prossimità geografica dello Yemen, dove ormai da anni infuria una guerra civile fomentata da Arabia Saudita e Iran, contribuisce alla profonda instabilità della regione.

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La Cina ha compreso l’importanza geopolitica del Corno d’Africa e ne ha fatto il punto focale delle sue prime operazioni militari all’estero. Pechino si è inizialmente unita ad una forza navale anti-pirateria e più di recente ha stabilito la sua prima base militare d’oltremare a Gibuti, un Paese che già ospita una serie di strutture militari di numerosi Stati, tra cui gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita, la Francia e il Giappone.
L’accordo turco-sudanese, accordo da 650 milioni di dollari che consente alla Turchia di avere una presenza militare nel Mar Rosso per contribuire alla lotta al terrorismo, minaccia di esacerbare gli scontri regionali e di coinvolgere la Cina in una serie di dispute fuori dal suo controllo. Il Corno d’Africa non è solo un’area di cruciale importanza per il terrorismo di matrice islamica. La regione rappresenta anche un campo di battaglia per i Paesi del Golfo Persico. Più in generale, l’intero continente africano costituisce un teatro per la profonda rivalità tra Arabia Saudita e Iran, una lotta settaria tra sunniti e sciiti che si combatte in alcuni Stati africani, tra cui Senegal, Nigeria, Camerun e Mauritania.
Inoltre, sia l’Arabia Saudita che gli Emirati Arabi Uniti sono preoccupati dell’espansione militare della Turchia nella regione a causa degli stretti rapporti con l’Iran e del sostegno al Qatar. Proprio in Qatar, il governo di Ankara, che già è in possesso di una base militare, intende inviare 3000 nuovi soldati al fine di consolidare la propria influenza nel Golfo Persico. La Turchia dispone anche di una struttura di addestramento in Somalia e sta lavorando alla creazione di una base militare a Gibuti.

La preoccupazione per l’accordo tra Turchia e Sudan non riguarda solo la crescente rivalità tra Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti da una parte e Qatar dall’altra. L’Egitto, dal canto suo, sospetta che il nuovo accordo possa alimentare un conflitto di frontiera con il Sudan per il controllo del cosiddetto triangolo di Halaib, regione sul Mar Rosso contesa tra i due Paesi. Recentemente il Sudan ha accusato l’Egitto di schierare truppe lungo il versante sudanese del confine e di inviare aerei da guerra per sorvolare sulla zona costiera.
L’Egitto teme che le crescenti tensioni nel Corno d’Africa e l’inserimento della Turchia e dei Paesi del Golfo nella regione possano complicare ulteriormente la situazione. In particolare, il governo egiziano è preoccupato che i nuovi equilibri finiscano per accentuare le già profonde divergenze con il Sudan e l’Etiopia. I tre Stati si contendono da tempo il controllo delle acque del Nilo e, nonostante nel 2015 sia stato firmato un accordo di principio che garantisce un uso equo e appropriato delle acque di questo fiume, le tensioni sono riemerse di recente in seguito alla manifestata volontà da parte dell’Etiopia di costruire una enorme diga che potrebbe ridurre notevolmente l’afflusso di acqua verso gli altri due Stati.
Il Sudan sembra favorire l’Etiopia nella disputa. Il governo egiziano ha dunque accusato il presidente sudanese Omar Bashir di violare le regole della storia e della geografia e di cospirare contro l’Egitto sotto l’influenza della Turchia, dietro l’ombra della cospirazione iraniana e con il finanziamento del Qatar, tacciato di voler indebolire l’Egitto in chiave anti-saudita.

La cosiddetta crisi del Golfo, caratterizzata dalla storica rivalità tra Arabia Saudita e Iran da una parte e le nuove tensioni tra Qatar e gli altri Paesi del Golfo dall’altra e con l’aggiunta della Turchia nella mischia, ha messo a rischio i già fragili accordi di pace nella regione del Corno d’Africa. Quest’ultima rischia di esplodere in una concatenazione di conflitti violenti che, come per effetto domino, potrebbero coinvolgere le grandi potenze regionali in una competizione ad alto rischio.
La Cina dovrà inevitabilmente prendere parte a questo gioco se vorrà mantenere la propria influenza militare e commerciale sulla regione. L’importanza strategica che il Corno d’Africa ricopre a livello internazionale potrebbe dunque spingere la Cina, dalla sua nuova base militare a Gibuti, ad intervenire in maniera determinante per non correre il rischio di essere risucchiata dalle tensioni in notevole espansione nella regione.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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