Africa. Cresce l’industria bellica

L’Africa produce armi autonomamente da decenni attraverso diverse industrie militari, che sono in grado di vendere i propri prodotti anche in America o Europa

Con 16 miliardi di munizioni prodotte ogni anno in Africa, ci sono armi e proiettili a sufficienza per uccidere due volte ogni uomo, donna, e bambino sul pianeta. Le stime ci indicano che nel continente sono presenti più di 100 milioni di armi leggere, specialmente attorno al Corno in paesi come Somalia, Etiopia e Sudan del Sud. Cifre precise sono impossibili da ottenere perché nell’area è fiorente la produzione e la vendita illegale di armi. Fucili di tipo Ak-47, in alcuni di questi paesi, possono essere comprati nei mercati pubblici al prezzo di un sacco di farina o di un pollo. In molti si sono chiesti da dove vengano tutte queste armi, e per molto tempo la risposta è stata Cina o Ex-Unione Sovietica. Tuttavia, negli ultimi decenni, molti paesi Africani hanno iniziato a produrre le proprie armi autonomamente. Molte di queste aziende sono cresciute fino a diventare veri colossi dell’industria, in grado di vendere i propri prodotti anche in America o Europa. Ecco una lista di alcune delle industrie militari più grandi in Africa:

Armament Corporation of South Africa SOC ltd. (ARMSCOR)

Nata nel 1968 durante il regime dell’apartheid, per tenere la popolazione nera sotto il controllo dei militari, la ARMSCOR è considerata una delle industrie militari più avanzate al mondo. L’Azienda è proprietà dello stato e produce armi leggere, munizioni, esplosivi, mezzi corazzati, navi, aerei e strumenti per la comunicazione. Nonostante la produzione sia calata dopo la fine dell’apartheid, l’azienda è avanzata in alcune aree chiave come quella dei veicoli blindati leggeri o dei missili anticarro. I prodotti della ARMSCOR vengono venduti in Svezia, Stati Uniti, Cina e Zambia.

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• Kenya Ordnance Factories Corporation (KOFC)

Nata nel 1997, la Kenya Ordnance Factories Corporation (KOFC), sotto il controllo del Ministero della Difesa, è un’azienda specializzata nella produzione di munizioni per armi leggere. La fabbrica riesce a produrre fra 20.000 e 60.000 proiettili al giorno, anche se il consumo annuale nel paese è solo di due milioni all’anno. La fabbrica produce tre tipi di munizioni: 9x19mm, 7.62x51mm e 5.56x45mm. Nessuna di queste munizioni è in grado di essere utilizzata sul fucile AK-47, il più popolare della regione.

Defense Industries Corporation (DIC)

La produzione di armi in Nigeria inizia nel 1964, dopo l’apertura della Defense Industries Corporation (DIC). L’azienda è proprietà dello stato e produce armi leggere e munizioni, fra cui anche il fucile AK-47 con la relativa cartuccia da 7.62x39mm. L’azienda rifornisce l’esercito Nigeriano e non vende i suoi prodotti all’estero.

Military Industry Corporation (MIC)

Anche se la produzione di armi iniziò nel 1959, l’industria militare del Sudan iniziò ad essere rilevante solo dopo l’apertura della Military Industry Corporation (MIC) nel 1993. L’azienda è una delle più grandi nel continente, e copre il settore militare a 360 gradi producendo armi, esplosivi, veicoli, divise, strumenti per la comunicazione e attrezzature varie. Fuori dalla capitale Khartoum, l’azienda ha tre stabilimenti, costruiti con l’aiuto di finanziamenti cinesi. La MIC vende i propri prodotti in Africa, Medio Oriente e Asia.

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Windhoeker Maschinen Fabrik (WMF)

La Windhoeker Maschinen Fabrik (WMF), sotto controllo delle Forze Armate della Namibia, produce veicoli corazzati dal 1977, non solo per l’utilizzo nazionale ma anche per essere esportati. L’azienda fa parte di un gruppo guidato dalla August 26 Holding Company, un’azienda produttrice di radio, uniformi e macchinari agricoli, sotto il controllo del Ministero della Difesa.

Zimbabwe Defense Industry (ZDI)

La ZDI è una azienda di proprietà dello stato che produce armi leggere, munizioni, mine e veicoli corazzati leggeri. Fu fondata nel 1984 e i suoi prodotti parteciparono a molti conflitti nell’area. Per molto tempo vendette i suoi prodotti fuori dal paese in Angola, Congo, Sri Lanka e Cina. Dopo la crisi del dollaro Zimbabwiano del 2014 l’azienda ha calato la produzione e ha smesso di esportare i propri prodotti.

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