Conflitto in Ucraina. Putin appoggia i separatisti, ma chiede la tregua. Gli USA intendono fornire armi a Kiev.

Guerra-in-Ucraina
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Il sanguinoso conflitto nel Donbas (sud-Est Ucraina), secondo una stima fatta dagli osservatori dell’OCSE, ha provocato 30 morti al giorno e 5000 vittime solo negli ultimi nove mesi tra cui tantissimi civili, donne, bambini e vecchi.

Per Vladimir Putin cedere l’Ucraina alla Nato, definitivamente considerata il Nemico, significherebbe condividere con il potenziale aggressore duemila chilometri di frontiera indifendibile, dopo aver visto l’adesione delle Repubbliche Baltiche nel 2004 all’Alleanza Atlantica, oltre a vedere naufragato il progetto di portare il paese nell’orbita dell’Unione Doganale Euroasiatica.

Era il 6 aprile scorso quando ebbe inizio la crisi dell’ Ucraina. Da un lato i ribelli separatisti filo-russi dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, appoggiati chiaramente dal Cremlino con armi e uomini – anche se puntualmente il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ogni qualvolta un giornalista o un comunicato del governo ucraino insinuano un ruolo diretto della Russia sul campo di battaglia nega piccato – e dall’altro l’esercito regolare ucraino.

Dopo una parvenza di cessate-il-fuoco che poggiava sulla labile tregua seguita agli accordi di Minsk dello scorso 5 settembre, gli scontri, intensi e furiosi, che in realtà non si sono mai arrestati, hanno ripreso fino a subire in queste ultime settimane una recrudescenza inaudita su entrambi i fronti. Ci sono numerose prove di crimini di guerra  da entrambe le parti, lo riferisce  Amnesty International.

Non mancano le accuse reciproche su quanto sta accadendo. Per i filo-russi, gli ucraini avrebbero per primi attaccato allo scopo di far dimenticare alla popolazione la crisi economica. Per Kiev invece si tratta di un attacco dell’esercito russo, camuffato da ribelli, con l’intendo di far sparire la sovranità dell’ Ucraina. Non a caso il primo ministro ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di condannare con fermezza la Russia che considera colpevole di quanto sta avvenendo in Ucraina e complice delle stragi di civili. Secondo fonti del Governo ucraino da alcune settimane oltre 1.000 soldati russi appoggiati da mezzi blindati sono entrati nella regione di Donetsk. Putin, con le sue mire espansionistiche, nega il fatto e accusa il Governo di Kiev di attaccare i civili di etnia russa. Ma la strategia del Cremlino è chiara, unire la regione di Donetsk (l’autoproclamata repubblica) alla Crimea e incorporare il tutto. Ma per raggiungere tale obiettivo ha bisogno di conquistare il nodo strategico per collegare la regione Donetsk, ossia Mariupol,  recente teatro di una strage di civili con 30 morti e quasi 100 feriti, compiuta quasi certamente  dai separatisti filo-russi.

Formalmente Putin chiede a Kiev una nuova costituzione federale neutrale  e uno status speciale per il Donbas che dia autonomia ai ribelli, per avere una Ucraina strettamente legata a Mosca.

Sulla questione del cessate-il-fuoco e di soluzione pacifica, la Russia sarebbe pronta a incoraggiare le parti a raggiungere una soluzione pacifica. E’ di ieri la notizia, citata dall’agenzia Tass, secondo la quale il presidente russo Vladimir Putin “”chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto” nel sud est ucraino “di mettere fine urgentemente alle azioni militari e a qualsiasi altra manifestazione di violenza”.  Ma trova resistenza da entrambi i fronti. Poroshenko, presidente dell’ Ucraina, vuole sopprimere militarmente  l’Ucraina sud-orientale, e non intende dialogare alla pari con le leadership delle repubbliche di Donetsk e Lugansk.

Mentre Alexander Zakharcenko, leader dell’ autoproclamata repubblica di Donetsk, ha dichiarato che tra dieci giorni sarà annunciata una mobilitazione generale che interesserà sino a 100 mila persone. ”All’inizio saranno volontari, poi vedremo cosa fare”, ha spiegato. Si prevede di creare tre brigate di fanteria motorizzata da usare per una contro offensiva.

Dunque l’ipotesi di una tregua, per evitare lo spargimento di sangue anche tra i civili, sembra lontano, anche se i canali diplomatici informali tra Kiev e Mosca sono attivi.

Putin, mentre lancia al mondo questi moniti e possibili soluzioni pacifiche, dovrebbe interrompere incondizionatamente l’appoggio con armi e uomini ai separatisti filo-russi. L’UE ha finora messo in campo poche iniziative diplomatiche come se il conflitto Ucraina sfiorasse poco l’Europa.

La questione geopolitica resta delicata, tanto che Washington, dopo aver azzoppato, con il sostegno dell’UE, la Russia attraverso le sanzioni che si sono tradotte in perdite di 40 miliardi di dollari all’anno, che vanno sommate ai 100 miliardi di dollari persi annualmente a causa del calo del 30 % del prezzo del petrolio, torna all’attacco, ma questa volta con molta probabilità sul piano militare pensando di fornire armi al paese di Kiev. Ne dà notizia il New York Times, il quale riporta il pensiero del comandante militare dell’Alleanza Atlantica, generale Philip M. Breedlove, secondo cui sarebbe arrivato il momento di sostenere l’esercito ucraino fornendo armi difensive ed attrezzature. Barack Obama non si è ancora pronunciato,  ma al Pentagono esperti, analisti e funzionari sono dichiaratamente per l’invio di armi. Anche il generale Martin E. Dempsey, capo del joint Chiefs of Staff e principale consigliere militare di Obama, è favorevole per la fornitura delle armi.

Le prossime settimane ci diranno quale rotta prenderà questa guerra sanguinaria in Ucraina, soprattutto se sono fondate le indiscrezioni trapelate dalle banche europee che operano a Kiev, secondo le quali l’Ucraina avrebbe riserve valutarie per sole quattro settimane.

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