Catalogna. Domani elezioni regionali. Testa a testa tra unionisti e indipendentisti

Domani circa 5,5 milioni di catalani saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento regionale, dopo lo scioglimento dello scorso ottobre da parte del Governo di Madrid

Catalogna. Domani, 21 dicembre, circa 5,5 milioni di cittadini catalani saranno chiamati alle urne, per rinnovare il parlamento regionale, sciolto dal governo spagnolo il 27 ottobre scorso, dopo che il Governo di Carles Puigdemont aveva approvato la dichiarazione d’indipendenza unilaterale. Infatti, per rispondere a questo affronto, il premier spagnolo aveva applicato l’articolo 155 della Costituzione che testualmente recita:

“Qualora una Comunità Autonoma non dovesse ottemperare agli obblighi importi dalla Costituzione o dalle altre leggi, oppure si comporti in modo tale da attentare agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidenza della Comunità Autonoma o con l’approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie per obbligarla all’adempimento forzato dei suddetti obblighi o per la protezione dei suddetti interessi”

e nel secondo comma, aggiunge:

“Il Governo potrà dare istruzioni a tutte le Autorità delle Comunità Autonome per l’esecuzione delle misure previste nel comma precedente”

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Dopo poche ore Puigdemont assieme a quattro ex ministri era scappato in esilio in Belgio e la polizia aveva arrestato i restanti membri del gabinetto uscente. Situazione che praticamente, in questi due mesi non è cambiata: il premier uscente si trova ancora in esilio e alcuni membri del gabinetto sono in custodia cautelare. Elezioni turbolente, inconsuete e straordinarie frutto di una campagna elettorale altrettanto eccezionale: la posta in palio è alta e, a differenza del referendum sull’indipendenza (non riconosciuto da Madrid), le elezioni di domani saranno valide. Il risultato di queste elezioni regionali ci porrà davanti ad un bivio: continuare le battaglie del Governo catalano uscente appoggiando il fronte indipendentista, o sconfessare il referendum di ottobre appoggiando il fronte unionista.
Analizziamo adesso il sistema elettorale con cui si vota: il Parlamento catalano è composto da 135 deputati con una maggioranza fissata a 68 seggi. Il sistema di voto è un proporzionale puro. La Catalogna viene divisa in 4 circoscrizioni: 85 deputati saranno eletti nella circoscrizione di Barcellona, 18 a Tarragona, 17 a Girona e 15 a Lleida.
A sfidarsi nella tornata elettorale ci saranno ben 7 candidati alla carica di Presidente della Generalitat. Analizziamo adesso le posizioni di ciascun candidato e ciascuna lista che lo sostiene:

Carles Puigdemont (Junts per la Catalunya)

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54 anni, presidente uscente. Puigdemont si presenta come candidato presidente con la lista indipendentista Junts per la Catalunya. La lista, che va a formare il PDeCAT (Partito Democratico Europeo di Catalogna) prevede i seguenti obiettivi:

  • salario minimo di 1100 euro lordi al mese;
  • prestiti agevolati per le nuove imprese;
  • creazione di un fondo di investimento agricolo “Made in Catalogna”;
  • maggiore lotta all’evasione fiscale;
  • sussidi per l’alloggio;
  • estensione dei congedi di paternità e maternità;
  • raddoppiare il numero dei giudici;
  • maggiori poteri e fondi ai comuni;
  • aumento fondi al sistema educativo;
  • diminuzione tasse universitarie.

Oriol Junqueras (Esquerra Republicana de Catalunya)

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48 anni, docente universitario di storia del pensiero economico all’Università di Barcellona, ex europarlamentare con i Verdi, Junqueras è il candidato presidente della sinistra repubblicana ERC, favorevole all’indipendenza. Il partito, contrario all’applicazione dell’articolo 155, auspica che si possa raggiungere l’indipendenza attraverso un dialogo con la Spagna. Ecco i punti salienti del programma:

  • aumento del salario minimo;
  • una riduzione dell’IRPEF;
  • aumento della tassa di vendita dei beni immobili;
  • riduzione tasse universitarie;
  • un maggiore intervento della Generalitat nell’economia;
  • maggiore lotta all’evasione fiscale;
  • estensione dei congedi di maternità e paternità;
  • reddito di cittadinanza;
  • spending review nella pubblica amministrazione;
  • legge sul mecenatismo.

Inés Arrimadas (Ciutadans)

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36 anni, avvocato, deputata al parlamento catalano per Ciutadans, movimento locale del partito guidato da Albert Rivera (Ciudadanos). Unica donna in corsa, Arrimadas guida una lista unionista che propone una massiccia riforma fiscale. Oltre a questa proposta, possiamo trovare:

  • riduzione imposte sul reddito medio;
  • libri scolastici gratuiti;
  • sostegno alle famiglie povere con minori a carico;
  • promozione turismo rurale;
  • meno oneri burocratici per le imprese;
  • incentivi alle start-up;
  • sostegno alla ricerca universitaria;
  • piano accoglienza e integrazione migranti;
  • riforma legge elettorale;
  • chiusura diplocat.

Miquel Iceta (Partito Socialista Catalano)

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57 anni, segretario del partito guidato da Pedro Sanchez, Iceta si schiera per la permanenza della Catalogna all’interno della Spagna. La lista, favorevole all’applicazione dell’articolo 155 ed ad un dialogo con la Spagna a proposito di una riforma federalista fiscale, propone come punti fondamentali del suo programma:

  • chiusura delle centrali nucleari;
  • diritto di voto a 16 anni;
  • agevolare le assunzioni per le aziende sotto i 10 dipendenti;
  • aumento delle tasse per i redditi alti;
  • piano di formazione lavorativa per i disoccupati;
  • programmi di pre-pensionamento;
  • salario minimo al 60% del salario medio;
  • taglio agli sprechi della pubblica amministrazione;
  • semplificazione dei procedimenti amministrativi;
  • -30% delle tasse universitarie per i corsi e i master.

Xavier Domènech (Catalunya en comu Podem)

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43 anni, storico all’Università di Barcellona, già attivista degli Indignados. Domènech è a capo di una coalizione che vede unite una serie di liste ecologiste con la formazione civica della sindaca di Barcellona Ada Colau. Unico obiettivo del programma posto agli elettori è quello di portare avanti un dialogo con Madrid in merito alla questione dell’indipendenza.

Carles Riera (Candidatura d’Unitat Popular)

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57 anni, sociologo all’Università di Barcellona, Riera è deputato della CUP, partito di sinistra radicale. Nella scorsa legislatura, il partito, al solo scopo della questione indipendentista, ha appoggiato il governo Puigdemont. Oggi, oltre a questo obiettivo, la lista ha un programma basato su:

  • fuori da UE;
  • assemblea costituente per redarre costituzione;
  • gratuità del sistema educativo;
  • creazione banca centrale catalana;
  • nazionalizzazione energia, trasporti e comunicazione;
  • divieto di sfratto se dovuto a ragioni economiche;
  • referendum per ratificare costituzione;
  • maggiori poteri ai comuni;
  • sostegno alle scuole di musica e danza;
  • promozione turismo rurale.

Xavier Albiol (Partido Popular de Catalunya)

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50 anni, Albiol è presidente del Partito Popolare Catalano, formazione che è al governo, a livello nazionale. Lo slogan della campagna elettorale è stato: “Spagna è la soluzione”. Il partito propone:

  • riduzione imposte per le imprese;
  • riduzione IRPEF in base al reddito;
  • micro-credito per imprenditori fino a 35 anni;
  • aumento stipendi tirocinanti;
  • maggiori investimenti in istruzione e sanità;
  • esenzione del 30% per gli asili nido;
  • maggiori borse di studio;
  • riforma legge elettorale;
  • nuovo testo unico di sicurezza;
  • libri scolasti gratuiti per redditi medio-alti.

I sondaggi delle ultime ore prevedono che il blocco indipendentista (ERC, Junts per Catalunya, CUP) dovrebbe ottenere più seggi rispetto al fronte unionista (Ciutadans, Partito popolare, Partito socialista), ma potrebbe non raggiungere la maggioranza assoluta.
Anche se dovesse raggiungerla, si aprirebbe comunque uno scenario molto complicato, prima di tutto perché non c’è accordo su chi diventerebbe presidente.

Ma il principale interrogativo è cosa faranno gli indipendentisti se dovessero tornare al potere. Entrambi i partiti hanno ammesso che la dichiarazione unilaterale d’indipendenza è stata prematura e si sono impegnati a intraprendere un dialogo con il governo di Madrid per avviare un processo consensuale. Ma la loro maggioranza dipenderebbe nuovamente dalla Cup, che ha posizioni ben più radicali. E non è chiaro come reagirebbero a un nuovo rifiuto da parte di Rajoy, che ha lasciato intendere che l’articolo 155 sarà revocato solo se gli indipendentisti saranno sconfitti.
Anche un’affermazione degli unionisti non sarebbe meno problematica. Il partito più forte dello schieramento è sicuramente Ciudadanos, una formazione conservatrice fondata in Catalogna anche per contrastare l’indipendentismo. La sua candidata, Inés Arrimadas, ha saputo trarre vantaggio dalla difesa dell’unità nazionale molto più del Partito Popolare. Difficilmente, però, Arrimadas riuscirebbe a ottenere il sostegno del Partito socialista, l’unica forza unionista che ha chiesto apertamente di avviare un processo di riforma costituzionale.

Se nessuno dei due schieramenti dovesse ottenere la maggioranza assoluta, l’ago della bilancia potrebbe diventare Catalunya en Comù (Cec), la lista sostenuta da Podemos e dalla sindaca di Barcellona Ada Colau. Cec però ha preso le distanze da entrambi i fronti e ha fatto appello per costituire un’alleanza di sinistra con Erc e Psc. Questo sarebbe l’unico modo per evitare un’altra “grande coalizione” destra-sinistra che metterebbe nuovamente in secondo piano tutti i temi “reali” come lavoro, sanità, welfare, che sarebbero oscurati dallo scontro sull’indipendenza.
Molti scommettono che si tornerà a votare a marzo: la legge prevede infatti la convocazione automatica di nuove elezioni se entro tre mesi non si riesce a formare un governo. In ogni caso, il voto potrebbe avere conseguenze imprevedibili per Rajoy: attualmente il premier guida un governo di minoranza con Ciudadanos senza che il Partito Socialista faccia opposizione. Una netta affermazione di Ciutadans e un buon risultato dei socialisti in Catalogna potrebbero convincere entrambi i partiti a rivedere i loro calcoli.
Non ci resta che attendere i risultati che arriveranno domani sera e vedere chi, tra indipendentisti e unionisti, sarà scelto dal popolo per governare e decidere il futuro della Catalogna.

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