Caso JFK: Trump rende pubblici oltre 2.800 documenti

Dopo 54 anni, vengono svelati nuovi elementi sull’omicidio del presidente Kennedy. Restano, tuttavia, top secret ancora 300 file la cui pubblicazione dovrà essere decisa da FBI e CIA

Ad uccidere John Fitzgerald Kennedy non sarebbe stato Lee Harvey Oswald, ma un agente di polizia, tale J.D. Tippit. È quanto emerge dai più di 2.800 documenti, fino ad oggi custoditi nel National Archives di Washington, divulgati pubblicamente per la prima volta, grazie alla decisa iniziativa intrapresa da Donald Trump.
Alla fine, il Tycoon è riuscito a mantenere in parte la promessa fatta agli americani su Twitter qualche giorno fa, annunciando sempre attraverso l’ormai collaudato tweet presidenziale che: “I file JFK vengono pubblicati con cautela. Alla fine ci sarà grande trasparenza. È la mia speranza di rendere pubblico quasi tutto”.

Il caso di John Fiztgerald Kennedy è stato non solo uno degli eventi più controversi nella storia degli Stati Uniti d’America, ma anche uno dei più discussi del XX secolo, intorno al quale sono nate teorie complottiste e cospirative. Kennedy, eletto 35° presidente statunitense, fu ucciso il 22 novembre del 1963 a Dallas, durante una parata mentre era su una automobile scoperta in compagnia della moglie Jacqueline. A colpirlo con un fucile, dai piani superiori del Texas School Book Depository, fu Lee Harvey Oswald, che venne prontamente arrestato dalle autorità statunitensi, per poi essere misteriosamente ucciso. Un caso che venne ripreso più volte in libri, film e documentari che diffidavano di fatto della versione ufficiale fornita dalle agenzie di intelligence, FBI e CIA. Secondo gli scettici, dietro l’omicidio in realtà si nascondeva un coinvolgimento di Cuba, della Russia e perfino di Lyndon B. Johnson, il vicepresidente di Kennedy, che gli successe alla Casa Bianca.
A 54 anni di distanza dal caso Kennedy, emerge ora una clamorosa novità che potrebbe ridefinire l’intera vicenda: pare infatti che fu l’agente Tippit a sparare al presidente statunitense, per poi essere a sua volta ucciso da colpi di arma da fuoco appena 45 minuti dopo nella East 10th Street di Oak Cliff. Il dettaglio chiave, finora sconosciuto, potrebbe essere l’incontro una settimana prima dell’omicidio presidenziale tra Oswald e Tippit in un night-club di proprietà di Jack Ruby, personaggio legato alla mafia locale. L’ipotesi che sta prendendo più piede è che sia stato proprio Ruby a freddare Oswald, due giorni dopo l’omicidio di Kennedy, nella centrale di polizia di Dallas, per non farlo parlare.

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Tra queste migliaia di file, c’è una nota davvero interessante scritta il 24 novembre 1963 da John Edgar Hoover, l’allora direttore dell’FBI, in cui viene riportata una telefonata anonima ricevuta dall’ufficio di polizia di Dallas, nella quale una persona dal tono tranquillo sosteneva di far parte di un gruppo organizzato che mirava ad assassinare Oswald: “Abbiamo mandato notifica al capo della polizia e ci ha assicurato che Oswald sarebbe stato protetto a sufficienza. Questa mattina abbiamo chiamato nuovamente il capo della polizia avvisandolo della possibilità di qualche iniziativa contro Oswald, e nuovamente siamo stati rassicurati circa l’adeguata protezione. Tuttavia, ciò non è stato fatto”. Quello stesso giorno, Oswald venne ucciso nella centrale di polizia di Dallas durante il suo trasferimento nel carcere della contea.

Diversi documenti redatti dall’FBI dipingono un quadro della situazione che vedeva fortemente coinvolta l’Unione Sovietica, che descrisse Oswald “un pazzo maniaco nevrotico”, che non riconosceva i valori del suo Paese. Mosca temette una cospirazione organizzata dai gruppi di estrema destra o da Johnson per ottenere il potere, come conferma la CIA in un rapporto: “La nostra fonte afferma che i funzionari sovietici hanno il timore che, senza una leadership, qualche irresponsabile generale degli Stati Uniti possa lanciare un missile contro l’Unione Sovietica”. L’omicidio di Kennedy rischiò di far saltare gli equilibri internazionali, provocando una guerra tra Stati Uniti e Russia.
Addirittura secondo una intercettazione telefonica, Oswald si trovava presso l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Città del Messico il 28 settembre 1963, due mesi prima dell’omicidio di Kennedy. Oswald si mise in contatto ancora una volta con l’ambasciata, identificandosi per nome e parlando in russo di un telegramma inviato a Washington; il suo interlocutore presso l’ambasciata era Vladimorovich Kostikov, una spia al servizio del KGB.

Non solo il coinvolgimento del Cremlino, alla CIA non passò inosservata la soddisfazione provata dal governo di Cuba in seguito alla morte di Kennedy, tanto da riportare la reazione di felicità dell’ambasciatore cubano nel territorio degli USA al momento della notizia dell’omicidio del presidente.
Un dossier, quello che Trump ha reso pubblico per la prima volta, ricco di indiscrezioni che potrebbero avvalorare la teoria del complotto. L’impressione, ormai diventata una certezza, è che in realtà si doveva trovare a tutti i costi un colpevole, come si evince dalle parole di Hoover pronunciate poco dopo la morte di Oswald: “Ciò che preoccupa è scovare qualcosa in grado di convincere il pubblico che Oswald è il vero assassino”.
Restano ancora oltre 300 documenti del caso Kennedy che Donald Trump non ha potuto desegretare subito, a causa delle pressioni subite dall’FBI e dalla CIA, che si sono riservate la possibilità di rivederli: le due agenzie dovranno esaminarli minuziosamente per stabilire, entro il prossimo aprile, quali parti dovranno rimanere top secret per non avere ricadute sulla sicurezza degli Stati Uniti d’America.

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Andrea Petricca

Mi chiamo Andrea Petricca. Sono uno studente universitario di Lettere, affascinato da sempre dal mondo dell'informazione. Il piacere di sfogliare un quotidiano o immergersi nella lettura di un libro. Una routine di cui non riesco a fare a meno, dalla quale nasce la mia passione per la scrittura e la voglia di raccontare la realtà che ci circonda.

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