Bombardare l’ISIS in Iraq con aerei italiani ? Sì, forse

Pinotti-Gentiloni
Pinotti-Gentiloni

Italia. Isis da bombardare: discussione aperta, ipotesi da valutare

Di fronte alla notizia rimbalzata ieri su tutti i media che l’Italia dia il via libera ai bombardamenti contro l’Isis in Iraq, il ministro della Difesa Roberta Pinotti davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, ha frenato le indiscrezioni e ha precisato: “Ipotesi da valutare assieme agli alleati e non decisioni prese che, in ogni caso, dovranno passare dal Parlamento”Stiamo valutando – possibili, ulteriori ruoli per l’utilizzo dei velivoli in teatro – prosegue il titolare della Difesa – ma non c’è nulla di deciso”.

Poco prima, Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri,  ha precisato che “la situazione in Iraq è aperta, c’è una discussione tra gli alleati sul modo migliore per partecipare all’operazione ma una cosa è certa, l’Italia non ha preso nuove decisioni sull’utilizzo dei nostri aerei e se dovesse prenderle il governo non lo farebbe di nascosto ma coinvolgerebbe come è ovvio e doveroso il Parlamento” . Inoltre il titolare degli Esteri ha bollato come molto pericolosi “gli sconfinamenti della Russia all’interno del territorio turco.

Sui bombardamenti in Iraq, i ministri italiani non confermano, ma non smentiscono. L’Italia è in guerra, ma non si dice

In sostanza i due ministri italiani, Pinotti e Gentiloni, da Palazzo Chigi, non confermano, ma non smentiscono neanche la notizia secondo cui l’Italia è pronta a dare il suo appoggio alla coalizione internazionale e bombardare le postazioni ISIS in Iraq. Il coinvolgeremo del parlamento è scontato, e risulta superfluo rimarcarlo. Poi va aggiunto che l’Italia è in guerra da un anno (ma non si dice). Infatti partecipa alla coalizione da un anno con quattro Tornado del Sesto stormo di Ghedi, un aereo Cisterna KC767 e alcuni droni Predator privi di armamento. Il personale impegnato nell’operazione è di 140 unità.  Poi ha fornito una consistente quantità di armi ai Peshmerga curdi, che combattono l’ISIS dopo la caduta di Mosul e la proclamazione del Califfato di al-Baghdadi. Inoltre gli italiani stanno addestrando ad Erbil (nel Kurdistan) e a Baghdad, le forze di sicurezza curde: i Peshmerga.

Che i caccia italiani bombardino nell’ambito di missioni internazionali non è una novità. E’ già accaduto in Libia, in Afghanistan, in Kosovo, nel Golfo Persico.

Sarebbe stato più credibile da parte dei ministri dire quanta pressione l’Italia sta ricevendo dagli USA per ottenere un maggiore impegno operativo nella coalizione che sta contrastando l’ISIS, in Siria e Iraq.

E un coinvolgimento in un raid aereo contro l’ISIS andrebbe inserito in un strategia complessiva di intervento anche in Libia e Siria.

Il governo italiano come può immaginare di contare sui tavoli internazionali se non farà la sua parte (sul fronte e non dietro le quinte) ?

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