BCE, politica monetaria di Mario Draghi

BCE politica monetaria di Mario Draghi
BCE politica monetaria di Mario Draghi

 

Il 4 settembre 2014 il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, con una sola operazione di politica monetaria: – ha abbassato il costo del denaro portando il tasso di interesse di riferimento dallo 0,15% deciso in giugno allo 0,05%, il livello più basso della storia della nascita della moneta unica; – ha annunciato un programma per acquistare a partire dal mese di ottobre  titoli di debito dalle banche, i cosiddetti  titoli ABS, con cui verranno cartolarizzati i prestiti non solo delle piccole e medie imprese, ma anche i mutui immobiliari; -contemporaneamente ha annunciato il rialzo del tasso di interesse che le banche devono pagare per depositare denaro nei conti della stessa banca.

Tale pacchetto di misure dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) consentire alla Germania, Francia e Italia (che valgono insieme due terzi del Pil della zona euro) di riportare a galla l’economia europea che annaspa da tutti i lati e rende l’euro in crisi.

I dati sono chiari, nel secondo trimestre il loro PIL  collettivo stagnava: l’Italia ricadeva nella recessione totale, il PIL francese era piatto e persino la potente Germania aveva visto una generale caduta nella produzione. Il terzo trimestre veniva fortemente influenzato dallo strascico delle sanzioni occidentali in Russia.

Nel frattempo, e parliamo di agosto, l’inflazione che è scesa pericolosamente in basso, fino allo 0,3%, molto sotto l’obiettivo della BCE fissato intorno al 2%, ha scatenato la fobia che l’intera zona euro possa cadere preda di deflazione.

Lo scopo dell’intervento di Mario Draghi e quindi di immettere più denaro nell’economia per rimetterla in moto, alzare l’inflazione e allontanare lo spettro della deflazione (‘morbo’ economico segnato dal calo dei prezzi dovuto alla contrazione della domanda di beni e servizi).

Abbassando il tasso di interesse principale le banche possono rifinanziarsi presso la stessa BCE, e immettere poi quel denaro nell’economia generale (o almeno si auspica che avvenga).  In passato in alcune circostanze le banche (ad esempio quando gli è stato chiesto di ricapitalizzarsi) hanno preso denaro a buon mercato dalla BCE e hanno preferito tenerlo nei caveau piuttosto che farlo circolare Per questo Draghi ha annunciato alle banche che decidono di depositare denaro presso i conti della stessa BCE un innalzamento del tasso di interesse (dallo 0,1% si passa allo 0,2%).

Mentre l’acquisto di una certa quantità di ABS (“asset backed securities”), cioè un titolo di debito (o “obbligazione”) emesso in genere da una banca e garantito in genere da un mutuo su un casa (o più mutui su più case), consente alla BCE di liberare la banca di un credito non liquido (il mutuo o le altre garanzie sotto l’ABS) e immette denaro nel sistema.

Draghi, inoltre, ha lasciato intuire che la BCE è pronta a utilizzare altre misure non convenzionali, se necessario, quale il Quantitative Easing (QE): un programma di acquisto di titoli pubblici e privati analogo a quello con cui la Federal Reserve ha rilanciato l’economia americana. Un programma, utilizzato anche in Giappone, mai praticato in Europa e particolarmente osteggiato dalla  cancelliera Angela Merkel.

La reazioni dei mercati è stata immediata con l’euro che è sceso a quota 1,30 sul dollaro, mentre i listini europei hanno chiuso in positivo.

Vediamo quali sono gli effetti attesi, o quanto meno auspicati dal presidente Mario Draghi.

Il costo dei finanziamenti, in parallelo al costo del denaro diminuisce. Più liquidità in circolazione equivale a più spese per le famiglie e più investimenti per le imprese, e di conseguenza ad un innalzamento dell’inflazione.

-Riduzione dei tassi di interesse alla clientela, in particolare per i mutui alle famiglie.

-Spinta alla svalutazione dell’euro che può aiutare le imprese che vendono all’estero i loro prodotti con inevitabili ripercussioni positive almeno in linea teorica dal punto di vista occupazionale.

Il Super euro stava mettendo a serio rischio la salute dell’export del Vecchio Continente, riducendo la competitività delle esportazioni. -Il mercato dei titoli di Stato tende al ribasso dei rendimenti, con uno spread che si accorcia. Il che vuol dire ulteriori risparmi per la spesa per interessi da parte dei governi.

– La riduzione del costo del denaro, secondo gli economisti del Sole 24 Ore, favorisce lo sganciamento europeo dalla traiettoria della politica monetaria americana”. Tagliare i tassi e dire che l’intonazione della politica resterà accomodante a lungo permetterà, in futuro, lo sganciamento dai tassi americani quando questi ricominceranno a salire.
Il rovescio della medaglia di tale politica monetaria:

-Il taglio dei tassi di interesse non si rifletterà in modo meccanico su quelli praticati a imprese e famiglie. Bisognerà capire quando saprà essere convincente la BCE nella sua offerta di liquidità alle banche e finalizzata ad essere redistribuita nell’economia reale. Inoltre secondo alcuni studi, il taglio del costo del denaro deciso dalla BCE può essere “metabolizzato” dalle banche fino a nove e interminabili mesi.

-I mutui a tassi variabili per l’acquisto della casa sono legati nella quasi totalità dei casi non al tasso di Francoforte , ma all’Euribon, per cui la riduzione del costo del denaro ha poche influenze. Non cambia niente per chi ha un mutuo a tasso fisso. Un vantaggio potrebbe esserci per quelle famiglie che il mutuo lo devono ancora fare.

-Scendono i rendimenti reali per i risparmiatori che investono in titoli di Stato.

-C’è il rischio della trappola della liquidità, cioè che la liquidità immessa sul mercato con gli strumenti di politica monetaria non si trasforma necessariamente in investimenti da parte delle imprese né in consumi da parte delle famiglie, perché come aveva intuito Keynes, il vero motore dei consumi risiede nella fiducia prima ancora che nei tassi.

-Secondo l’analisi dell’esperto di diritto europeo Gunnar Beck, “la BCE, con le ultime decisioni di politica monetaria di Mario Draghi, si pone volontariamente al di sopra del diritto europeo e del diritto costituzionale. I trattati europei limitano il ruolo della Banca Centrale alla politica monetaria e alla lotta contro l’inflazione e stabiliscono i suoi compiti generali di politica economica. Tramite l’acquisto in blocco di titoli ABS la BCE entra direttamente nel finanziamento delle attività private violando palesemente il suo mandato. E come se non bastasse gli stessi titoli ABS nascondono grandi rischi e rappresentano una delle cause della crisi finanziaria americana”.

Ora al di là delle possibili correnti di pensiero che possono o meno abbracciare le strategie di Mario Draghi, va detto a chiare lettere che la crisi dell’euro non è scongiurata. E se l’Unione Europea non porta altro che stagnazione, disoccupazione e deflazione, allora qualche popolo potrà da un giorno all’altro anche decidere per l’abbandono dell’euro.

Se solo l’Eurozona rottamasse alcune regole, permettesse deficit di bilancio più importanti e una spesa pubblica più generosa, e accettasse meno austerità di quella imposta sul continente dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, si potrebbe tornare a crescere. C’è forse carenza di leader politici ?

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