BCE, il Quantitative Easing e i suoi effetti

Il denaro fresco torna i circolazione – Contrastare la deflazione e aumentare i prezzi al consumo (al 2%) – Più export – Riduzione costo dei prestiti delle banche – Allontanare lo spettro degli euroscettici – Il potere della BCE aumenta

La BCE ieri ha lanciato il Quantitative Easing con l’obiettivo principale di combattere la deflazione, riportare l’inflazione al target del 2% annuo, far riprendere l’economia, e svalutare l’euro per incentivare le esportazioni.

Sullo sfondo, cosa implicita ma taciuta, il soccorso alle esigenze dei Paesi dell’Eurozona che negli ultimi anni hanno pagato il prezzo più alto della crisi, che affonda le sue radici nella caduta di Wall Street. E’ la prima volta che Francoforte, in 17 anni di storia, lancia un’operazione di tale portata. Negli Usa e in Gran Bretagna ha funzionato.

L’intervento del Quantitative Easing della BCE è anche una strategia politica.

Nei prossimi mesi, sono in calendario elezioni politiche in Portogallo, Spagna e Irlanda, dove si stanno affermando sempre più prepotentemente i partiti di una sinistra radicale che, avendo come stella polare la sinistra di Tsipras, chiede un’uscita dall’euro, o quanto meno la revisione delle regole fiscali europee. Anche nel nord Europa i partiti di destra ultrascettica, a partire dalla britannica Ukip che, secondo l’ Economist, nel 2015 acquisteranno sempre maggiore credibilità, spingono per l’uscita dall’euro. Anche Marie Le Pen, leader dell’estrema destra francese, sta facendo leva sull’uscita dall’euro. Il Quantitative Easing potrebbe rappresentare, attraverso il rilancio dell’economia di ogni singolo Paese, soprattutto un deterrente politico contro chi rema contro l’euro e garantire la tenuta dell’Europa unita, sia dal punto di vista economico che politico.

Segnali pur se timidi l’UE li sta lanciando anche su questioni geopolitiche come il recente rifiuto alla richiesta di intervento di armi pesanti in Ucraina da parte del Congresso USA. Segno di un’Istituzione che vuole crescere, e lo sta facendo con tutti i mezzi di cui dispone: diplomazia, politiche monetarie, ecc.

Il Quantitative Easing, non sarebbe la panacea di tutti i mali prodotti dalla crisi, ma è una carta che la BCE sta giocando in tutti gli scenari nazionali, perché sa che tutti i Paesi dell’Eurozona ne trarranno beneficio. Delle misure analoghe, se appaiono nuove in Europa, altrove sono state già adottate dalle banche centrali, come l’americana Fed, la Banca d’Inghilterra e la Banca del Giappone.

Già da ieri Francoforte ha acquistato titoli di Stato della Germania, Italia, Francia e Belgio. L’annuncio è stato dato con un tweet a metà mattinata.

Tecnicamente il Quantitative Easing che cos’è ?

E’ un massiccio programma di acquisto, con denaro fresco (creato “ex novo”), di titoli di Stato, obbligazioni di istituzioni europee, titoli cartolarizzati (Abs) e obbligazioni garantite (covered bond), da parte della BCE e delle banche centrali nazionali dell’Eurosistema. L’operazione con la quale si inietterà liquidità nel sistema bancario europeo, continuerà a ritmo di 60 miliardi di euro al mese, almeno fino alla fine di settembre 2016 (quindi con un ammontare minimo pari a 1.140 miliardi di euro) o comunque fino a quando l’inflazione invertirà la rotta e si attesterà intorno al 2%. Perché l’obiettivo dichiarato del Quantitative Easing, che è una misura di politica monetaria, è salvare l’Eurozona dalla deflazione, complice il crollo delle quotazioni del petrolio, e perseguire un’inflazione prossima al 2%. Va detto che un calo generalizzato dei prezzi al consumo, può avere degli effetti negativi sull’economia se innesca aspettative di un’ulteriore flessione, che porta le famiglie a rimandare gli acquisti e gli investitori a rimandare gli investimenti, innescando una spirale recessiva. Inoltre la deflazione influisce sul costo di finanziamento degli Stati, aumentando il valore del debito.

Le aspettative di un incremento dell’inflazione, come effetto del Quantitative Easing, dovrebbero portare i consumatori ad aumentare la spesa, le aziende a fare investimenti, anche alla luce di tassi di interessi bassi che scoraggiano il risparmio e incentivano (il cittadino o l’impresa) a chiedere un prestito. Spetterà alla banche, a cui la BCE darà denaro liquido, riaprire i rubinetti del credito alle famiglie e alle aziende, cosa che con grande probabilità faranno visti i rendimenti piuttosto bassi che li spingeranno a concedere prestiti piuttosto che investire in titoli di Stato come è avvenuto nel passato. In effetti saranno le banche a vendere i titoli di Stato, che ne posseggono in grande quantità perché sono più sicuri.

Altro effetto positivo del Quantitative Easing è atteso dalla svalutazione dell’euro che favorisce l’export. In effetti creare tanto denaro fresco fa perdere valore all’euro – svalutazione particolarmente pronunciata in questi giorni per via dell’imminente rialzo dei tassi di interesse negli USA – : i prodotti esportati diventeranno meno cari, quelli importati più costosi.

Quando tempo passerà prima di vedere i primi effetti ?

Le iniziative della BCE in un situazione normale hanno i primi effetti sull’economia non prima di sei e sull’inflazione dopo due anni. Considerato il momento di transizione dalla recessione, i tempi si allungheranno.

Gli effetti maggiori del Quantitative Easing saranno le aspettative. L’impegno di oggi viene assunto da qualunque soggetto (Paese, istituzione, cittadino, impresa, investitore che sia) in funzione di un’inflazione attesa, e non di quella attuale, di un futuro, almeno quello previsto. Mettere in circolazione denaro fresco significa di certo aumentare le aspettative. La BCE, questo lo sa benissimo, e le sole aspettative hanno prodotto già effetti: l’euro è calato, i tassi pure, e la fiducia è visibilmente aumentata.

Caso a parte per la Grecia, che per ora resterà fuori dal piano finché la “Troika “di creditori internazionali non concluderà la verifica in corso.

Il rovescio della medaglia del Quantitative Easing di Draghi è quello di accrescere inevitabilmente il potere della BCE, che si troverà in pancia quote consistenti di debiti pubblici europei.

La Banca centrale da autorità monetaria si trasformerà nel principale creditore di tutti i governi dell’Eurozona. E la stabilità finanziaria, con inevitabili risvolti economici,politici, sociali, di ogni paese dipenderà dalla disponibilità della BCE di rifinanziare, di volta in volta, il debito pubblico in scadenza.

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