Argentina: Kirch­ner al centro dello scandalo Nisman

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Un presunto suicida il procuratore Alberto Nisman, la presidente argentina, Cristina Kirchner, una strage di ebrei nel 1994, l’Iran, il petrolio, la crisi energetica argentina, i servizi segreti argentini, ma anche quelli americani e israeliani, una pistola di dubbia provenienza, un brogliaccio contenente un mandato di arresto che prima scompare e poi ricompare in un cestino di carta straccia, e dei giudici federali che si rifiutano di occuparsi della vicenda. E per completezza sullo sfondo i peronisti argentini, di cui la Kirchner è espressione, che rappresentano la corrente opusdeista-massonica schiantata a forza di scandali a tutti i livelli del potere globale.

Ecco tutte le variabili di un giallo che si sta infittendo sempre di più, giorno dopo giorno, e che pone l’Argentina sotto i riflettori del mondo.

Era la notte a cavallo tra il 18 e il 19 gennaio scorso, quando il procuratore Nisman, 51 anni, responsabile di un’importante inchiesta giudiziaria contro la presidente argentina, Cristina  Kirchner, fu trovato morto nella sua vasca da bagno, nel suo appartamento al 13° piano a Puerto Madero, un quartiere di Buenos Aires. Nel pomeriggio Nisman avrebbe dovuto presentarsi davanti a una commissione parlamentare per esporre e argomentare le accuse nei riguardi della Kirchner. Un dibattito che il governo avrebbe voluto fosse pubblico, ma che Nisman, appoggiato dall’opposizione e dalla stampa (soprattutto il Clarin) aveva preteso si svolgesse a porte chiuse.

La settimana precedente il procuratore Nisman, dopo aver raccolto prove molto consistenti che si basavano su numerose intercettazioni telefoniche effettuate negli ultimi due anni tra i diversi funzionari governativi, aveva accusato la presidente Cristina Kirchner (tra l’altro non intercettata), il ministro degli Esteri e altri funzionari del governo di avere cospirato per insabbiare un’indagine che si sarebbe dovuta occupare del coinvolgimento dell’Iran in un attacco esplosivo a un centro ebraico nel 1994, che causò la morte di 85 persone e il ferimento di almeno 200. Secondo Nisman, la Kirchner si sarebbe attivata, facendo pressioni sul Ministro degli Esteri Hector Timerman e altri funzionari perché venisse riconosciuta l’immunità ad alcuni individui iraniani sospettati  per l’attacco, con l’obiettivo di migliorare i rapporti diplomatici, e non solo, con l’Iran, sperando di poter poi ottenere delle forniture di petrolio a prezzi più bassi e fronteggiare meglio la crisi energetica che aveva costretto l’Argentina a spese di enormi quantità di denaro per importare risorse energetiche dall’estero. In più Nisman aveva chiesto che fossero temporaneamente sospesi gli accessi a circa 23  milioni di fondi privati che fanno parte del patrimonio di Kirchner e delle altre persone coinvolte nell’inchiesta.

Lo stimolo delle indagini di Nisman era nato in seguito alle difficoltà di organizzare una commissione intergovernativa tra Argentina e Iran, per accertare la dinamica e le responsabilità dell’attacco esplosivo del 1994. L’accordo era finito al centro di una bufera scatenata in particolare dalle organizzazioni ebraiche che temevano che la presenza in commissione dell’Iran non consentiva di risalire alla verità, dal momento che le persone sospettate erano appunto di origini iraniane.  Nisman con la sua indagine riteneva che erano state create prove artificiose per dirottare le indagini giudiziarie verso imputati che non fossero i sospettati iraniani. E sosteneva che la strage al centro ebraico sarebbe stata compiuta dal gruppo libanese Hezbollah, ma su preciso incarico dell’Iran che risulterebbe il mandante. Il governo iraniano ha sempre negato il suo coinvolgimento anche di fronte a mandati internazionali (emessi nel 2007) per l’arresto di sei cittadini iraniani (ancora latitanti) sospettati di essere in qualche misura coinvolti nell’attentato.

Dopo la morte del pm, le autorità argentine devono stabilire se Nisman sia stato ucciso o si sia ucciso, magari indotto da qualcuno. L’autopsia ha confermato che la morte è stata causata da un colpo di arma da fuoco. E’ stata inoltre aperta un’inchiesta disciplinare sui 10 agenti della scorta (attualmente sospesi dal servizio) del procuratore Nisman, per accertare se gli uomini siano responsabili in qualche forma di “negligenza errore o imprudenza” nelle ore precedenti alla scoperta del corpo del pm. Lo stesso capo della polizia Federale potrebbe essere sollevato dall’incarico come conseguenza del caso.

Ciò che maggiormente incuriosisce è il fatto che quelle stesse accuse contenute nel fascicolo dell’inchiesta di Nisman, prima di approdare davanti ad una commissione parlamentare, avevano fatto tremare l’intera Argentina. Ora, dopo il fantomatico suicidio del pm, sono apparse alquanto inconsistenti, o forse troppo scottanti. Tanto che al momento non è chiaro chi porterà avanti l’inchiesta. Il giudice federale argentino Ariel Lijo ha rifiutato di procedere con le accuse contro la presidente Kirchner, motivando il rifiuto  che i fatti vanno oltre la sua giurisdizione. Anche un secondo giudice, Daniel Rafecas, ha rifiutato di procedere con le accuse. Spetterà al Tribunale prendere una decisione su chi se ne dovrà occupare.

Due dati sembrano comunque emergere dal quadro torbido e intrigato della vicenda di Nisman: il ruolo di alcuni personaggi legati ai servizi segreti della Cia e del Mossad, e la possibilità che il pm sia stato ucciso o indotto al suicidio. La stessa presidente Kirchner, appena dopo la morte del pm, aveva pubblicato un messaggio sul suo sito personale in cui diceva di essere convinta  del fatto che Nisman non si fosse suicidato e che i servizi segreti  argentini fossero in qualche modo coinvolti: la pistola usata da Nisman, ritrovata vicino al suo corpo, gli era stata per esempio prestata da Diego Lagormasino, sospettato di essere un agente segreto.

Secondo la Kirchner ci sarebbe un complotto pre-elettorale, considerato che questo è un anno di elezioni anche se lei non potrà più ricandidarsi, e l’inchiesta portata avanti dal pm si intreccia indissolubilmente con il conflitto interno ai servizi segreti che lei ha proposto di riformare per creare una nuova agenzia federale. La ex Side dovrebbe far posto all’ Agencia Federal de Ingeligencia (Afi). Un cambio di guardia che lascia perplessi ancora alcune organizzazioni di sinistra.

All’intreccio spasmodico di elementi, ad un certo punto, si è aggiunta la rivelazione di Clarin secondo il quale nel secchio della spazzatura di Nisman è stato trovato un brogliaccio di 26  pagine nel quale il pm chiedeva l’arresto della presidente, di alcune alte cariche dello Stato e di un leader della Campora, la formazione giovanile che sostiene Kirchner. Contenuto esplosivo da un punto di vista politico e giudiziario nella storia dell’Argentina. Ma la giudice Viviana Fein, che indaga sulla morte di Nisman, anche se in un primo momento aveva negato l’esistenza del brogliaccio, ha dovuto poi ammettere che era stato incorporato nel fascicolo dell’inchiesta da lei condotta. Non si è fatta attendere la reazione dei ministri del governo argentino chiamati in causa nell’inchiesta di Nisman, che nel minimizzare l’importanza del brogliaccio, hanno attaccato la linea del Clarin, che difenderebbe interessi corporativi, mettendo in dubbio che lo stesso brogliaccio fosse da attribuire a Nisman.

La vicenda nel suo complesso ha sollevato una forte ondata di protesta e rabbia contro la Kirchner in tutta l’Argentina.

Non manca chi sostiene che lo scandalo argentino è stato montato ad arte contro la Kirchner, rea di traghettare il suo paese sempre più verso il fronte dei paesi progressisti sudamericani, e verso la Russia di Vladimir Putin, proprio per una maggiore indipendenza dagli USA.

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