Arabia Saudita e Russia verso il rafforzamento dei rapporti bilaterali

I leader dei due maggiori esportatori petroliferi del mondo si sono incontrati in occasione di una visita storica di Re Salman a Mosca

Il 5 ottobre 2017 Mohamed Ben Salman è stato il primo monarca dell’Arabia Saudita a visitare la Russia di Vladimir Putin. Quest’ultimo, che aveva invitato il re saudita più di due anni e mezzo fa, ha definito la visita come un evento storico per il rafforzamento delle relazioni tra i due Paesi.
Re Salman e Putin si sono incontrati in occasione di un vertice organizzato al fine di discutere, tra le altre cose, sulla cooperazione in materia di produzione petrolifera. L’incontro ha portato alla firma di un pacchetto di documenti su energia, commercio e difesa. I due leader hanno inoltre valutato la possibilità di realizzare una serie di investimenti congiunti per un totale di diversi milioni di dollari.

La visita di re Salman a Mosca rappresenta l’ultimo tassello di una serie di iniziative verso una distensione dei rapporti tra il governo di Mosca e quello di Riyad. Già nel giugno 2015, Mohamed Ben Salman, allora principe ereditario al trono saudita, aveva partecipato al Forum economico di San Pietroburgo, appuntamento annuale per la promozione del dialogo e della cooperazione fra Paesi. Il mese successivo, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita si era impegnato ad investire 10 miliardi di dollari in Russia nell’arco di cinque anni. Secondo fonti accreditate, si trattava del più grande investimento diretto estero mai realizzato in Russia.
Il rafforzamento delle relazioni bilaterali tra Mosca e Riyad è dovuto in via principale alla necessità da parte di Mosca di attirare investimenti stranieri. Putin è infatti consapevole che la Russia ha bisogno di rafforzare le proprie relazioni economiche con l’esterno, di fronte a una situazione economica sempre più stagnante.
Non sono da sottovalutare, inoltre, gli interessi petroliferi condivisi. Nel dicembre 2016, la Russia e l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC), di cui l’Arabia Saudita è membro fin dalla sua fondazione nel 1960, hanno deciso di limitare la produzione di petrolio, con conseguenze rilevanti sull’aumento dei prezzi del petrolio al barile. La cooperazione petrolifera e il conseguente aumento dei prezzi del petrolio potrebbero risultare vantaggiosi per il bilancio statale russo dei prossimi anni.

Relazioni russo-saudite: tra distensioni e rotture

Sin dalla nascita dell’Arabia Saudita nel 1932, Mosca e Riyad hanno quasi sempre adottato posizioni divergenti in merito alle questioni medio-orientali e al conflitto israelo-palestinese. Di fronte a tali divergenze, il governo di Mosca ha fin da subito compreso l’importanza dell’Arabia Saudita nella regione medio-orientale e ha dunque tentato, di tanto in tanto, di mantenere aperti i contatti con il governo di Riyad, al fine di indebolire l’alleanza tra l’Arabia Saudita e le principali potenze occidentali.
Fu Stalin a proporre all’Arabia Saudita un ingente prestito e una serie di trattati commerciali e di amicizia con Mosca. L’allora monarca saudita Ibn Saud rifiutò, tuttavia, di cooperare con Mosca e, nel 1938, Stalin ordinò il ritiro della missione diplomatica dell’Unione Sovietica in Arabia Saudita. Dopo la morte di Stalin, nel 1953, il Cremlino rinnovò i suoi tentativi di apertura ma ancora una volta non riuscì a sottrarre l’Arabia Saudita dalla sfera d’influenza occidentale. Lo scoppio della guerra in Yemen nel 1962 ridusse ulteriormente le prospettive di un riavvicinamento tra Mosca e Riyad, che si schierarono su fronti totalmente opposti nel conflitto. Da quel momento, l’Arabia Saudita, sostenuta dagli USA, e l’Unione Sovietica si allinearono lungo posizioni strategiche sempre più contrapposte, nel tentativo di affermare la propria influenza egemonica in Paesi come l’Oman e l’ex Stato socialista dello Yemen del Sud.
Con il peggioramento delle relazioni tra l’Arabia Saudita e gli USA in seguito alla quarta guerra arabo-israeliana del 1973, nota anche come guerra dello Yom Kippur, e il successivo embargo petrolifero, Riyad si mostrò più favorevole alle aperture di Mosca. Il riavvicinamento tra le due potenze fu, tuttavia, ostacolato dall’invasione sovietica dell’Afghanistan. Durante i dieci anni di occupazione russa, la famiglia reale saudita si schierò a favore degli USA: i finanziamenti sauditi ai mujāhidīn afghani, accanto al rifornimento di armi americane e al supporto logistico offerto dal Pakistan, contribuirono alla disastrosa sconfitta dell’Unione Sovietica nella regione.
Solo nel 1990, due anni dopo il ritiro sovietico dall’Afghanistan, Mosca e Riyad decisero di ripristinare i rapporti bilaterali. Il crollo dell’Unione Sovietica aprì infatti un nuovo, seppur breve, capitolo nella storia delle relazioni russo-saudite. Il governo di Riyad offrì 2,5 miliardi di dollari in aiuto alla Russia, ma Mosca accusò Riyad di voler ostacolare la ripresa economica russa con il suo tentativo di tenere bassi i prezzi del petrolio. Il governo di Mosca criticò inoltre il supporto finanziario offerto dall’Arabia Saudita all’opposizione cecena e, più in generale, il sostegno ai movimenti islamisti in Russia. Le autorità saudite, dal canto loro, manifestarono la loro frustrazione per la vendita di armi russe ai principali rivali dell’Arabia Saudita nella regione medio-orientale, in particolare l’Iran.

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Nel maggio 2000, Vladimir Putin arrivò al potere in Russia. Il nuovo leader si impegnò fin da subito per fare della Russia un attore strategico sempre più influente in Medio Oriente. In questo senso, Putin cercò di sfruttare a proprio favore le tensioni nelle relazioni tra Arabia Saudita e USA. Nel 2007, forte della frustrazione del governo di Riyad per la posizione adottata dagli USA nella guerra in Iraq e per il sostegno di Washington al governo sciita a Baghdad, Putin si recò in visita a Riyad. Il leader di Mosca divenne così il primo capo di stato russo a recarsi in Arabia Saudita. Lo scoppio della guerra civile in Siria nel 2011 ostacolò, ancora una volta, qualsiasi possibilità di distensione nei rapporti tra i due Stati. Mosca decise di sostenere il regime di Bashar al-Assad e continuò a stringere forti legami con l’Iran, principale nemico dell’Arabia Saudita nella corsa all’egemonia nella regione medio-orientale.
Dato le numerose divergenze dei due Paesi in merito alle questioni medio-orientali fin dai tempi della guerra fredda, la recente visita di re Salman a Mosca rappresenta certamente un evento di rilevanza internazionale. Sebbene i motivi dietro la visita del monarca saudita sembrino essere di natura prettamente economica, i nuovi tentativi di distensione dei rapporti tra Mosca e Riyad mostrano che l’influenza di Putin in Medio Oriente è in crescita.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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