Analisi del discorso di Netanyahu al Congresso USA

 

Benjamin Netanyahu al Congresso Stati Uniti
Benjamin Netanyahu al Congresso Stati Uniti

Il discorso che Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, ha tenuto davanti al Congresso degli Stati Uniti, da lui stesso definito il corpo legislativo più importante al mondo, dà la possibilità di cogliere svariate sfumature che vanno dai rapporti tra USA e Israele, la minaccia del nucleare iraniano, fino alla situazione geopolitica del Medio Oriente, con riferimenti espliciti al terrorismo globale sponsorizzato dall’Iran, e rendendo così implicitamente le elezioni israeliane, del prossimo 17 marzo, internazionali.

Forse è il caso di citare il termine coniato da Indro Montanelli il “cerchiobottismo” che Benjamin Netanyahu ha saputo sapientemente utilizzare nel suo intervento. Da un lato ha elogiato il sostegno che Israele ha ricevuto nel tempo dagli USA (blocco delle risoluzioni Onu contro Israele, aiuto al Cairo quando l’ambasciata era in pericolo, assistenza militare, difesa missilistica, intelligence, missioni contro i terroristi di Hamas,…) sia da democratici che da repubblicani – anche se al Congresso del 3 marzo erano presenti quasi esclusivamente repubblicani – con particolare apprezzamento rivolto al presidente Barack Obama che è stato sempre presente su tante questioni delicate e strategiche. Rimarcando, addirittura, il fatto che il popolo americano e quello ebraico sono legati da un destino comune, il destino di terre promesse. Dall’altro, rifacendosi alla storia millenaria del popolo ebreo – parla quasi di 4000 anni di storia – scandita da ripetuti avvenimenti di chi ha tentato di distruggerlo, si è proiettato ai giorni nostri puntando il dito sul regime dell’Iran che desidera aver un’arma atomica, la quale rappresenta una minaccia non solo per Israele, ma per la pace del mondo intero.

Israele si trova oggi – secondo il primo ministro israeliano – a fronteggiare il pericolo di una nuova distruzione. Il leader supremo dell’Iran Ayatollah Khamenei usa twitter in inglese per dire che lo stato di Israele deve essere annientato. Tra l’altro l’Iran oggi, nonostante non possieda l’arma atomica e nonostante sia sottoposta ad un ferreo regime sanzionatorio, è riuscita a trasformarsi in una potenza sovra regionale, in grado di influenzare l’assetto istituzionale di una buona parte del Medio Oriente. L’Iran ha sotto il suo controllo Libano, Iraq, a cui si è aggiunto lo Yemen, dove gli sciiti , con l’appoggio di Teheran hanno tentato, con successo un colpo di stato. Non solo. Sono sotto il suo controllo due punti strategici del commercio mondiale (del petrolio), ossia lo Stretto di Hormuz e Bab El Mendeb. Dunque l’Iran sta procedendo in una marcia di conquista che va arrestata prima che sia troppo tardi. Dotare l’Iran di arma atomica sarebbe un grande pericolo.

Benjamin Netanyahu mette poi sullo stesso piano Iran e ISIS. Uno si chiama Repubblica islamica e l’altro Stato islamico. Entrambi vogliono imporre un impero militante islamico che si espandi in tutto il mondo. Sono solo in disaccordo su chi sarà il sovrano dell’impero. In quel gioco di troni, non c’è posto per l’America o per Israele, non c’è pace per i cristiani, ebrei o musulmani che non condividono la fede islamica medievale, senza diritti per le donne, nessuna libertà per nessuno.

Ora se verranno revocate le sanzioni all’Iran, esso potrà espandersi ulteriormente sull’area del Medio Oriente consolidando il potere sullo Stretto di Hormuz e Bab El Mendeb, lo stretto che divide penisola arabica e Africa, con lo Yemen su un lato e Gibuti sull’altro lato, soprattutto se ci sarà l’aiuto militare degli Stati Uniti, che si sono allineati con Teheran per sconfiggere l’Isis, senza osservare – secondo Benjamin Netanyahu – che anche l’Iran persegue gli stessi obiettivi del Califfato.

Mette in guardia, poi, gli Stati Uniti, e tutto l’occidente, che anche un numero limitato di centrifughe, se tecnologicamente avanzate, possono avere elevate capacità di arricchimento di uranio, e consentire all’Iran di avere così un’arma atomica in un periodo molto breve. Un’Iran che tiene un atteggiamento ostile nei confronti degli ispettori IAEA, dell’Agenzia di controllo nucleare dell’ONU, violando gli accordi, come fece la Corea di Pyongyang: spegne le telecamere, non permette ispezioni regolari. E cosa ancor più grave nasconde impianti che nessuno conosce.

Cosa succederà se lIran, considerato da Benjamin Netanyahu lo sponsor principale del terrorismo globale, potrà costruire armi atomiche?

LIran sarà più controllabile con capacità nucleari e senza più sanzioni con una economia più forte ?

Se lIran si doterà di nucleare, il Medio Oriente (tutto) dove piccole scaramucce possono innescare grandi guerre, si trasformerebbe in una polveriera nucleare dove tutti vorrebbero dotarsi di bombe nucleari.

Le uniche condizioni pensabili per un accordo con lIran per revocare le restrizioni sul programma nucleare dovrebbero essere:

  • in primo luogo, smettere di aggredire i suoi vicini del Medio Oriente,
  • in secondo luogo smettere di sostenere il terrorismo in tutto il mondo,
  • e in terzo luogo, smettere di minacciare di annientare Israele.

Infine Benjamin Netanyahu rammenta che il tempo dello sterminio degli ebrei è finito, e lo Stato Ebraico in caso di pericolo imminente, se la comunità internazionale dovesse rimanere immobile, è pronto ad agire anche da solo. Ma Israele non è solo, perché ha al suo fianco un prezioso alleato l’America, non quella di Barack Obama, ma quella del Congresso.

Benjamin Netanyahu, preso dai timori riguardanti la sicurezza di Israele, e pur di garantirsi qualche voto in più al suo partito, alle elezioni israeliane del prossimo 17 marzo – che secondo alcune esperti sarebbe il vero motivo della sua visita – nel suo discorso ha forzato la mano con Washington. È chiaro che non vuole perdere l’appoggio Usa, il più fedele, sicuro alleato, che ogni anno, tra l’altro, attraverso gli accordi stipulati negli anni, Camp David in primis, gli garantisce tre miliardi di dollari.

Non sono però passati inosservati gli attacchi fatti a Barack Obama sulla scelta di negoziare con l’Iran, tanto che il presidente, saltati i sorrisi di circostanza, si è rifiutato di incontrarlo mentre era a Washington. Stesse decisioni sono state prese dal suo vice Joe Biden, e dal segretario di stato John Kerry che sta lavorando sull’accordo con l’Iran, entrambi irritati dalle affermazioni del provocatorio discorso al Congresso di Benjamin Netanyahu.

Resta salvo per ora il sostegno automatico degli Stati Uniti a Israele.

 

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *