Amnesty International denuncia l’Europa per i rimpatri forzati di richiedenti asilo in Afghanistan

L’ONG accusa i governi europei di violare gli obblighi di diritto internazionale e chiede lo stop dei rimpatri forzati verso l’Afghanistan

In un rapporto dal titolo “Forced back to danger” sul rimpatrio di richiedenti asilo dall’Europa all’Afghanistan, Amnesty International ha accusato l’Unione europea e i suoi Stati Membri di violare le norme di diritto internazionale e di esporre i richiedenti asilo a violazioni dei diritti umani. Stando alle dichiarazioni contenute nel rapporto, pubblicato lo scorso 5 ottobre, il rimpatrio massivo e forzato dei richiedenti asilo provenienti dall’Afghanistan è ancora pericoloso e rischia di mettere a rischio la loro vita.
Attraverso le testimonianze di diverse famiglie afghane costrette a tornare nel proprio Paese di origine, il rapporto sottolinea l’orrore che migliaia di richiedenti asilo hanno vissuto dopo essere stati rimpatriati dall’Europa esattamente nei luoghi da cui erano fuggiti in cerca di protezione. Rapimenti, torture e uccisioni sono solo alcuni tra i rischi più gravi che queste persone corrono dal momento del loro ritorno in Afghanistan.
Dal rapporto della nota ONG emerge che le operazione di rimpatrio forzato hanno riguardato anche minori non accompagnati e minorenni divenuti adulti quando sono arrivati nel continente europeo. Alcuni tra gli intervistati hanno raccontato di essere stati mandati in zone dell’Afghanistan a loro sconosciute. Il rapporto riporta inoltre testimonianze strazianti di cittadini afghani respinti da Germania, Svezia, Olanda e Norvegia che una volta rientrati nel loro Paese di origine hanno rischiato di morire, sono rimasti feriti in attentati o sono oggi costretti a vivere nella costante paura di essere perseguitati per motivi religiosi o a causa del loro orientamento sessuale.

L’accusa di Amnesty International arriva in un momento particolare per i richiedenti asilo dell’Afghanistan. Tra il 2015 e il 2016 il numero di afghani rimpatriati dall’Europa è quasi triplicato, passando da 3.290 a 9.460. Tale aumento, a cui corrisponde una marcata diminuzione delle richieste di asilo accolte dall’Europa (il 33% nel 2016 contro il 60% nel 2015), è il risultato della firma del “Joint Way Forward”, l’accordo concluso dall’Unione europea e le autorità di Kabul per il rimpatrio dei richiedenti asilo afghani.
Il Joint Way Forward, siglato in via ufficiale nella forma di un memorandum di intesa non avente carattere giuridicamente vincolante per le parti contraenti, vuole in realtà rappresentare una vera e propria base giuridica per gestire i rimpatri di richiedenti asilo verso l’Afghanistan. L’accordo riconosce l’Afghanistan come Paese terzo sicuro e vincola le autorità di quest’ultimo a collaborare alle attività di rimpatrio di ben 80.000 richiedenti asilo, compresi i minori non accompagnati, nel breve periodo.
In caso di mancata collaborazione dell’Afghanistan nella gestione dei flussi migratori verso l’Europea, l’Unione europea minaccia di interrompere gli aiuti e i finanziamenti previsti a sostegno del governo di Kabul. Attraverso misure di questo tipo, costruite sul modello dell’accordo tra l’Unione europea e la Turchia siglato il 18 marzo 2016, gli Stati europei intendono fare pressione sui principali Paesi di origine e/o transito di richiedenti asilo, obbligando questi ultimi a cooperare in cambio di aiuti allo sviluppo.

Di fronte all’attuale situazione in cui versa lo Stato afghano, Amnesty International punta dunque il dito contro gli Stati Membri dell’Unione europea, ritenendoli complici di inviare migliaia di richiedenti asilo afghani nelle zone da cui sono fuggiti per paura o timore di essere perseguitati. La politica adottata dagli Stati europei è da considerare tanto sconsiderata quanto illegale, in quanto viola in modo clamoroso il diritto internazionale. Amnesty International lancia dunque un appello all’Europa: porre fine ai rimpatri forzati in Afghanistan e aprire gli occhi di fronte al livello record di violenza e all’evidenza che, ad oggi, nessun luogo dell’Afghanistan può considerarsi sicuro.

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