Algeria: nuove rivendicazioni per il riconoscimento ufficiale della lingua tamazight

Nelle ultime settimane le comunità berbere d’Algeria sono tornate al centro dell’attenzione mediatica per aver riacceso le proteste per il riconoscimento dei propri diritti linguistici e culturali

Le comunità berbere in Algeria stanno chiedendo al governo di stanziare fondi statali per promuovere e preservare la loro lingua e la propria identità culturale. Richieste che hanno provocato incessanti proteste nella regioni settentrionali del Paese, da sempre in prima linea nella lotta per l’affermazione dell’identità culturale berbera.
Le proteste sono iniziate dopo il respingimento di un emendamento alla legge sul bilancio per l’anno 2018 che avrebbe dovuto formalizzare l’insegnamento della lingua tamazight, più comunemente nota come lingua berbera, nelle scuole locali. Si è assistito così ad un vero e proprio sconvolgimento sociale che ha visto come protagoniste in particolare le comunità berbere della regione settentrionale della Cabilia, abitata in prevalenza da comunità berbere.
Centinaia di studenti e attivisti si sono mobilitati contro la decisione che, a loro dire, evidenzierebbe ancora una volta l’ampio rifiuto dello Stato algerino al riconoscimento della lingua e dell’identità dei suoi cittadini berberi. Un approccio che conferma le posizioni del presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, il quale ha sempre rifiutato di stanziare fondi per l’affermazione della lingua berbera come seconda lingua ufficiale dell’Algeria, volendo preservare in tal modo l’identità araba del suo Stato.

In Algeria, tutte le leggi e i decreti posteriori al riconoscimento avvenuto nel 2002 della lingua tamazight come “lingua nazionale” hanno sistematicamente riaffermato il carattere esclusivo dell’arabo come unica lingua ufficiale del Paese. Ciò ha finito per innescare una lotta storica nella regione montuosa della Cabilia, sulla costa settentrionale algerina, dove vive la comunità berbera dei Cabili. Quest’ultima rivendica da sempre la propria integrazione all’interno di un vero processo democratico in Algeria. La regione della Cabilia comprende diverse province, tra cui Tizi Ouzou, Bejaia e Bouira, che da decenni sono al centro della lotta per l’affermazione dell’identità e dei diritti linguistici dei berberi.
Secondo alcuni studiosi, le rivendicazioni per l’affermazione di un’identità berbera hanno costretto l’Algeria a confrontarsi direttamente con alcuni dei principi fondamentali sanciti dalla Costituzione, tra cui l’ideologia arabo-islamica, il monolitismo politico, culturale e linguistico e, infine, l’autoritarismo e la concezione di centralità dello Stato. Al contrario, l’affermazione dei diritti e di un’identità berbera promuoverebbero i valori e principi del pluralismo politico e linguistico, della democrazia, del rispetto dei diritti individuali e collettivi, della giustizia sociale e della decentralizzazione.

Una lotta storica in tutto il Nord Africa

L’ideologia panaraba, caratterizzata da una profonda ostilità verso ciò che inficia l’identificazione alla Umma (comunità dei credenti) e l’appartenenza all’unità araba, conserva posizioni dominanti negli apparati governativi degli Stati nordafricani e nelle cerchie di intellettuali vicini al potere, pur essendo evidente che questa ideologia oggi non costituisce più un orizzonte politico credibile. Ciononostante, la sua capacità di bloccare e nuocere alla rivendicazione berbera non è stata scalfita. Le comunità berbere della regione nordafricana hanno continuato le loro battaglie storiche per l’affermazione della propria identità: è il caso del Marocco, della Libia e della stessa Algeria.
In mancanza di cifre attendibili, si stima tra i 15 e i 50 milioni di persone parlano dialetti di derivazione berbera. La lingua berbera è parlata nelle regioni dell’Africa settentrionale, dell’Africa sub-sahariana e del Mediterraneo.

Nella regione nordafricana, che si tratti di Marocco, Algeria o Libia, la lingua berbera (o lingua tamazight) è storicamente espressione di una identità politica e culturale fortemente consolidata. In Marocco le comunità di lingua berbera costituiscono circa il 38% della popolazione, in Algeria il 30% e in Libia il 23%. Tuttavia, per decenni questi Paesi hanno adottato una politica di forte arabizzazione nell’intento di cancellare, per motivi ideologici, la storia e la cultura delle popolazioni berbere.
Alla fine degli anni ’50, mentre l’Algeria combatteva per la fine del dominio coloniale francese, si verificò una spaccatura tra gli algerini che volevano una società pluralistica che includesse tutti i gruppi etnici e coloro che invece volevano ancorare la nascente nazione algerina al mondo arabo-islamico. Situazioni analoghe si manifestarono anche in altri Paesi della regione nordafricana.
Solo negli anni più recenti, e al prezzo di dure lotte e rivendicazioni talvolta represse nel sangue, i berberi del Marocco e dell’Algeria sono riusciti ad ottenere timide concessioni da parte dei propri governi attraverso un parziale riconoscimento della loro lingua, che è stata inserita come lingua di insegnamento nella scuola pubblica.

Approfittando della situazione di instabilità politica introdotta dalle Primavere arabe, le comunità berbere del Nord Africa hanno intensificato ulteriormente le proprie rivendicazioni. Sulla scia di tali rivendicazioni, la lingua berbera è divenuta seconda lingua ufficiale accanto all’arabo dal 2011 in Marocco e dal 2016 in Algeria.
Le recenti aperture verso il riconoscimento dell’identità e della cultura berbera sembrano tuttavia restare solo sulla carta. Intese a mantenere sotto controllo il malcontento delle comunità berbere in un periodo di sconvolgimento politico e sociale in tutto il Nord Africa, le concessioni si sono tradotte solo raramente in misure concrete.
Le proteste delle comunità berbere che vivono nella regione marocchina del Rif e quelle iniziate nelle ultime settimane nelle regioni settentrionali dell’Algeria dimostrano a pieno titolo quanto, nelle regioni nordafricane, la questione dell’identità berbera sia tutt’altro che vicina ad una soluzione.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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