Algeria: espulsioni forzate di migranti verso Niger e Mali

Le autorità algerine ricorrono alla profilazione razziale per espellere i migranti provenienti dall’Africa Sub-sahariana

Le autorità algerine hanno lanciato un discriminatorio giro di vite che nelle ultime settimane ha portato all’arresto e all’espulsione forzata verso il Niger e il Mali di oltre 2000 migranti provenienti dall’Africa Sub-sahariana. La notizia è stata resa nota da Human Rights Watch e Amnesty International, che hanno più volte denunciato il ricorso delle autorità algerine alla profilazione razziale per espellere i migranti dal proprio territorio

L’ondata di deportazioni forzate è stata lanciata il 22 settembre scorso, quando la polizia algerina ha iniziato ad effettuare arresti arbitrari nella capitale Algeri e nei suoi sobborghi. Gli arresti, condotti su base razziale e senza alcun esame individuale dei documenti, hanno visto coinvolti migranti in possesso di un permesso di soggiorno e che avevano vissuto e lavorato per molto tempo in Algeria, donne in gravidanza, intere famiglie con neonati e minori non accompagnati.
Secondo quanto riportato da Human Rights Watch, i migranti arrestati sarebbero stati deportati massivamente a Zeralda, sobborgo a 30 chilometri da Algeri, e costretti a restare da uno a tre giorni in una struttura sovraffollata, senza materassi né coperte e alimentati a pane e margarina. Trascorso questo periodo, i migranti sarebbero poi stati trasportati in bus, per circa 1900 chilometri, in un campo della gendarmeria di Tamanrasset, nel sud del Paese, per poi essere espulsi sommariamente verso il Niger e il Mali.
Oltre ai migranti provenienti dal Niger e dal Mali, tra gli espulsi vi sarebbero cittadini di altri Paesi dell’Africa Sub-sahariana, in particolare Burkina Faso, Benin, Camerun, Costa d’Avorio e Guinea, tutti allontanati per il loro colore della pelle e ora costretti a trovarsi in un Paese diverso dal loro Paese di origine. Stando alle cifre riportate da Human Rights Watch, sul totale di 3232 migranti espulsi dall’Algeria, sono stati registrati ben 850 bambini, di cui almeno 25 non accompagnati, e 396 donne.

L’ultima ondata di arresti arbitrari ed espulsioni sommarie ha avuto luogo poche settimane dopo che, ad agosto, un migliaio di persone, per lo più nigerine, erano state espulse in Niger. Altri arresti sono avvenuti nelle prime settimane di settembre. Ancora prima, a luglio, Ahmed Ouyahya, divenuto primo ministro dell’Algeria lo scorso agosto, aveva descritto i migranti provenienti dall’Africa Sub-sahariana come “responsabili di crimini, traffici di droga e altri traffici illeciti”. Il Ministro degli Affari esteri Abdelkader Messahel aveva poi dichiarato che il massiccio afflusso di migranti in Algeria era gestito dalla criminalità organizzata. A settembre, il ministro dei Trasporti aveva inoltre emesso un’ordinanza, subito dopo ritirata, per impedire ai migranti irregolari di usare i mezzi pubblici.
A riprova delle crescenti tendenze xenofobe nel Paese, l’opinione pubblica algerina è esplosa sui social media con commenti razzisti, secondo i quali i migranti provenienti dall’Africa Sub-sahariana diffonderebbero l’Hiv e toglierebbero il lavoro agli algerini.

Secondo le norme di diritto internazionale, ogni Stato ha il diritto di controllare le proprie frontiere e di espellere le persone che soggiornano illegalmente all’interno dei propri confini. Nessuno può, tuttavia, essere espulso senza che gli sia data la possibilità di impugnare la decisione di allontanamento. L’espulsione non può comunque avvenire verso Paesi in cui sussiste un rischio reale e fondato di subire gravi violazioni di diritti umani.
L’Algeria è inoltre parte della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei componenti delle loro famiglie. Tale Convenzione vieta le espulsioni collettive dei lavoratori migranti e delle loro famiglie a prescindere dal loro status e prevede che ogni caso di espulsione sia esaminato individualmente. Le espulsioni di massa di cittadini stranieri sono proibite anche dall’articolo 12 della Carta dell’Unione africana dei diritti umani e dei popoli, ratificata dall’Algeria.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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