Ada Colau, sindaco di Barcellona, eroina degli sfrattati e volto del trionfo di Podemos

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Ada Colau sindaco di Barcellona

 Ada Colau la pasionaria di Barcellona

Ada Colau ha saputo mettere insieme vari frammenti della sinistra: Podemos, Izquierda Unida, i rosso-verdi catalani di Icv e altri movimenti cittadini, e salire sullo scranno più alto della seconda città spagnola, Barcellona. Alle elezioni amministrative del 24 maggio ha superato il sindaco uscente, il nazionalista catalano della Ciu Xavier Trias e lanciato una vera rivoluzione democratica.

La sua vittoria in una città governata ininterrottamente per lunghi trent’anni dal Partito Socialista catalano e negli ultimi quattro dai nazionalisti di centrodestra non può che avere il sapore di una vittoria storica, espressione della speranza, della voglia e del desiderio di cambiamento della cittadinanza, che non intende rassegnarsi.

Classe 1974, donna combattente, madre di un bimbo di quattro anni, lontana dalle dinamiche dei partiti tradizionali e da sempre vicino al popolo. Un’ attivista contro la povertà, vissuta in piazza in simbiosi con la protesta, le manifestazioni. Nata nella parte Nord di Barcellona, percorso universitario nella Facoltà di Filosofia dell’Università Statale, negli anni ’90 è scesa per le strade per gridare e protestare contro la guerra del Golfo, le scelte del G8, e contro le politiche post 11 settembre di George W. Bush e le sue guerre in Afghanistan e Iraq.

Colau è diventata famosa grazie alla sua lotta per il diritto alla casa e contro gli sfratti selvaggi delle famiglie spagnole che hanno perso la casa durante la crisi economica nel momento in cui è scoppiata la bolla speculativa immobiliare. Battaglia che ha portato avanti dapprima con il movimento V de Vivenda, poi con la “Piattaforma vittime del mutuo” (Pah, dalla sigla in spa­gnolo) di cui è stata una delle fondatrice nel 2009, nata dalle ceneri del 15M a Bar­cel­lona e dif­fusa in tutto il Paese, grazie alla quale migliaia di persone hanno avuto un tetto occupando le case vuote delle banche.

Sullo sfondo un Paese con una bolla spe­cu­la­tiva immo­bi­liare, dove nel 2005 si sti­mano più di 5 milioni di case vuote, mezzo milione di per­sone sono state but­tate fuori di casa pur man­ten­gono il loro debito con le banche. Per questa sua battaglia, nel cui mirino c’erano le banche, la candidata sindaco a Barcellona è stata tacciata dal centrodestra e dai socialisti di populismo, estremismo e totale mancanza di esperienza politica.

Due anni fa ha presentato al Congresso, a nome dell’Observatorio de Derechos Económicos, Sociales y Culturales e di altri movimenti sociali, un progetto di legge popolare, appoggiata dalle firme di quasi 1,5 milioni di cittadini, per la dilazione dei pagamenti delle rate dei mutui. Proposta poi ritirata visto che i Popolari si apprestavano ad approvarne una versione emendata che tradiva lo spirito originario.

I punti chiave su cui Ada Colau scommette

Democrazia reale, restituendo il potere decisionale in città alla gente. Riconquistare i diritti sociali, mettere un freno agli sfratti casa, aumentare le case popolari e redistribuire la ricchezza della città. Instaurare un’economia giusta. Sapendo la direzione, mettere obiettivi a corto, medio e lungo termine e accumulare piccole vittorie per garantire una grande vittoria. Ampiezza di vedute per dare priorità agli obiettivi.

In particolare cambio dello sviluppo della capitale catalana, basata sempre più negli ultimi decenni sul turismo low-cost, ormai fuori controllo, che vede un concentrato nel centro storico di alberghi e appartamenti vacanze i quali hanno fatto alzare alle stelle i prezzi per i residenti, costringendo in molti ad abbandonare il centro.

Politica trasparente, democratica e lotta alla corruzione, che in Catalogna come nel resto della Spagna ha travolto in modo trasversale la classe politica. Lotta ai privilegi: Colau ha promesso di ridursi il suo stipendio a 2.200 euro al mese (contro i 12mila del precedente), di abolire le auto blu e le spese di cerimoniale, e di mettere online i resoconti di tutte le riunioni per garantire la massima trasparenza. Cambio della politica dal basso attraverso il municipalismo.

Programma aperto, che non si chiude mai, che dovrà essere continuamente integrato dai cittadini che continuano a essere protagonisti partecipando al processo decisionale (la sola stesura del programma ha coinvolto 5000 persone e prodotto 2000 proposte raccolte dai gruppi di quartiere). Quando verranno applicate le misure, dovranno essere valutate e se non funzionano cambiarle.

Le sue prime azioni da sindaco saranno quelle di “parlare con le banche che vorranno collaborare e trovare appartamenti vuoti per affitti sociali“, minacciando multe per gli istituti di credito che li continueranno a tenere sfitti.

La rivoluzione è iniziata, e la Spagna si avvia a diventare un grande laboratorio della politica europea. Segno che anche la gente con meno potere e più marginalizzata della società, solo perché meno abbiente, se non si arrende e si unisce può, con un valido leader come Ada Colau , muovere montagne.

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