Accordo energetico tra Arabia Saudita e Russia: quali i vantaggi per le due potenze?

L’accordo di produzione petrolifera dell’Arabia Saudita con la Russia potrebbe diventare il fondamento di una più ampia rete di relazioni bilaterali in grado di ridurre progressivamente l’influenza americana in Medio Oriente

Lo scorso 14 febbraio, Russia e Arabia Saudita hanno firmato un memorandum di intesa sulla cooperazione energetica destinato a trasformarmi in un vero e proprio accordo energetico nel 2019. Secondo quanto reso noto dall’agenzia stampa russa Sputnik, il documento è stato sottoscritto a Riad dal ministro dell’energia russo Aleksander Novak e dal suo omologo saudita Khalil al-Falih, al termine del secondo incontro del gruppo di lavoro russo-saudita sulla cooperazione energetica.
L’accordo di riduzione della produzione petrolifera concluso tra le due principali nazioni produttrici di greggio del mondo è stato inizialmente pensato per sostenere i prezzi del petrolio al fine di contrastare la situazione di iperofferta innescata a metà del 2014 dall’aumento della produzione statunitense.

La partnership con l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC), guidata dall’Arabia Saudita, e la Russia arriva in un momento di profonda rilevanza strategica per il governo di Riad. L’Arabia Saudita vuole trasformarsi in un Paese dotato di un’economia sempre più diversificata. A questo proposito, il principe ereditario Mohamed ben Salman sta guidando Vision 2030, un programma di riforma volto a modernizzare il Paese e sviluppare nuovi posti di lavoro in settori come la tecnologia, l’intrattenimento e il turismo.
Il memorandum di intesa potrebbe rappresentare il fondamento per un rapporto più ampio tra i due Paesi. Putin sembra infatti aver compreso l’opportunità che una tale mossa economica possa concedergli per rafforzare la propria influenza in Medio Oriente. La partnership con l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) potrebbe offrire al governo di Mosca l’opportunità di intensificare i propri interessi geo-strategici in Medio Oriente, proprio mentre l’influenza degli Stati Uniti sembra essere in continua diminuzione.

Nel corso degli ultimi anni, la Russia di Putin ha stretto solide relazioni con diverse potenze in Medio Oriente. Alcuni esperti di geopolitica hanno spesso sottolineato che la Russia rappresenta in questo momento storico l’unica potenza in grado di trattare con tutti gli attori dello scacchiere mediorientale, tra cui Israele, l’Iran, la Siria e persino Hamas e Hezbollah. Ciò offre al governo di Mosca il vantaggio di poter sfruttare tali relazioni a proprio favore, garantendosi così un discreto margine di manovra nell’intera regione. Diversa è, in questo senso, la posizione degli Stati Uniti, Questi ultimi hanno relazioni sempre più fredde con l’Iran e sono in totale disaccordo con la Siria di Bashar al-Assad.
Dal canto suo, l’Arabia Saudita potrebbe sfruttare l’avvicinamento alla Russia per contenere le mire espansionistiche dell’Iran chiedendo proprio al governo di Mosca di fare pressione sull’alleato iraniano, che si trova schierato sul fronte opposto all’Arabia Saudita nella guerra per procura in Yemen e che preoccupa le potenze vicine per la sua politica di sviluppo delle armi nucleari.

La famiglia reale saudita sembra aver compreso perfettamente che la Russia sta guadagnando molto terreno in Medio Oriente a discapito degli Stati Uniti. Questi ultimi hanno lasciato un vuoto nella regione in seguito al cambio di strategia in politica estera voluto dall’amministrazione Trump.
Durante gli ultimi 5 anni, la presenza americana in Medio Oriente è andata ridimensionandosi progressivamente. La ragione di questo ritiro, e più in generale di un abbandono della tradizionale politica di George W. Bush di interventismo missionario al fine di promuovere la democrazia nel mondo, sembra derivare dalla presa di coscienza, avvenuta già durante gli ultimi anni del mandato di Obama, che l’orientamento interventista della politica estera americana, il cui apice è stato raggiunto nel 2003 con il fallimentare intervento militare in Iraq, abbia indebolito gli Stati Uniti e macchiato la loro immagine di superpotenza globale.
Il vuoto creato dagli Stati Uniti ha favorito il rapido inserimento dell’Iran nella regione. Preoccupata dal crescente ruolo della Repubblica Islamica, l’Arabia Saudita si è dunque trovata costretta a ricercare nuove alleanze. La partnership energetica con la Russia potrebbe dunque rappresentare un punto di inizio per un’alleanza strategica in grado di estendersi anche ad altri ambiti. Alcuni esperti sauditi hanno affermato che questo avvicinamento non è da intendersi come una mera relazione energetica, ma va concepito come una relazione politica strategica nata nella forma di un accordo energetico.

In conclusione, la partnership energetica russo-saudita costituisce una grande occasione per la famiglia reale saudita sia dal punto di vista strettamente economico sia da quello geopolitico. Nel tentativo di assicurarsi un’amicizia con la Russia al fine di limitare l’influenza iraniana nella regione, l’Arabia Saudita continua ad essere il principale alleato degli Stati Uniti in Medio Oriente e il portavoce degli interessi americani nella regione. Forte della consapevolezza che l’alleanza americano-saudita è una necessità imprescindibile per l’amministrazione statunitense, l’Arabia Saudita sta semplicemente guardando altrove al fine di centrare gli obiettivi di politica economica e diversificare le proprie alleanze in chiave anti-iraniana.

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Luigi Limone

Mi chiamo Luigi Limone. Sono laureato in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Specializzato in geopolitica e relazioni internazionali del Medio Oriente, nutro un interesse particolare per le dinamiche geopolitiche e socio-culturali che riguardano la regione euro-mediterranea.

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