11 SETTEMBRE 2014: la politica internazionale continua ad andare per il suo corso

 

 Torri_di_luce.
Torri di luce New York

11 settembre. E’ il tempo di fare i conti con la paura, con il terrore.

Quello suscitato nel 2001, quando Al-Qaida con il suo attacco di brutale e vigliacca violenza alle Torri gemelle di New York, cambia per sempre la storia dell’America, e  forse del mondo intero.

Le immagini di quegli schianti, che riportavano fiamme, polvere, poi persone che si lanciavano nel vuoto, visi stravolti e disorientati, carichi di tensione e di terrore, fanno accapponare ancora oggi la pelle. Da quel momento, con forza, quelle immagini, pur se viste davanti ad uno schermo tv, fanno parte dell’ immaginario collettivo della razza umana. Immagini che  hanno fatto uno squarcio  nel nostro inconscio e riaffiorano ogni volta che si presentano davanti ai nostri occhi scene  devastanti causati da attacchi terroristici, che ci fa sentire impotenti, disarmati, di fronte alla ferocia e crudeltà  del fondamentalismo islamico.

Per diverso tempo tutti si sono sentiti americani.

L’America (dream, il rock’n roll, i film western, il Vietnam, l’Iraq, ecc.) ha avuto sempre una tale forza di auto-rappresentazione, di proiezione della sua immagine nel mondo, che un attacco terroristico di tale portata, è diventato subito una sorta di icona universale, simbolo del male assoluto.

11 settembre significa anche avere una ferita aperta. Quasi 3000 civili inermi perdono la vita, ma alla tragedia si innesca da quel momento in poi una devastante paura che ha albergato per mesi e per anni nelle menti di milioni di americani, che forse per la prima volta hanno avuto contezza della vulnerabilità della sicurezza che il proprio paese poteva garantirgli, e la percezione che il dominio globale degli Sati Uniti iniziava a scricchiolare.

A distanza di 13 anni, quasi un americano su due, il 47%, è convinto che il suo Paese sia meno sicuro di quanto non fosse prima dell’11 settembre: lo rivela un nuovo sondaggio Wall Street Journal/Nbc.

New York resterà un obiettivo per eventuali attacchi terroristici. ”Eravamo il target numero uno un anno fa, lo eravamo anche prima. Non mi attendo che questo possa cambiare sotto di me”. Lo afferma il sindaco di New York, Bill De Blasio, in un’intervista all’Associated Press, in occasione dell’anniversario dell’ 11 settembre.

L’11 settembre, con i suoi attentati, che significato geopolitico ha avuto nel mondo ?

Da una profonda ed equilibrata riflessione emerge che dagli eventi dell’11 settembre, il mondo è cambiato, ma non per via dell’11 settembre. Anzi, nonostante tutta l’enfasi che i media pongono sulla centralità di quei momenti, gli sviluppi di questi 13 anni indicano chiaramente un’altra strada: il mondo non è cambiato nelle sue dinamiche strutturali.

Prima dell’11 settembre, il dibattito strategico statunitense si fondava su tre questioni: egemonia americana, bilancio della difesa USA e ascesa della Cina. Dopo 13 anni il dibattito verte sulle stesse questioni, perché per quanto il terrorismo abbia tanti effetti, ma non può cambiare, se non limitatamente, i rapporti di forza a livello internazionale.

Per completezza va detto che il  mondo era già profondamente cambiato a partire dal 1989-91, con il crollo del muro di Berlino nel 1989, il collasso dell’Urss nel 1991 e la conseguente fine dell’ordine bipolare che ha provocato l’interruzione della glaciazione geopolitica dell’intero pianeta. Questi eventi hanno trasformato per sempre il mondo e le nostre vite. Da quel momento le ideologie sono tramontate e la storia ha continuato  il suo corso, riprendendo delle vecchie idee, ossia l’idea di nazione, di religione, di popolo, riadattate al nuovo scenario delineatosi.

Il mondo è cambiato, certo. Ma non per via del terrorismo legato all’11 settembre. Tale evento è stato quasi risucchiato da un cambiamento già in corso di un’era storica e politica.

Gli Stati Uniti sono andati in Iraq, in Afghanistan, hanno ribaltato il regime di Gheddafi, stanno combattendo Al-Qaeda in tanti Paesi, e  il nuovo e feroce gruppo terroristico dell’ISIS  in Iraq. Ma tutto ciò non ha cambiato significativamente  la geopolitica mondiale.

La grande differenza tra l’11 settembre 2001 e l’11 settembre 2014 non l’ha fatta Al-Qaeda.

La differenza è data dal fatto che oggi la Cina sta emergendo in modo inarrestabile come superpotenza rivale degli Stati Uniti, e si flette i muscoli in tutti i modi. Poi si stanno affacciando all’orizzonte: India, Russia, e Brasile che hanno economie grandi, flussi finanziari imponenti, bilanci della difesa crescenti.

A chi pensa che la Cina possa diventare padrona del mondo, va detto che agli Stati Uniti sono state abbattute le Torri gemelle, ma la superiorità navale, aerea e spaziale statunitense, unita alle capacità dello US Army e dello US Marine Corps, non è stata intaccata. Gli Stati Uniti continuano a spendere grandi risorse in portaerei, sottomarini, carri armati, e missili.

Lo scenario che possiamo, almeno per ora, solo immaginare fra qualche decennio potrebbe essere, per la gestione del mondo, quello di un convivenza pacifica tra gli Stati Uniti e la Cina in simbiosi geopolitica con India, Russia e Brasile.

Un dato decisivo, che plasmerà questi possibili scenari dello scacchiere mondiale, è l’egemonia americana. Se sarà forte, il mondo continuerà ad essere unipolare, stabile e pacifico. Se al contrario sarà debole, come sta accadendo negli ultimi anni, ci ritroveremo in un mondo totalmente diverso, forse più  instabile.

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